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Myanmar: la crisi Rohingya al consiglio Onu, ma la Cina frena

Rohingya


ROMA – Il Consiglio di sicurezza Onu oggi si riunisce a New York, per discutere della crisi che sta coinvolgendo la minoranza dei rohingya: oltre 300mila persone, secondo stime delle Nazioni Unite, hanno dovuto lasciare i propri villaggi in Myanmar per le violenze scoppiate a fine agosto e vivono in grande precarietà.

L’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani ha già denunciato ieri una “pulizia etnica” in corso in Myanmar contro i rohingya, una comunità musulmana, e la riunione è stata calendarizzata su sollecitazione di Regno Unito e Svezia.

Anche la Malesia si sta rendendo parte attiva nel risolvere la crisi. Atterrato ieri a Washington per incontrare il presidente Donald Trump, in occasione del 60esimo anniversario dell’avvio dei rapporti bilaterali, il primo ministro della Malesia Najib Tun Razak potrebbe cogliere l’occasione per lanciare un appello alle Nazioni Unite affinché si adoperino per porre fine alle violenze di cui sono vittime i rohingya.

“Prima di questa crisi le ong erano già operative sul campo, ma i nuovi flussi di profughi rohingya stanno letteralmente sommergendo i servizi”: è il quadro fornito da Robert Watkins, il coordinatore Onu in Bangladesh, il quale ha inoltre avvertito che l’ondata di esuli “non accenna ad arrestarsi”.

Ma la Cina fa delle resistenze, tutt’altro che favorevole a portare in sede Onu tale questione. Il portavoce del ministero degli Esteri stamani da Pechino ha già lanciato un messaggio di sostegno al governo di Aung San Suu Kyi, criticato in questi giorni poiché giudicato troppo inerte rispetto alla crisi: “Appoggiamo gli sforzi delle autorità birmane per preservare la stabilità” nell’ovest del Paese, e così dovrebbe fare anche “la comunità internazionale”, per “il bene del suo sviluppo nazionale”.

Oltre a un intervento umanitario annunciato lunedì dalla Malesia, anche il Qatar si sta mobilitando: è di ieri la notizia di un accordo di cooperazione siglato tra il Qatar Charity e l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), che consiste in 500mila dollari per finanziare 420 alloggi temporanei in Myanmar, nelle regioni dove si concentrano i rohingya, e che permetteranno di aiutare 2100 persone per i prossimi sei mesi.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

12 settembre 2017

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