L’orgoglio del Cnel: “Renzi è passato, noi siamo ancora qua”

È il giorno delle celebrazioni per i sessant'anni del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, il giorno dell'orgoglio per un organo costituzionale sopravvissuto alla stagione della rottamazione renziana
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ROMA – Il ritorno del Cnel. È il giorno delle celebrazioni per i sessant’anni del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, il giorno dell’orgoglio per un organo costituzionale sopravvissuto alla stagione della rottamazione renziana, quando “gran parte della classe politica e della stampa ne avevano fatto il simbolo della ‘vecchia’ Repubblica che doveva essere superata”.

La location ovviamente è villa Lubin, alle pendici di villa Borghese. La presidente del Senato Elisabetta Casellati si illumina mentre sale i gradini della villa liberty costruita un secolo fa: “Una sede straordinariamente bella”, dice stringendo la mano al padrone di casa Tiziano Treu.

A celebrare il compleanno del Cnel ci sono il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, i sindacalisti Barbagallo e Furlan, il nuovo segretario della Cgil Maurizio Landini e altri politici. Il sottosegretario Salvatore Giuliano porta “il saluto e l’incoraggiamento” del premier Conte.

Al secondo piano, sul tavolo posto fuori dalla sala gialla dove si discute e si celebra, fa bella mostra il nuovo volume ‘Per una storia del Cnel. Antologia di documenti 1946-2018’ a cura di Salvatore Mura, edito dal Mulino. In un paio di pagine viene ricordata la battaglia, vinta, contro Matteo Renzi.

“Dalla sua parte- si legge- il governo aveva uno schieramento trasversale, che poteva contare sul sostegno dei massimi giornali, di numerosi e autorevoli studiosi, opinionisti e giornalisti che rappresentavano il Cnel come l’emblema delle istituzioni ‘fallite’, un danno per la spesa pubblica. In sintonia con questo orientamento dominante il governo Renzi presentò un disegno di legge costituzionale che fra l’altro prevedeva la soppressione del Cnel. Non c’era stato alcun reale approfondimento sulle origini, sul lavoro svolto, sulle potenzialità. Contro il Cnel si agitavano le bandiere dell’anticasta”. La fine è nota: il referendum costituzionale “bloccò la riforma e salvò anche il Cnel”.

Vinta quella battaglia, oggi il Cnel gonfia il petto e nel Programma di attività per il biennio 2019-2020 ribadisce “la propria convinzione sull’utilità dell’organo previsto dalla Costituzione, oggi più che in passato”.

C’è anche un dossier che spiega come e perché il Cnel, istituito nel 1958, svolga ancora oggi “un ruolo strategico e determinante nel dibattito parlamentare e nei processi decisionali pubblici”. Tanto per cominciare, non si tratta di un’anomalia italiana: organi come il Cnel esistono “in 21 Paesi europei e in altri 60 Paesi del mondo”.

Poi, a leggere i conti fatti a villa Lubin, rottamarlo non sarebbe questo gran risparmio. L’ex ministra Boschi parlava di 20 milioni, il Cnel invece autocertifica i suoi costi in 7,3 milioni di euro: “In caso di abolizione, il reale risparmio per lo Stato sarebbe di 1,4 milioni di euro. Si perderebbe, invece, l’unico presidio costituzionale di democrazia partecipativa”.

Un compleanno da ricordare anche grazie a un francobollo speciale. Anzi, un “foglietto erinnofilo” realizzato da Poste e Zecca dello stato “su carta patinata, gommata da 100 g/mq, misura 145x90mm, con un dentellato con formato 40x30mm” e stampato “in quattromila esemplari contrassegnati da numerazione araba”. C’è anche il personale delle Poste per un annullo speciale.

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12 Marzo 2019
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