Roma, ecco la stazione di San Giovanni della Metro C - DIRE.it

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Roma, ecco la stazione di San Giovanni della Metro C

ROMA – La stazione San Giovanni della linea C è stata ufficialmente inaugurata dal sindaco di Roma, Virginia Raggi. Il taglio del nastro è avvenuto nel corso di una visita alla stazione con la simbolica apertura dei tornelli. Il servizio di trasporto inizierà alle 12.

“Oggi è una giornata storica per Roma e per l’Italia. E’ una giornata di festa perchè dopo anni finalmente apriamo questa stazione. Si parla di una grande opera della città che vede questa cornice preziosa nella prima stazione museo di Roma. Qui è stato fatto un lavoro eccellente che coniuga la necessità di una città che si deve muovere con quella di una città ricca di storia”. Così il sindaco di Roma, Virginia Raggi, in occasione dell’inaugurazione della stazione San Giovanni della linea C.

“I cittadini- aggiunge la sindaca- ci hanno chiesto di proseguire la linea C almeno fino a Clodio. Lo faremo ma noi vogliamo andare oltre almeno fino a Farnesina”.

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ECCO SCHEDA TECNICA DELLA NUOVA STAZIONE SAN GIOVANNI

Nell’ambito della realizzazione della Linea C della Metropolitana di Roma, tra le tante opere che hanno richiesto l’adozione di tecniche realizzative complesse ed altamente tecnologiche, quali ad esempio la tecnica del congelamento dei terreni, atte a risolvere un insieme di problematiche di carattere geologico – geotecnico, archeologico ed urbanistico, vi è certamente la stazione San Giovanni, primo dei nodi di scambio previsti in progetto con le altre linee metropolitane della Capitale.

Le modalità esecutive adottate per la realizzazione di questa stazione sono state fortemente vincolate dai numerosi rinvenimenti archeologici emersi nel corso degli scavi a partire dal maggio 2007, per lo più dislocati nei terreni di riporto fino ad una profondità di 18-20 metri dal piano campagna.

La presenza delle strutture antiche, individuate mediante una campagna di indagini preliminari eseguita tramite carotaggi, ha comportato una revisione globale del progetto posto a base dell’affidamento della Linea C nel centro storico della città di Roma, finalizzata a garantire la salvaguardia degli strati archeologicamente sensibili.

Le strutture antiche rinvenute nella trinca eseguita nei limitrofi giardini di via Sannio nel corso delle indagini archeologiche di prima fase della Tratta T3, nonché la lettura archeologica dei circa 500 carotaggi effettuati nell’impronta del manufatto della stazione San Giovanni, hanno indotto la Soprintendenza Archeologica di Roma a formulare a fine 2007 alcune prescrizioni che hanno comportato un’importante revisione del progetto, posto a base dell’affidamento, del tratto di linea ricadente nel centro storico della città a partire dalla stazione San Giovanni.

In particolare le prescrizioni più rilevanti sono consistite nel: 1. divieto di eseguire qualsiasi tipo di consolidamento del terreno da piano campagna in mancanza di uno scavo archeologico preventivo. la prescrizione trae ragione dal fatto che le perforazioni eseguite dada piano campagna avrebbero compromesso la salvaguardia delle pre-esistenze archeologiche; 2. obbligo di esecuzione di tutti gli scavi con metodologia a cielo aperto e con modalità archeologica fino al terreno ‘vergine’. La prescrizione ha comportato l’impossibilità di effettuare scavi meccanizzati per la realizzazione delle gallerie di linea all’interno dei terreni archeologicamente sensibili.

DAGLI SCAVI ARCHEOLOGICI ALL’ALLESTIMENTO MUSEALE

La costruzione della stazione San Giovanni della Linea C ha permesso di realizzare uno degli scavi urbani più rilevanti effettuati a Roma negli ultimi anni, per la complessità della stratigrafia esplorata e per la ricchezza dei dati acquisiti.
Un’occasione straordinaria per la conoscenza di un ampio settore del suburbio antico finora poco noto a causa della considerevole profondità dei livelli archeologici, coperti da coltri dell’età moderna e contemporanea e raggiungibili solo grazie alle paratie perimetrali della stazione.

Effettuati a più riprese tra il 2010 e il 2013, gli scavi hanno permesso di esplorare integralmente un sito complesso e pluristratificato per una profondità di oltre 20 mt su una superficie di quasi 3.000 mq, dalle prime fasi insediative fino alla nascita del quartiere attuale. I risultati dello scavo mettono in primo piano l’importanza delle risorse idriche naturali nelle dinamiche insediative di questo sito, posto in un’area di fondovalle, attraversata da un’importante affluente del Tevere chiamato in antico Aqua Crabra, proveniente dall’area tuscolana.

Il progetto dell’allestimento espositivo è stato sviluppato da Metro C ScpA su richiesta della Stazione Appaltante al fine di recepire le prescrizioni impartite dal Ministero dei Beni e della Attività culturali e del Turismo – Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio e ratificate dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (SSBAR) in sede di rilascio del nulla-osta allo smontaggio delle strutture antiche rinvenute nel corso dello scavo.

LE PRESCRIZIONI

Elaborazione ed esecuzione, sulla base di un elaborato scientifico di codesta Soprintendenza, con la collaborazione di architetti esperti in allestimenti espositivi, di un progetto di allestimento che illustri la storia dei sito dalle più antiche attività antropiche all’età moderna, da collocarsi nei livelli destinati al pubblico transito.

Inserimento, in tale progetto, del consolidamento, restauro e successivo smontaggio e riposizionamento di porzioni di campioni delle strutture antiche rinvenute nella stazione e nel pozzo di via Appia Nuova.

Reazione di spazi espositivi, disposti lungo i percorsi e conformi alle esigenze di sicurezza degli stessi, connotati e qualificati come spazi culturali e provvisti di pannelli didattici e ricostruttivi dell’evoluzione del paesaggio dall’età pre-antropica alla moderna, di schermi per la proiezione della documentazione filmica già realizzata nonché di vetrine per l’esposizione di reperti mobili.

La redazione del progetto è stata affidata al Dipartimento di Architettura e Progetto dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, nella persona del prof. Lambertucci e del prof. Grimaldi.

Le stazioni delle linee metropolitane sono parte di sistemi infrastrutturali complessi, al servizio della città e della vita dei suoi cittadini ed hanno di norma nella dimensione operativa la loro ragion d’essere. Per la stazione San Giovanni la sfida è stata quella di trasformare gli ambienti da semplici spazi funzionali a veri e propri ‘luoghi’ della città, dotati di una propria identità e di un proprio carattere.

Restituire attraverso il trattamento delle superfici di finitura interne la storia di questi luoghi, il succedersi delle attività vitali, con le tracce che immancabilmente esse hanno lasciato, è sembrato il modo più efficace per raggiungere l’obiettivo.

Tutta l’operazione allestitiva è stata condotta con il fine di riuscire a comunicare la complessità del sottosuolo di Roma e di questo luogo in particolare. Strumenti operativi per la costruzione fisica di questo racconto sono state tutte le superfici liminari: pareti, pavimenti e soffitti con le prime due che hanno assunto il ruolo di dispositivi comunicativi principali’.

Gli elementi principali del racconto sono quattro:

– Lo stratigrafo, figura più volte ripetuta all’interno degli ambienti di stazione, colloca l’utente nel tempo e nello spazio assumendo il ruolo fondamentale di guida per orientarsi negli spazi circoscritti della stazione grazie alla sua funzione di indicatore grafico della profondità dei contesti storici rispetto alla quota della città contemporanea.

– Le immagini: alcune delle tracce materiali frutto della vita che per millenni è fluita in questi luoghi, recuperate durante la costruzione della stazione, sono diventate figure iconiche rappresentative del loro tempo e compaiono, restituite attraverso un processo di graficizzazione fuori scala, come segni identificativi delle diverse fasi.

– Le parole scritte: una serie di testi commentano e accompagnano lo sviluppo cronologico dello stratigrafo, disegnando le superfici verticali secondo due differenti registri narrativi, un primo, segnala alcuni degli eventi che nel corso della storia hanno inciso sui cambiamenti infrastrutturali della città di Roma o ne hanno caratterizzato alcuni passaggi significativi dal punto di vista storico-sociale, un secondo è incentrato sulle trasformazioni dell’area ed in particolare sui cambiamenti prodotti dal modo di gestire la grande quantità di acqua che ha da sempre caratterizzato la zona.

– I reperti archeologici esposti lungo i piani di collegamento orizzontali dell’atrio e del piano corrispondenze, con la creazione di ambiti espositivi studiati appositamente per ciascun gruppo di reperti. L’eterogeneità dei materiali ha indotto ad individuare una serie di grandi temi attraverso i quali aggregare i reperti. Ogni ambito di allestimento è identificato da uno slogan che ne suggerisce una possibile lettura: Il reperto riciclato; i frammenti raccontano; l’enigma del bollo; vivere con l’acqua; arrivano le pesche.

La realizzazione della Linea C della metropolitana di Roma è stata affidata attraverso un bando di gara internazionale, a Metro C Scpa, società consortile costituita da 5 soci Astaldi (Società mandataria), Vianini Lavori, Ansaldo STS, Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi, Consorzio Cooperative Costruzioni.

12 maggio 2018
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