Sanità

Maltrattamenti sui minori: 100 mila in Italia ma c’è poca formazione dei pediatri

ROMA – Quello che si sa in Italia sugli abusi e i maltrattamenti perpetrati ai danni dei bambini fa riferimento solo alle denunce e alle segnalazioni. È una punta dell’iceberg che copre tutto un mondo ancora sconosciuto. I bambini maltrattati noti sono circa 100 mila nella penisola e la maggior parte di questi subisce abusi psicologici e nell’80% dei casi emozionali. Seguono le violenze fisiche e in ultimo gli abusi sessuali. Ovviamente si tratta solo di classificazioni didattiche, perché un bambino maltrattato fisicamente o sessualmente ha subito contemporaneamente molteplici fattispecie di abuso. I segnali per riconoscere gli abusi e i maltrattamenti “devono essere decodificati. Da qui nasce l’importanza di promuovere dei corsi di formazione sull’argomento”. A spiegarlo alla Dire è Pietro Ferrara, professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Università Campus Biomedico di Roma, nonché referente nazionale della Società italiana di pediatria (Sip) sul tema abusi e maltrattamenti. Il pediatra ha aperto oggi il primo giorno del 74esimo congresso di pediatria della Sip dedicato proprio alla formazione.



I sintomi e i segnali di allarme vanno intercettati

“Non sono patologie in cui c’è un sintomo a cui corrisponde una determinata malattia. I sintomi e i segnali di allarme in questo caso li dobbiamo intercettare- ribadisce il medico- ed è importante osservare quando un bambino comincia improvvisamente a cambiare carattere, umore o a diventare aggressivo. L’avverbio improvvisamente ci deve mettere in allerta. Quando un minore inizia ad andare male a scuola improvvisamente, oppure quando comincia a cambiare completamente il suo carattere dimostrando anche atteggiamenti di tipo autolesionistico, questi possono essere dei segnali di allarme. Si parla troppo poco di questi argomenti nelle scuole di specializzazione. All’estero ci sono addirittura dei corsi di formazione post specializzazione che durano anni”.

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“Oggi la violenza domestica è quella che lascia più danni a distanza. Si parla di eventi avversi subiti nell’infanzia- prosegue Ferrara- perché il concetto di maltrattamento sta cambiando. Ci sono delle nuove forme di maltrattamento a cui dobbiamo dare risposte: la violenza assistita, i bambini orfani di genitori vittime di omicidio da parte del partner. Grandi traumi che noi specialisti dobbiamo aiutare ad elaborare. Il pediatra deve essere la prima persona che deve individuare e intercettare questi segnali e procedere dal punto di vista legale, clinico, emozionale e di presa in carico non solo del bambino ma di tutta la famiglia. Spesso è solo una famiglia che ha bisogno di essere aiutata- rassicura il referente della Sip- che vuol bene al proprio figlio e ha bisogno di avere attorno persone che sappiano dare indicazioni e consigli per superare situazioni di difficoltà”.

La Sip sta puntando sugli specializzandi e sul futuro

“Sono loro che dovranno affrontare queste problematiche. Il maltrattamento ha delle caratteristiche molto liquide, che vanno di pari passo con le trasformazioni e i mutamenti che ogni giorno avvengono in maniera tumultuosa. Dobbiamo stare dietro a tutte queste modificazioni e forme di maltrattamento (tra cui le ludopatie e il cyberbullismo) in cui il bambino e l’adolescente vivono dei momenti di estrema difficoltà e non sanno a chi rivolgerssi. Ai nostri tempi è mancata la formazione sull’argomento- conclude Ferrara- oggi abbiamo il dovere di formare gli specializzandi e i medici del futuro che avranno delle grandissime responsabilità, come le abbiamo noi attualmente con meno mezzi e meno formazione”.

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12 giugno 2018
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