Dopo la grande crisi, nautica diporto +33% - DIRE.it

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Dopo la grande crisi, nautica diporto +33%

VIAREGGIO (LUCCA) – La nautica da diporto torna a ruggire in Italia, ma chiede alla politica di dare una spinta per accelerare la ripresa. La grande crisi ha falciato molte imprese del settore fra il 2008 e il 2013, la rotta è stata invertita dal 2014. E nel 2017, per il secondo anno consecutivo, il fatturato è tornato a crescere. La produzione di imbarcazioni nel Belpaese è aumentata del 33,1% nell’ultimo quadriennio.

Un contributo decisivo allo sviluppo, secondo i dati Istat aggiornati al 2015, viene fornito dalla piccola nautica, ovvero dalle imprese con meno di 50 addetti, che rappresentano il 97,9% del comparto, sostenendo al contempo il 46,8% dell’occupazione, il 21,8% del fatturato e il 35,1% del valore aggiunto.

Sono numeri contenuti nel rapporto della Cna Nautica denominato ‘Dinamiche e prospettive di mercato della filiera nautica del diporto’, giunto alla sesta edizione, che viene presentato, oggi, a Viareggio (Lucca). L’analisi economica della produzione di imbarcazioni svela anche quanto sia alto il prezzo pagato durante la recessione, paragonata dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) a un autentico tsunami.

Fra il 2009 e il 2014, in effetti, sono stati spazzati via il 13,9% delle imprese e il 23,9% degli addetti. Una ristrutturazione ancor più pesante di quella subita dal manifatturiero, che ha lasciato sul terreno, nello stesso lasso temporale, il 9,7% delle aziende e il 12,2% dei dipendenti. A essere travolte dalla selezione darwiniana del mercato sono state, in special modo, le imprese fragili dal punto di vista patrimoniale: le società di persone sono calate del 25,9%, le ditte individuali del 16,9%.

Mentre, le società di capitali hanno conosciuto una correzione più contenuta: -2,9%. A fronte di un’arena economica più selettiva, tuttavia, il settore ha saputo uscire dai rigori della contrazione produttiva. Cna attribuisce la fuoriuscita dalla recessione non a un miracolo, ma alla tenacia, all’alta qualità della produzione oltre a un sistema diffuso di artigiani e piccole imprese.

Ingredienti che hanno saputo esibire una resilienza anche dinanzi a scelte politiche ostili: la più “devastante” secondo l’associazione di categoria è stata l’introduzione della tassa di possesso sulle imbarcazioni dedicate a fini sportivi e ricreativi. Una “follia” che ha acutizzato la crisi, allontanando molti proprietari dalle acque italiane. L’onere è stato abolito, nel frattempo, ma i suoi danni si vedono ancora visto che Cna ha registrato pure nel 2016 un calo delle immatricolazioni della flotta.

C’è un ulteriore aspetto che rischia di essere penalizzante: la valutazione del peso specifico del segmento produttivo nelle statistiche. Nel valore economico vengono considerate, sottolinea la confederazione, soltanto la costruzione e la riparazione. Oltre all’attività strettamente cantieristica, invece, andrebbe menzionata la filiera in tutta la sua complessità: un insieme molto ampio di prodotti e di servizi. Una varietà che spazia dal tessile (vele e cime) ai mobili (arredi interni), dalla produzione e installazione di macchine e apparecchiature (impianti) ai prodotti in metallo (eliche, ancore), dalla meccanica (motori) alla strumentazione (bussole, radar, gps, software).

Connessa a questa industria, inoltre, va considerata un’ampia gamma di servizi turistici e portuali, che va dalle scuole nautiche al trasporto delle imbarcazioni, dal rimessaggio, al refit. Un combinato disposto che vale il 44% del giro d’affari (contro il 56% della produzione) e che rende la nautica molto più rilevante di quanto emerga dalle statistiche ufficiali, che non ne fanno percepire la reale incidenza economica e occupazionale. Apprezzata nella sua globalità si pone la necessità anche di una spinta pubblica, dopo anni di solitudine.

Cna Nautica suggerisce di partire da una leva fiscale meno penalizzante per proseguire con il sostegno all’innovazione, alla ricerca e allo sviluppo per incrementare la competitività delle micro e piccole imprese e per evitare che queste vengano messe a repentaglio  dalla mono-committenza, quando il grande produttore entra in una fase di sofferenza.

Altrettanto decisivo per l’associazione degli imprenditori sarebbe lo snellimento della normativa, dei controlli e dei regimi amministrativi diffondendo la prassi del Bollino blu per evitare la duplicazione degli accertamenti.   

L’altro capitolo rilevante è il potenziamento delle infrastrutture di porti e approdi turistici: l’indicazione è di ingrandire l’ampiezza e la profondità dei fondali. Del resto, l’Italia influisce in termini mondiali per l’1,7% nella ripartizione delle marine e per l’8% dei posti di barca e ormeggi. Dispone di un porto o di un approdo turistico ogni 14,2 chilometri, mentre la Francia di uno ogni otto e la Spagna di uno ogni 6,4. Un gap che resta da colmare.

MAINERO: BENE NAUTICA MONDIALE, STENTA MERCATO DOMESTICO

“La nautica dopo un periodo di grande sofferenza intorno agli anni 2008-2010 sta recuperando rapidamente i livelli produttivi che aveva ante-crisi. In questo momento tutti i cantieri e tutta la subfornitura stanno ritrovando smalto e capacità di sostenere la ripresa economica, la domanda mondiale nel settore delle grandi barche”. Lo spiega il portavoce nazionale di Cna Nautica, Mario Mainero, parlando con la ‘Dire’, a margine della presentazione a Viareggio del rapporto sul settore della nautica da diporto.

“Per quanto riguarda la nautica più domestica- aggiunge- ancora abbiamo un po’ di problemi, perché la ripresa italiana ha subito forti rallentamenti e stenta ancora ad avere una capacità di domanda sufficiente per il nostro settore”.

In termini di fatturato, illustra il rapporto, il mercato nautico italiano è passato dai più di 6 miliardi del 2008 ai circa 2,5 del 2012, per poi risalire negli ultimi anni: nel 2017 si è avvicinato ai 4 miliardi con una crescita del 18% rispetto all’anno precedente. Il valore della produzione della cantieristica supera i 2 miliardi e conferma una quota di export superiore all’80%. L’Italia si dimostra attrattiva anche sul versante delle ‘toccate’ dei grandi yatch lungo le coste: sono passate dalle 7.450 del 2016 alle 8.200 dell’anno scorso.

MAINERO: MANCANO NORME ATTUATIVE, RIFORMA NAUTICA DIPORTO É MOZZA

“Il governo ha presentato negli anni scorsi una rivoluzione del settore della regolamentazione della nautica da diporto. Purtroppo, ancora mancano i decreti attuativi, quindi è ancora una riforma mozza. Stiamo aspettando, quindi, che vengano al più presto promulgati i decreti per potere avere uno snellimento alla burocrazia del nostro settore”. Lo spiega alla ‘Dire’ il portavoce nazionale di Cna Nautica, Mario Mainero, a margine della presentazione a Viareggio (Lucca) del rapporto sull’andamento del settore.
“Un ulteriore problema è la Bolkestein- avverte-, che interessa non solo i balneari, ma anche le strutture produttive che gravitano essenziale su aree demaniali. Anche lì abbiamo una grande incertezza su come verrà poi risolto questo problema a livello comunitario”. Inoltre, evidenzia, “abbiamo problemi anche di servizi: abbiamo le strutture di ricevimento delle barche, i fondali sono un problema dei nostri porti e anche tutta l’organizzazione marina. Speriamo che si possa riuscire ad avere marine e strutture adeguate alle richieste del mercato”.

12 maggio 2018
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