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Sudan, Ambasciatore Lobasso: “Tante sfide, ma governo sta agendo”


ROMA – L’allarme colera, i profughi dal Sud Sudan e la crisi ancora in corso nel Darfur: sono tante le sfide a cui il governo sudanese è chiamato a rispondere, come ha spiegato alla Dire l’ambasciatore italiano a Khartoum, Fabrizio Lobasso.

“Il governo ha iniziato finalmente a contrastare il rischio epidemie – l’ultima di bacilli colerici – in modo più consapevole e con l’aiuto della cooperazione Italiana”, spiega il diplomatico.

“È un passo in avanti, ma non si tratta dell’unico problema sanitario del Sudan. Nel 2017 l’Italia è stata nominata capofila del programma delle Nazioni Unite contro la malnutrizione in questo Paese. In questo e altri settori agiamo da pivot per attirare l’attenzione su questo Stato e fare luce su realtà importanti in Sudan. Un esempio di grande presenza italiana da dieci anni è il Salam Centre di Emergency a Khartoum. In generale, il nostro obiettivo è promuovere un modello di diplomazia interculturale, in base al quale il ‘professionista delle relazioni internazionali’ sviluppa la capacità di individuare all’interno del Paese in cui opera quelle aree in cui può maggiormente includere la popolazione locale in progetti condivisi con l’obiettivo di raggiungere massimo beneficio per il maggior numero di persone”.

Internamente, una zona di grande instabilità è il Darfur, dove. Come spiega Lobasso, “ci sono ancora questioni di fondo cruciali da risolvere: le proprietà terriere, lo stato di diritto, i rapporti tra le tribù nomadi e quelle stanziali, la spartizione delle risorse, acqua, terra, petrolio, oro. La comunità internazionale- evidenzia- dovrà iniziare un processo impegnativo su molti fronti per accompagnare il governo sudanese nella stabilizzazione definitiva e nello sviluppo dell’area. Negli ultimi sopralluoghi è stata comunque registrata una ridotta presenza bellica rispetto al passato. La maggior parte dei ribelli che per anni hanno agito qui si sono spostati o in Sud Sudan oppure tra Libia e Ciad”.

Infine, l’emergenza profughi, che “in centinaia di migliaia” giungono dal Sud Sudan in piena guerra civile. Lobasso si concentra sul problema dei campi profughi, che “non possono più essere – come accaduto nell’est del Paese – dei luoghi di accoglienza generazionale dove intere famiglie stanziano per anni, poiché vi trovano il minimo per sopravvivere e non sono invogliate a una maggiore integrazione sociale”.

Il Sudan, prosegue il rappresentante di Roma, “sta cercando di affrontare questa nuova emergenza sia attraverso la creazione di centri di accoglienza temporanei, sia attraverso il successivo smistamento dei profughi in campi più grandi sempre con l’obiettivo di evitare eccessiva stanzialità. In passato questo errore è stato fatto. Per i suoi confini molto porosi il Sudan si presta come Paese di transito per i migranti. Ma è anche un Paese di origine dei flussi migratori. L’Unione Europea ha investito molti soldi per contribuire alla gestione di questi flussi. Sul piano normativo locale sono stati fatti dei passi in avanti per il contrasto all’immigrazione clandestina e per fermare le tratte di esseri umani controllate dalla criminalità organizzata. In quest’ottica- conclude Lobasso- l’offerta di aiuto da parte dell’Italia è totale”.

di Rocco Bellantone

12 agosto 2017

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