Lazio

Il rugby oltre le sbarre, in meta per il reinserimento

rugby2ROMA – I Bisonti scendono in campo pochi minuti dopo le 13, sulla terra nera bollente marcata dalle linee bianche. Di fronte, nell’amichevole che anticipa il via alla stagione 2016/2017, il XV dell’università Luiss di Roma. E’ qui, nella casa circondariale di Frosinone, che sport e sociale si incontrano ancora una volta grazie al ‘Progetto carceri’ della Federazione italiana rugby, l’iniziativa che vede oggi tre club collegati ad altrettante carceri partecipare regolarmente al campionato di serie C: i Bisonti a Frosinone, La Drola a Torino e La Dozza a Bologna. Due i concetti chiave: il recupero e poi il reinserimento sociale dei detenuti attraverso i valori universalmente riconosciuti del rugby. “Credo che questa sia la strada giusta, un esempio da seguire per cui speriamo di trovare delle risorse utili a far proseguire questo progetto”, ha spiegato in conferenza stampa il consigliere della Fir e responsabile dell’iniziativa, Stefano Cantoni.

Alla federazione sono arrivati i complimenti del presidente del Coni, Giovanni Malagò, anche lui presente alla casa circondariale ‘G. Pagliei’ per conoscere da vicino “un progetto diverso, vincente, coraggioso e innovativo. Bisogna toccare con mano per capirne l’importanza. Deve diventare sempre di più un successo e un fiore all’occhiello della federazione, perché non esiste in altre realtà”. Il numero uno dello sport italiano ha ricordato che “ai Giochi di Rio abbiamo vinto 28 medaglie” ma esiste “un binario parallelo, quello dello sport sociale, per tutti, che non abbandoneremo mai. Cosi’ come chi ha poca visibilita’”.

I Bisonti, guidati dalla presidente Germana De Angelis, come i ‘colleghi’ delle altre città sono ragazzi che nella vita hanno sbagliato ma in campo hanno imparato a rispettare le regole, seguendo disciplina e fatica. Non è poco, e i risultati hanno sorpreso tutti. Federazione, responsabili del progetto e quelli del ‘Gruppo idee’, che da anni lavora insieme ai detenuti. “Grazie per il regalo che fate a questi ragazzi- ha detto il provveditore del Dipartimento di Amministrazione penitenziaria di Lazio, Abruzzo e Molise, Cinzia Calandrino- Per l’Amministrazione penitenziaria lo sport non e’ solo un elemento per il benessere fisico individuale, ma una parte del trattamento grazie all’accettazione delle regole, al gioco di squadra e al sacrificio, oltre che alla sconfitta ovviamente.

Tutti fattori che permettono ai ragazzi di ripensare agli sbagli fatti, e questo è il primo passo per il reinserimento sociale”. La conferma arriva da Precious, il capitano dei Bisonti, in carcere da dieci anni. “Il rugby per noi è una parte fondamentale della nostra vita in istituto, della quotidianità e del nostro percorso di crescita”. Tra polvere, fango e fatica, la meta più bella è il reinserimento dei ragazzi detenuti.

12 settembre 2016
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