Scuola di politiche, i giovani a lezione di 'lavoro' dai big - DIRE.it

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Scuola di politiche, i giovani a lezione di ‘lavoro’ dai big

BOLOGNA – Per circa 220 giovani tra i 18 e 30 anni è iniziata ieri a Cesenatico la Summer School organizzata da ‘Scuola di Politiche’, associazione fondata da Enrico Letta. Per i ragazzi, l’opportunità di confrontarsi direttamente con alcuni tra i protagonisti della scena italiana ed europea su alcuni passaggi che hanno fatto e segnato la storia recente, cercando di trarne le lezioni, su quelli che li aspettano da qui al 2028.

Quali protagonisti? Eccone alcuni: Joaquin Almunia, Piero Angela, Domenico Arcuri, Serena Bortone, Marco Damilano, Luca De Meo, Amalia Ercoli-Finzi, Giovanni Floris, Renzo Gattegna, Alessandra Ghisleri, Enrico Giovannini, Marc Lazar, Tonia Mastrobuoni, Enrico Mentana, Paolo Pagliaro, Corrado Passera, Emma Petitti, Paolo Rumiz, Luca Visentini.

“Il moto irresistibile della Storia” è il titolo della terza edizione della summer school, titolo tratto dalle parole con cui Aldo Moro descriveva gli eventi del 1968, anno che segnò un mutamento profondissimo della società occidentale.

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LETTA AI SUOI STUDENTI: PENSATE L’IMPENSABILE PER FUTURO

Nessuno avrebbe “mai immaginato che il 60% degli italiani potesse sostenere il Governo M5s-Lega”. Così Enrico Letta commenta i grandi cambiamenti che hanno toccato i governi mondiali nel giro di cinque anni, nel corso di un’intervista-maratona insieme a Enrico Mentana, in occasione della Summer School della Scuola di Politiche, il corso di alta formazione di cui è il direttore. L’ex presidente del Consiglio invita gli studenti in sala a fare un esercizio. “Immaginiamo di tornare a quattro, cinque anni fa- inizia Letta- sono sicuro che nessuno avrebbe mai immaginato che un miliardario come Trump potesse diventare presidente degli Stati Uniti, che in Francia potesse vincere Macron o che in Inghilterra vincesse la Brexit”. Tra questi cambiamenti Letta parla anche dell’attuale Governo italiano. Per lui “nei principali Paesi europei è accaduto l’impensabile”. Ma è su queste nuove tendenze che “dobbiamo pensare l’impensabile come una nuova modalità per costruire il futuro”. Letta si scaglia contro il “continuismo dei partiti che hanno perso le elezioni”. Per lui è necessario “prendere quest’esperienza come esempio e pensare che la radicalità dei pensieri sarà il nostro futuro” per ripartire e invita i ragazzi a “pensare l’impensabile”.


UE. ALMUNIA: ALLE PROSSIME ELEZIONI SPERO VINCANO DEMOCRATICI

Le prossime elezioni europee “ruoteranno attorno alla dicotomia tra sostenitori dell’integrazione e della democrazia” e “populisti, xenofobi, nazionalisti ed escludenti, antieuropei”. A sostenerlo è Joaquin Almunia, ex commissiario Ue agli affari economici, invitato a analizzare la situazione attuale europea dieci anni dopo lo scoppio della crisi economica del 2008, in occasione della Summer School della Scuola di Politiche che si sta svolgendo a Cesenatico. In particolare, “i populisti cercano di massacrare l’integrazione europea per come la conosciamo- incalza il politico- calpestando i valori europei, smettendo di rispettare i diritti umani e maltrattando i migranti, lanciando proposte totalmente erronee e dati falsificati per cercare di confondere l’opinione pubblica”. Almunia, dunque, si augura che “i democratici europei, riescano a mantenere una maggioranza chiara” e che quindi “non si materializzi un Parlamento antieuropeo”. Per progredire infatti, l’Europa deve “mettersi al lavoro, prendere decisioni, superare gli egoismi nazionali e superare le posizioni contrarie agli accordi”, continua Almunia. Per l’ex commissario “il futuro dipende dal fatto che l’Unione europea continui a coltivare questi valori irrinunciabili della democrazia”. Per questo il consiglio che lascia agli studenti della Scuola di Politiche è “che apprendano dagli errori compiuti dalla società che la sua generazione gli sta lasciando così da capire l’importanza dell’integrazione europea”.

Una nuova crisi economica? “Non sappiamo dove e quando, ma siamo sicuri che ci sarà, lo insegna la storia del capitalismo, sostiene Almunia. Dieci anni dopo il fallimento della Lehman Brothers, la banca americana che simbolicamente indica il punto di partenza della crisi poi dilagata anche nel vecchio continente, la situazione economica dell’Unione europea è migliorata. Infatti, per Almunia è “adesso che l’Ue non è in crisi che deve avere forte la memoria” dell’ultimo decennio e sulla base di questo però “prendere delle decisioni”. Per Almunia infatti “sembra che i governi e i leader europei quando non sono in emergenza siano più cauti nel prendere decisioni”.


PASSERA A SUMMER SCHOOL CESENATICO: IMPARARE DA CRISI 2008

“Dalla crisi del 2008, come mondo, abbiamo capito che, come minimo, l’eccesso di debito crea problemi. La grande crisi è partita dagli Stati Uniti e si è diffusa in tutto il mondo e ha avuto conseguenze non solo economiche, perché se noi oggi abbiamo questo grande malessere sociale e negatività nei confronti delle classi dirigenti è anche perché c’è stata quella crisi che ha dimostrato tutti i limiti della turbo-finanza, del liberalismo estremo e anche il modo in cui è stata gestita non ha soddisfatto la generale. Debito avevamo e debito abbiamo, malessere avevamo e malessere abbiamo, diseguaglianza di reddito e di ricchezza avevamo e continuiamo ad avere. L’Europa si è data degli strumenti, così come gli Stati Uniti, hanno reso le banche più forti, obbligandole ad avere meccanismi di garanzia più forti, però se non stiamo attenti, quel tipo di bolla finanziaria, che poi ha causato i problemi dieci anni fa, è ancora sotto la cenere. Parte del debito è passato dal privato al pubblico, parte del debito è passata dalla parte regolata dell’industria. E’ molto importante riguardare all’esperienza di dieci anni fa per evitare che ci ricadiamo dentro”. Lo dice Corrado Passera, a margine della Summer School della Scuola di Politiche a Cesenatico a proposito dell’anniverario dell’annuncio del fallimento di Lehman Brothers, avvenuto il 15 settembre di dieci anni fa.

“Noi siamo un Paese che ha 800 miliardi di spesa pubblica e, se è ragionevole non aumentarla con deficit, è altrettanto ragionevole porsi l’obiettivo di avere più investimenti e meno consumi. Se la prossima legge di stabilità dovesse richiedere all’Europa una flessibilità maggiore, io spero che sia per fare investimenti, per aumentare il potenziale di crescita del Paese e poi io mi aspetto dall’Europa e la volontà che abbia il coraggio di mettere investimenti in quattro cose che sono fondamentali per il futuro: infrastrutture, innovazione e ricerca, formazione ed education e difesa- dice Corrado Passera- Difesa propria dell’Europa che, se aspira ad essere una grande potenza, deve essere anche una costruzione politica e difendibile. Una difesa autonoma potrebbe evitare di essere il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Nessun singolo Paese può giocarsela a livello globale. L’Europa unita politicamente, può giocarsela a livello globale”.


GOVERNO. LAZAR: M5S E LEGA AVRANNO LUNGA VITA GRAZIE A POPULISMO

Le elezioni europee “saranno cruciali per il futuro della politica” conosciuta fino ad ora. A sostenerlo e’ Marc Lazar, storico e sociologo francese, intervistato da Enrico Letta nel corso della Summer School 2018 della Scuola di Politiche, che si sta svolgendo a Cesenatico.
Letta chiede allo studioso quale sara’ l’alternativa al governo giallo-verde italiano e come immagina il futuro del Partito Democratico. Sono due gli elementi da tenere in considerazione per Lazar: “Chi e’ per l’Europa unita e chi e’ contro questa, e cosi’ i confini tra i partiti cambieranno”. Il secondo elemento e’ la domanda “che tipo di democrazia vogliono gli italiani?”. Perche’ per il sociologo “il rischio e’ che la popolocrazia (titolo del suo ultimo libro, ndr) possa trasformarsi in un altro tipo di democrazia: quella illiberale”. Per lui “da una parte c’e’ una situazione di liberali non piu’ democratici che non prendono piu’ in considerazione il popolo; dall’altra invece ci sono i populisti che si dicono democratici e non sono liberali”. Ma “M5s e Lega andranno sempre cosi’ d’accordo?”, domanda uno degli studenti in platea. “I due partiti divergono su moltissimi temi, dalle aspettative elettorali agli stessi elettori, ma c’e’ un elemento chiave che gli permette di tornare sempre forti: l’affermazione della sovranita’ nazionale”. Un filo rosso, questo, che secondo Lazar sara’ motivo di lunga vita per la nuova coalizione di Governo e che in piu’ “e’ l’elemento chiave dei populisti”.


BOTTA E RISPOSTA TRA GIOVANNI FLORIS E I RAGAZZI

In Italia “la priorità non è capire le cose, ma lo è lamentarsi di quello che succede senza mai andare avanti”. Così Giovanni Floris, giornalista e conduttore di “DiMartedì”, inizia il suo intervento al Teatro Comunale di Cesenatico in occasione della Summer School della Scuola di Politiche.
Il conduttore spiega che “se il nostro Paese si rivede in determinati politici” non è colpa “dei pochi titolo di studio” ma è invece colpa di chi li ascolta e li segue. “Credo che il Paese chieda poco alla politica, cioè gli chiede di lamentarsi allo stesso modo in cui lo fa lui ma non gli chiede di risolvere i problemi”.

Rispondendo a una domanda di uno studente Floris spiega che “il movimento 5 stelle non è così diverso da Renzi” perché in realtà l’esigenza del Paese non è trovare soluzioni ma “convincersi che ci sia qualcuno che con una scorciatoia ti tira fuori dai guai”. Secondo il giornalista di La7 quindi “per recuperare l’elettorato bisogna partire della nuove generazioni, ma fin dalle scuole elementari”. Infatti per Floris “ridare valore all’elemento intellettuale e quindi a professori, è l’unico modo per riprendere in mano la matassa”.

In Italia lo studio non ha più valore, ma “si misura soltanto sulla base del compenso a cui potrebbe portarti avere una certa laurea”. Il conduttore attacca anche il modello dell’alternanza scuola-lavoro. È un “concetto sbagliato quello che scuola e lavoro si possano alternare. Dal mio punto di vista la scuola è superiore al lavoro perché insegna a muoversi e a stare al mondo”.

Sul palco lo raggiunge anche Enrico Letta, direttore della Scuola di Politiche, che gli chiede in che modo è cambiato il modo di fare talk show negli ultimi tre, quattro anni. “Oggi lo spettatore non si immedesima più nella classe politica”, anzi, la vota proprio perché non la conosce. Quindi a DiMartedì lo spettatore deve poter sentire parlare i politici, “non perché li stimi ma proprio perché non li conosce”. Oggi la gente “vuole conoscere la singola persona perché non si immedesima più nel gruppo politico”, spiega il conduttore. Floris aggiunge che, ad esempio, “Conte in Italia ha un gradimento del 60% perché nessuno lo conosce” e che un’intervista al Presidente del Consiglio sarebbe la più vincente oggi, giornalisticamente parlando.


SCUOLA DI POLITICHE, A LEZIONE DI ‘LAVORO’ DAI BIG

Come dovrà essere il professionista del futuro? Deve partire dall’innovazione, saper essere organizzato, senza però dimenticare la cultura. È quanto emerso dalla mattinata che i ragazzi della Scuola di Politiche, il corso di alta formazione rivolto a ragazzi da tutte le parti d’Italia diretto e fondato da Enrico Letta quattro anni, hanno trascorso insieme ad alcuni responsabili delle risorse umane di aziende italiane.

Tra questi anche Ernesto Martinelli, hr dell’Hitachi e Guido Stratta, hr Enel che, all’interno del Job Matching Project della Summer School 2018, hanno parlato dei profili professionali attesi nel futuro a breve termine, da uno a cinque anni.

Gli amministratori mettono alla prova i ragazzi della Scuola di Politiche raccogliendo le loro passioni e le loro idee sui possibili ‘new jobs’ del futuro. Il tema principale è quello dell’innovazione, che come ricorda Martinelli è “il core theme attuale nel dibattito industriale, aziendale e sociale”. Ma si è parlato anche di cultura e di professioni legate alla comunicazione, la filosofia e alla sceneggiatura. Poi, come ricorda Stratta “il fattore tempo uccide qualsiasi tecnicale, spiazza tutti i sistemi educativi e formativi” e per questo cambiano anche le nuove frontiere di colloquio. Il nuovo modello è quello dell”elevator pitch’: una conversazione con la quale in soli tre minuti si dovrà convincere il proprio interlocutore a ‘farsi assumere’.

Massima importanza a “descrizioni chiare e sintetiche ma mirate e personali”, aggiunge Stratta. Un imperativo tra i consigli dei responsabili alle risorse umane è quello di toccare più temi possibili. Sono Riccardo Meloni, direttore hr e sviluppo Tim, e Pierangelo Scappini, responsabile risorse umane e organizzazione di Poste Italiane che parlano con i ragazzi dell’intelligenza nell’organizzazione e del fatto che “le competenze specifiche senza organizzazione portano al fallimento”. Riflettono infatti Meloni e Scappini su come le tecnologie “non genereranno perdita di posti di lavoro” ma anzi, “coadiuveranno il processo di creazione di nuove posizioni”.


LETTA: GIOVANI INSEGNANO COME AVERE ISTITUZIONI PIU’ FRIENDLY

Occorre “trasformare le Istituzioni in un luogo accogliente, non di scontro continuo. Un luogo dove si possa effettivamente, insieme, fare le cose”. Si apre a Cesenatico, in provincia di Forli’-Cesena, la summer school di Scuola di politiche, nata da un’idea di Enrico Letta. E l’ex presidente del Consiglio, prima di entrare nel teatro comunale gremito di giovani, sottolinea che “le istituzioni sono decisamente invecchiate. Il lavoro qui dentro serve anche a capire come renderle piu’ accoglienti”.

Letta ha fiducia nella generazione dei 20-25 anni, “e’ quella da cui ripartire. È una generazione straordinaria e lavorare  con loro e’ un grande privilegio. Sto imparando molto- aggiunge- e bisogna stare loro vicino, aiutarli, dare loro gli strumenti per crescere liberamente”.

Certo, prosegue la formazione serve ma non basta. Sono necessari anche “tanti investimenti. Sara’ una generazione- conclude Letta- che dara’ tanto al nostro Paese. Occorre vedere quanta fiducia hanno nel futuro, nella politica, nelle istituzioni “.

“Nella politica attuale- conferma Letta- tutti pensano di essere unici e insostituibili. Invece la storia ci insegna che per fare del bene al nostro Paese bisogna avere il senso del testimone che si passa, bisogna mettere il proprio ego in secondo piano rispetto agli interessi delle persone”.

E insiste: “Noi dobbiamo prendere il testimone e cederlo a qualcuno dopo di noi, questo è il senso della vita. Se lo perdiamo, perdiamo il senso della storia, che è riconnettere presente, passato e futuro. Oggi più che mai questo è il messaggio da trasmettere ai giovani”.




DUE GIORNI DEDICATI ALLA STORIA

A Cesenatico si parlerà e ci si confronterà sui grandi stravolgimenti della storia avvenuti negli “anni-8”, dalla fine della Prima Guerra mondiale (1918), alle leggi razziali (1938), all’assassinio di Aldo Moro (1978). Il focus sarà sul passaggio 2008-2018-2028, a partire dall’analisi di quanto accaduto 10 anni fa, in quel 15 settembre 2008 nel quale Lehman Brothers annunciò il proprio fallimento, innescando una crisi che stenta ancora a definirsi superata.

Si affronteranno poi gli anni di crisi di tutte le certezze (democrazia rappresentativa, libero mercato, progresso tecnologico, autorevolezza della scienza, multilateralismo, integrazione europea) e si aprirà lo sguardo sulla “storia del futuro”, simboleggiato dal 2028.

Come nelle precedenti edizioni, la Summer School sarà occasione per incontri, dibattiti, workshop. “Nel profondo, è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della Storia. Di contro a sconcertanti e, forse, transitorie esperienze c’è quello che solo vale e al quale bisogna inchinarsi, un modo nuovo di essere nella condizione umana”: con queste parole, nel novembre 1968, Aldo Moro descriveva gli eventi dell’anno che segnò un mutamento profondo della società occidentale.

E dalla Summer school spiegano: la scelta è caduta su queste parole “non solo perché la figura di Aldo Moro evoca di per sé la vicenda della nostra ‘democrazia difficile’ e della sua crisi, manifestatasi -a dieci anni da quel discorso -nel tragico epilogo della sua vicenda umana”, ma anche perchè “ora come allora -e come in altri ‘anni-8’ -sentiamo di essere alla fine di una ‘età dell’oro delle certezze’.

Nel mezzo di questo passaggio epocale sono necessari da un lato la bussola della storia, e dall’altro un approccio analogo a quello di Moro al ’68: gli attori politici e i cittadini attivi devono misurarsi con la realtà dei cambiamenti in atto, per cercare di immettervi i propri valori, la propria visione delle cose. Per cercare di forgiare il futuro”. E “formare il futuro” è appunto la missione della Scuola di politiche fondata da Enrico Letta, “con gli occhi e le speranze dei ventenni di oggi”.

12 settembre 2018
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