Minori. Lorenzin: “Potenziare i servizi di neuropsichiatria”

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ROMA – “I minori fuori famiglia hanno bisogno di un forte supporto psicologico. Perciò, tra i principali impegni del ministero della Salute, c’è il rafforzamento dei servizi territoriali di neuropsichiatria infantile, per ridurre in questo campo le disparità esistenti tra Regioni dove il servizio funziona bene e ha raggiunto livelli di eccellenza e Regioni dove invece si registrano carenze”. Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, audita oggi, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui minori fuori famiglia, dalla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, presieduta da Michela Vittoria Brambilla, che ha invitato il governo “a colmare rapidamente le lacune individuate e a superare la disomogeneità tra le Regioni”.

Due i profili di competenza affrontati dal ministro durante l’audizione: i servizi neuropsichiatrici per l’infanzia e il protocollo per l’accertamento dell’età dei minori stranieri non accompagnati. Per quanto riguarda il primo, specifica l’on. Lorenzin, “richiede attenzione non tanto la fase del trattamento, con la degenza ospedaliera, ma quella del sostegno sul territorio che i Comuni non riescono più a finanziare, mentre sono in aumento i minori fuori famiglia con esigenze speciali. La mancanza di un supporto psicologico adeguato- aggiunge la responsabile della Salute- è spesso alla base del fallimento di esperienze di affido o di adozione, con conseguenze catastrofiche per i minori interessati”. Il 13 novembre 2014, ricorda il ministro, la conferenza unificata Stato-Regioni ha approvato il documento “Interventi residenziali e semiresidenziali terapeutico-riabilitativi per i disturbi neuropsichici dell’infanzia e dell’adolescenza che prevede l’elaborazione di un piano di trattamento individuale e di un progetto terapeutico riabilitativo personalizzato, su base ovviamente volontaria. “Ma permangono – avverte Lorenzin – forti disomogeneità tra le Regioni”.

Riguardo ai minori stranieri non accompagnati, “di cui è indispensabile conoscere l’età per garantire il rispetto dei loro diritti ed evitare abusi”, il ministro ha precisato che il nuovo protocollo per l’accertamento dell’età, attualmente all’esame della conferenza Stato-Regioni, è fondato su un approccio generale, comprende una visita pediatrica auxologica, una valutazione neuropsichiatrica con l’ausilio di un mediatore culturale e la refertazione. Il minore sarà informato e potrà fare ricorso contro la decisione. “Non c’è dubbio- commenta Brambilla- che il supporto psicologico abbia un’importanza centrale per i minori fuori famiglia e per favorire il loro inserimento, se ve ne sono i presupposti, in una nuova famiglia. Proprio per questo risultano particolarmente pesanti le carenze rilevate in buona parte del territorio nazionale ed urgentissima un’azione di recupero rispetto alle lacune individuate dallo stesso governo”.

12 aprile 2016
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