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Uragano Irma, il racconto di Susana: “Chiusi in casa a Miami, con il ghiaccio e con le app”

ROMA – “Le autorità ci hanno tenuto costantemente al corrente della situazione, sia in tv che per radio. Qualche giorno fa poi ho scaricato un paio di applicazioni per lo smartphone, con cui ho potuto seguire in streaming ‘The Weather channel’ (un’emittente statunitense dedicata alle previsioni metereologiche, ndr) e quello che accadeva nella contea di Palm Beach a Miami: quest’app è molto buona perché ha permesso alle persone di vedere se la loro casa si trovava in una delle zone in cui le autorità hanno disposto le evacuazioni”.

Susana Diaz vive a Palm Beach col fidanzato. Sono una coppia giovane e non hanno ancora figli. Contattata dalla DIRE telefonicamente tra varie difficoltà, racconta di essere alle prese da venerdì con gli effetti devastanti dell’uragano Irma, oggi declassato a tempesta tropicale e diretta verso la Georgia.

“A Palm Beach – prosegue Susana – per 48 ore, sabato e domenica, non siamo potuti uscire di casa. Poi è stato emesso il coprifuoco dalle 19 alle 5 del mattino, che è durato fino a stamani”.

Avete avuto problemi? “Noi no” risponde, spiegando di essersi barricata in casa col fidanzato, “ma non c’è benzina da nessuna parte, ne’ internet o corrente per ricaricare i cellulari… e i condizionatori non funzionano, e si muore dal caldo. I supermercati sono rimasti chiusi, ma noi avevamo fatto scorte di acqua e cibo. So che uno stamattina ha riaperto, ci andrò, almeno per prendere il ghiaccio per tenere fresche le bevande”.

“In casa- aggiunge- viviamo in un condominio di villette a schiera, abbiamo montato finestre speciali, costruite apposta per resistere all’impatto degli uragani, quindi non abbiamo dovuto fare molto per metterci al sicuro. Abbiamo solo rinforzato la porta di ingresso con tavole di compensato. Alcuni nostri vicini hanno inchiodate le tavole anche a tutte le finestre, altri invece hanno solo chiuso le persiane. Ma qui attorno ci sono tanti centri che accolgono le famiglie evacuate dalle case, soprattutto da quelle vicino al mare”.

Susana prosegue: “Per le strade ci sono tanti alberi a terra, recinsioni divelte, mentre oltre cinque milioni di persone sono rimaste senza corrente. Ho visto gli operai della Florida Power Light (l’azienda per l’elettricità locale, ndr) lavorare in strada per ripristinare la corrente. In alcune zone ci vorranno settimane”.

Il blackout infatti non è del tutto finito: il ‘Washington Post’ ha riferito che in Florida il 45 per cento della popolazione è ancora priva di corrente, e le milioni di persone che hanno lasciato le proprie case per mettersi al sicuro altrove potrebbero non essere in grado di rientrare prima di qualche settimana: l’elettricità serve a far funzionare i depuratori per l’acqua potabile e i sistemi igienico-sanitari, nonché per l’approvvigionamento di gas e carburante.

“L’energia elettrica serve praticamente a tutto”, ha spiegato Christopher Krebs, il segretario per il dipartimento Manutenzione delle infrastrutture presso il ministero della Sicurezza interna.

Ci vorrà un po’ per tornare alla normalità, ma “è probabile che le scuole riapriranno domani. Comunque non so cosa accadrà oggi”, conclude Susana.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

12 settembre 2017

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