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Sud Sudan, don Carraro (Cuamm): “Coltiviamo speranza, Europa aiuti”

ROMA – “L’Europa potrebbe e dovrebbe fare di più“, consapevole del “dramma che la popolazione sta vivendo”: così alla Dire don Dante Carraro, direttore dell’ong Medici con l’Africa Cuamm, organizzatore a Roma di un incontro dedicato all'”emergenza” di un Paese teatro dal 2013 di un conflitto civile. “Il nostro impegno è dare risposte concrete al dramma che sta vivendo la popolazione” sottolinea don Carraro. “Ne vale assolutamente la pena, per un diritto umano fondamentale a non essere abbandonati, nonostante i tanti problemi”. Secondo il direttore del Cuamm, ong fondata dall’arcidiocesi di Padova, da oltre mezzo secolo in prima fila nell’assistenza sanitaria in Africa, “bisogna coltivare i segni di speranza“. “A giugno si sono laureate 20 ostetriche sud-sudanesi” ricorda don Carraro, sottolineando la centralità dell’impegno nel settore della formazione del personale locale. “Una l’ho incontrata nell’ospedale di Rumbek, nel reparto meternità, e mi ha detto: ‘I’m very proud’, ‘sono davvero orgogliosa di fare la mia parte per il Paese pur nel dramma’”. Secondo don Carraro, per fare formazione ci vuole assistenza di base. “Ma bisogna coltivare le persone, ci chiedono questo” aggiunge il direttore del Cuamm. “Ci dicono: aiutateci a non scappare; aiutateci a non partire”. Il Sud Sudan è divenuto indipendente da Khartoum nel 2011. Il conflitto civile, che avrebbe provocato circa quattro milioni di sfollati e rifugiati, è deflagrato nel dicembre 2013. Nel Paese il Cuamm sta lavorando in cinque ospedali e 164 strutture sanitarie. Oltre 377mila le visite ambulatoriali assicurate nel 2017, quasi 17mila i parti assistiti.

GENTILONI: “DA SPERANZA A INCUBO, ACCENDERE RIFLETTORI”

“È importante accendere i riflettori sul Sud Sudan, un Paese emblematico delle contraddizioni terribili che attraversa l’Africa”: lo ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, durante un incontro a Roma dedicato all'”emergenza” nel Paese.
“Il Sud Sudan è un Paese emblematico delle contraddizioni terribili che attraversano l’Africa – ha detto Gentiloni – perché sei o sette anni fa è stato luogo di grande speranza quando si era concluso il distacco dal Sudan con la fine di persecuzione e violenze e la conquista dell’autonomia nel 2011″.

Secondo il premier, invece, “nel giro di pochi anni questa speranza si è trasformata in un incubo e oggi il Sud Sudan è preda di una guerra incontrollabile”. Gentiloni ha sottolineato che dopo lo scoppio del conflitto civile nel 2013 le diplomazie sono state costrette a ridurre la loro presenza a Juba. “Resta la Cooperazione – ha sottolineato il presidente del Consiglio – ma poi è arrivata la carestia e adesso ci sono condizioni di sfollati e rifugiati impressionante”.

Infine l’omaggio a Medici con l’Africa Cuamm, l’ong che ha organizzato l’incontro, al Casino Aurora Pallavicini. “Grazie a chi resta sul terreno e svolge un lavoro importantissimo” ha detto Gentiloni. Convinto, più in generale, della centralità dell’Africa nella prospettiva di Roma: “L’Italia deve cercare di conservare la scelta fatta in questi anni, restituendo all’Africa priorità nell’agenda politico-diplomatica e di cooperazione dell’Italia”.

Secondo Gentiloni, “è una banalità, l’Africa è fondamentale, lo dice la geografia, ma per l’Italia non è stato sempre così”. Il presidente del Consiglio ha poi annunciato che quest’anno si terrà la Seconda conferenza Italia-Africa. “Alla prima edizione del 2016 – ha ricordato Gentiloni – hanno partecipato ministri e rappresentanti di 40-45 Paesi”.

MISTRETTA (FARNESINA): “NON PERDERE LA SPERANZA DI PACE”

“Non perdere la speranza per la pace in Sud Sudan”: è l’appello rivolto da Giuseppe Mistretta, direttore del ministero degli Esteri per i Paesi subsaharianani, nel corso di un incontro dedicato al Paese, ostaggio di un conflitto armato dal 2013.

“C’è un foro per la rivitalizzazione dei colloqui di pace ad Addis Abeba e l’Italia vi ha un ruolo come co-presidente del Forum dei partner dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo” ha detto Mistretta: “Si tratta di 35 Paesi e il foro è molto inclusivo e rappresenta tutti, compresa l’Unione Africana”. Secondo il direttore della Farnesina, “il lavoro diplomatico può dare i suoi frutti”.

Ad alimentare la speranza, poi, è un’iniziativa del Consiglio delle Chiese sud-sudanesi. “Sono l’unica istituzione trasversale che piace a nuer, dinka e agli altri gruppi etnici” ha sottolineato Mistretta. “Ci si affida a loro per la capacità di dialogo, come anche ai comboniani, presenza storica in Sud Sudan, nelle scuole e non solo”.

L’incontro di Roma è organizzato dall’ong Medici con l’Africa Cuamm, impegnato in Sud Sudan da anni, ben prima dell’inizio dell’ultimo conflitto armato.

12 aprile 2018
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