Autismo, al Senato esperti e politici contro il ‘pensiero unico’

Binetti (Udc): "L'arte ci sfida per individuare sempre nuove strade"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – A una settimana dalla giornata mondiale della consapevolezza sui disturbi dello spettro autistico si torna nelle istituzioni per parlare di diritti e per sfidare la tendenza al “pensiero unico” nel trattamento dell’autismo. “Il grande sogno di medici, scienziati e ricercatori e’ trovare il farmaco che cambi la storia naturale della malattia. Nell’autismo questa possibilita’ non esiste, ci sono piuttosto una serie di misure abilitative, riabilitative e psicopedagogiche. Oggi si parla di autismi e di spettro, perche’ verso i soggetti portatori di questa sofferenza deve prevalere la scelta di strumenti che meglio rispondano alle caratteristiche di ciascuno.

Impattiamo, invece, contro una corrente culturale che riduce la ricchezza abilitativa e riabilitativa a un solo metodo, e lo fa con una pervicacia che rende difficile un dibattito scientifico ad ampio raggio. Portiamo qui l’arte, con la sua ricchezza di simboli e significati, perche’ ci sfida per individuare sempre nuove strade”. Apre cosi’ Paola Binetti, senatrice Udc, il convegno ‘Autismo: Educazione all’Arte’ nella Sala di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica. Presente anche il senatore Lucio Malan, protagonista della mozione unitaria sull’autismo, approvazione la scorsa settimana all’unanimita’ dall’Assemblea del Senato. “Un piccolo capolavoro di architettura politica, un caso unico in questa legislatura. La mozione di per se’ non ha efficacia, ma il preziosissimo contributo di quanti oggi lavorano nell’autismo- afferma Malan- deve essere valorizzato. Soldi, norme, strutture e organizzazione, sono tutti punti toccati dal documento e che dovranno essere messi in pratica”. Il valore aggiunto della mozione unitaria, secondo Binetti, sta proprio nell’aver rimesso al centro l’unitarieta’ del soggetto, puntando alle esperienze di lavoro, di vita e sui diritti del giovane autistico.

Elementi fondamentali per costruire un itinerario di vita che lo veda come un soggetto in evoluzione”. In tema di sfide, la psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’Istituto di Ortofonologia (IdO),aggiunge: “A livello culturale si parla finalmente di autismi, riconoscendo la gradualita’ nel disturbo e l’unicita’ individuale. Questo significa porsi il problema di puntare su trattamenti specifici per le diverse gradualita’. Non ci puo’ essere un unico metodo, un’unica risposta universale per un problema cosi’ complesso. L’autismo e’ un disturbo su cui concorrono numerosi fattori e l’ultima frontiera e’ quella del microbioma. Anche noi- sottolinea Di Renzo- stiamo cercando i problemi di permeabilita’ intestinale. A livello internazionale, inolotre, si parla di buon risultato (optimal outcome) nell’autismo. Fatto non necessariamente collegato a una diagnosi sbagliata, tanto che diversi studi dimostrano che anche con diagnosi adeguate ci puo’ essere una uscita dall’autismo”. L’IdO ha condotto il primo follow up in Italia su 20 ragazzi che avevano terminato la terapia 3, 4, 5 anni prima, riportando un punteggio Ados fuori dall’autismo. “Abbiamo somministrato a questi 20 soggetti il test Ados 2 modulo 3 basato sulla conversazione e i risultati confermano che tutti hanno mantenuto un punteggio di non autismo”. Il modello evolutivo nel trattamento della sindrome autistica “considera lo sviluppo come un fatto complesso- spiega la psicoterapeuta- e si focalizza sugli aspetti legati alla sintonizzazione, alla relazione e alla socializzazione. Il lavoro cognitivo avviene in un secondo momento. 

Nessuna colpa dei genitori- ribadisce Di Renzo- perche’ nessun essere umano e’ pronto a relazionarsi con un bambino atipico. I genitori vanno aiutati a trovare le giuste sintonizzazioni con dei bambini che non rispondono. Inoltre- sottolinea la terapeuta- in eta’ evolutiva la diagnosi ha bisogno di conferme e in caso di rischio si diagnostica basso (come confermato dal Dsm 5). Certo, i campanelli di allarme possono essere individuati subito, e piu’ precoce e’ l’intervento tanto piu’ buoni saranno i risultati”. Perche’ l’arte? “La percentuale di soggetti talentuosi nei soggetti con autismo e’ la stessa che nei normotipici. 

Cio’ che notiamo nei minori con un disturbo dello spettro autistico e’ un rallentamento nell’evoluzione grafica. Sono bambini che a 3-4 anni non disegnano il volto umano perche’ in loro la difficolta’ maggiore e’ quella relazionale e non cognitiva. Sanno disegnare quadrati e numeri, ma la casa ad esempio crea maggiori difficolta’ perche’ e’ un’immagine ricca di contenuti emotivi”. Il funzionamento dei soggetti autistici e’ “visivo- precisa la psicoterapeuta- hanno un amore per il dettaglio, spesso non sono sintetici, ma hanno la capacita di andare al cuore delle cose. Dote difficilmente posseduta dalle persone normotipiche. I disegni dei minori con autismo esprimono la potenza delle forme archetipiche dell’universo. Utilizzare l’arte come strumento terapeutico- conclude- da’ la possibilita’ ai bambini di esprimersi anche attraverso i segni”.

VALERIO ANGIOLILLO, LABORATORIO ULTRABLU: “UN ONORE STARE CON LORO”

“Lavorano in modo totalmente diverso da noi. Non temono il giudizio di chi poi vedra’ le loro opere, ne’ hanno paura di sbagliare le forme e le proporzioni. Per noi e’ un arricchimento, ci liberano da tutte quelle strutture che ci vengono raccontate durante gli studi. Ecco la bellezza di Ultrablu”.

A descrivere alla Dire la sua esperienza a contatto con gli artisti con autismo e’ Valerio Angiolillo, ventenne del laboratorio romano Ultrablu, intervenuto oggi al convegno in Senato. Ultrablu e’ uno spazio nato a Roma da meno di due anni, grazie all’iniziativa di un insegnante di discipline pittoriche del Liceo Artistico Statale Ripetta, Virgilio Mollicone, e di una mamma di un ragazzo autistico, Monica Nicoletti, per far dialogare l’arte e i giovani con l’arte outsider, quella prodotta da chi vive un disagio psichico.

Ultrablu nasce quindi dalla convinzione che, in campo artistico e culturale, la neurodiversita’ costituisca una risorsa specifica dell’essere umano, portatrice di bellezza, rinnovamento e arricchimento condiviso. “Gli artisti con disturbi pervasivi dello sviluppo dispongono di un’incredibile capacita’ di sintesi estetica- si legge nel loro sito- vedono un oggetto, un’immagine che li interessa e ci si relazionano in modo naturale e diretto.
Non si interrogano sull’efficacia o sulla validita’ della sintesi raggiunta, hanno la fortuna di essere indifferenti al giudizio”.
Tanto che l’artista ventenne definisce “un arricchimento stare li’ con loro, allo stesso tavolo, con lo stesso muro e lavorare braccio a braccio”.

Di cosa hanno paura i neuroatipici? “Di alcune relazioni sociali- spiega Angiolillo- quando vengono le prime volte in studio non sanno bene come relazionarsi con delle persone mai viste prima, con eta’ diverse e tutte all’interno di un unico studio. Problematiche che scavallano facilmente- conferma il giovane- perche’ in quell’ambiente capiscono che nessuno li osserva o li guarda con un occhio attento. Si sentono liberi di esprimersi in maniera naturale, con la tecnica e i contenuti che preferiscono. Si sentono alla pari di tutti gli altri”.

Raffigurano soprattutto “animali e disegni astratti, la figura umana e’ rara- aggiunge l’artista- ma quando escono le figure umane poi sono bellissime, di un vivo impressionante”.
Angiolillo ha da poco pubblicato con Ultrablu il libro ‘Cura Materies’. “Un testo non narrativo, che va per immagini ed atmosfere. È stato realizzato con la tecnica del monotipo, a meta’ tra la pittura e la calcografia, ed e’ venuta fuori proprio dall’incontro tra artisti neurotipici e neuroatipici in Ultrablu.
In questo libro ci sono forme molto astratte che si possono ricondurre a un figurativo, a un qualcosa che ognuno riconosce in maniera personale. È stato il primo progetto da me realizzato e vi ritrovo molti atteggiamenti presi da altri artisti dello studio. Mi sto avvicinando sempre di piu’ all’astratto- conclude il giovane- il figurativo ora mi sta stretto”.

LA SICILIA PUNTA SU INTEGRAZIONE APPROCCI DIVERSI

La Sicilia punta sull’integrazione degli approcci nel trattamento dei disturbi dello spettro autistico. A testimoniarlo, questa mattina al Senato, una psicoterapeuta ed un’arteterapeuta che lavorano nel centro di riabilitazione dell’associazione l’Oasi di Torretta Onlus, che segue 90 famiglie. “Lavoriamo molto con l’arteterapia e la musicoterapia- racconta alla Dire la psicoterapeuta Vincenza Bello- perche’ passano attraverso la mediazione corporea. Il bambino da quando e’ in grembo non ha che un linguaggio corporeo, il linguaggio del sentire, e su questa sintonia si basa il nostro approccio”.

Ad accendere la scintilla in Sicilia e’ stata Magda Di Renzo, responsabile del progetto Tartaruga dell’Istituto di Ortofonologia. “Insieme a Paolo Pace, responsabile dell’Unita’ operativa di Psichiatria infantile dell’Asp di Castelvetrano, hanno dato vita a un corso di formazione che ha infuocato tutti noi per il modello Tartaruga: un approccio evolutivo a mediazione corporea da integrare agli altri modelli. Nel nostro centro di riabilitazione- continua Bello- arrivano minori con diagnosi differenti, dallo spettro autistico ai problemi di comportamento, linguaggio e ritardo mentale. Il lavoro che abbiamo fatto, seguendo il modello Tartaruga, ci ha permesso di arrivare prima a determinate soluzioni. È un approccio molto valido nelle prime fasi della vita per una questione di evolutivita’. Noi proponiamo di iniziare con questo modello- afferma la psicoterapeuta- e poi, in seconda battuta, integriamo il lavoro con gli altri approcci.

Una combinazione che ci da’ la possibilita’ di raggiungere buoni risultati”.
Nello specifico il lavoro arteterapico viene proposto a piccoli gruppi di bambini dai 3 ai 5 anni e parte dalle prime tracce che i piccoli lasciano sul foglio: dallo scarabocchio. “Osserviamo l’evoluzione graduale del disegno- racconta Barbara Sinacori, arteterapeuta- lo facciamo sperimentando canali diversi di espressione artistica, perche’ in questa fascia di eta’ non e’ semplice canalizzare le potenzialita’ grafico-motorie dei bambini. Soprattutto nell’autismo, dove la grafomotricita’ e’ intaccata, cosi’ come la motricita’ globale e’ in difficolta’”.

Cosi’ l’arteterapeuta introduce nuovi supporti: “La tecnica delle cantastorie- precisa Sinacori- un raccontarsi attraverso immagini e l’ausilio di musica e canzoni. Drammatizziamo le fiabe con il corpo e creiamo un canovaccio con i disegni”. C’e’ anche il teatro dei burattini, “importante nei bambini con difficolta’ a rinoscere le emozioni e ad esprimerle attraverso la loro mimica”. I piccoli costruiscono loro stessi il burattino di cartapesta o stoffa per lavorare sulla parte manipolativa e sensoriale.”Non va dimenticato, infine, il rapporto con il pubblico per relazionarsi con gli altri- aggiunge Sinacori- noi abbiamo una piccola platea fatta di genitori”.

Questo tipo di approccio ha permesso di raggiungere numerosi miglioramenti nell’ambito del linguaggio: “È diventato piu’ espressivo, si e’ arricchito anche nella produzione prassica, il vocabolario e’ aumentato. È cambiato il ritmo, l’espressivita’ vocale si e’ colorita ed e’ cresciuta l’interazione tra i bambini. È come se avessero trovato un canale per comunicare. Il burattino li aiuta a interagire sia verbalmente che con il corpo, o i suoni. È un oggetto tramite- conclude- un potente mediatore”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

12 Aprile 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»