Mali, manifestazione domani a Milano: “Basta massacrare i Fulani”

L'appuntamento e' per domani alle 15, all'angolo tra via Mercanti e piazza Duomo
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ROMA – In piazza Duomo per “denunciare i massacri che hanno luogo in Mali nei confronti dell’etnia fulbe, o fulani”. Intervistato dall’agenzia ‘Dire’, Thierno Gaye, operaio metalmeccanico e attivista originario del Senegal e residente in Italia, definisce gli obiettivi della manifestazione lanciata per domani a Milano dall’Associazione Fulbe in Italia.

“I gruppi organizzati di cacciatori dogon sono diventati milizie, con il sostegno dal governo, per l’autodifesa contro il terrorismo – denuncia Gaye – e stanno usando il loro potere commettendo aggressioni, ammazzando, massacrando interi villaggi”. Il riferimento e’ alla strage del 23 marzo a Ogoussagou, nella regione centrale di Mopti, in cui 173 pastori sono morti in un attacco attribuito alla milizia di etnia dogon Dan Na Amassagou, ora messa al bando.

“Stiamo reagendo in tutto il mondo, Bamako ha fatto una grande manifestazione, sono state organizzate proteste a Parigi, a Bruxelles, e ora, nel nostro piccolo, anche a Milano” dice Gaye. L’appuntamento e’ per domani alle 15, all’angolo tra via Mercanti e piazza Duomo.

“Non e’ un problema tra pastori e coltivatori, come pure alcuni si ostinano a dire, ma invece una precisa politica per cacciare i fulani da quella zona. Le persone di etnia dogon, come il presidente Ibrahim Boubacar Keita, vogliono occupare le terre dei fulani” denuncia Gaye. “Hanno il potere, hanno le armi, sono sostenuti anche da militari in pensione e sembra utilizzino mercenari provenienti dalla Costa d’Avorio. Verso i fulani ormai si agisce con metodi mafiosi: le milizie vengono a chiedere soldi e, se non li ottengono, commettono aggressioni e furti di bestiame. A volte non avvisano nemmeno: bruciano tutto e se ne vanno”.

Secondo l’attivista, “su questo il governo non ha mai detto niente ne’ tantomeno si sono espressi la Francia o gli altri Paesi occidentali che sembra siano sul posto solo per rubare materie prime”.

Gaye conclude: “Stiamo lavorando, insieme ad Amnesty International, a una denuncia alla Corte penale internazionale, perche’ il presidente e’ complice di queste cose”.

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12 Aprile 2019
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