Giornalismo, a 'Dig awards' 200 progetti tra diritti, economia e mafie

Cultura

Giornalismo, a ‘Dig awards’ 200 progetti in gara tra diritti, economia e mafie

RIMINI – A contendersi quest’anno i premi del Dig Awards, concorso internazionale di giornalismo, saranno oltre 200 lavori. Da qualche giorno si sono chiuse infatti le iscrizioni, in vista della premiazione, che si terrà come di consueto a Riccione, in provincia di Rimini, dall’1 al 3 giugno prossimi, affidata a una giuria composta da 12 professionisti provenienti da 10 Paesi. I Dig si confermano dunque un “osservatorio prezioso sulle tendenze dell’informazione internazionale”.

Diversi i temi dei lavori in concorso: la violazione di diritti umani e civili con particolare riferimento a donne e bambini; le dinamiche dell’economia globalizzata e la crisi del sistema; la riflessione su mafie, corruzione e sfruttamento del lavoro. In calo invece il numero dei reportage dedicati ai migranti, con un’attenzione rivolta più ai nuovi ghetti d’Occidente.

L’attenzione dei reporter si concentra su tutti gli scenari di crisi più noti degli ultimi anni, Siria, Yemen, Niger, Sud Sudan, Turchia, Ucraina, e si allarga anche ad altri terreni di tensione come Kurdistan, Bangladesh Venezuela e Cipro, e a Paesi in particolare fermento quali Brasile, Kenya e Mongolia.

Grande attenzione al linguaggio dell’inchiesta dai network dei Paesi europei e anglosassoni, anche se cresce il numero delle opere prodotte nel mondo arabo e in Sudamerica, e si affacciano sulla scena Paesi di produzione finora poco rappresentati in concorso: la Serbia, l’Ucraina e, a sorpresa, anche la Turchia.

Per quanto riguarda l’Italia, diverse le testate iscritte, dai telegiornali ai programmi di approfondimento, dalle emittenti televisive ai giornali online, fino alle edizioni online di quotidiani e periodici.

Iscrizioni ancora aperte, fino al 29 marzo, a Dig Pitch, la categoria riservata ai progetti in fase di sviluppo o pre-produzione. In palio ci sono 15.000 euro e la possibilità di entrare in contatto con importanti produttori internazionali. La scelta di quali opere portare in finale spetta a un magico “dream team” di giornalisti, direttori, produttori, capitanati dal reporter d’assalto statunitense Jeremy Scahill, cofondatore di The Intercept, testata nata per indagare sulle rivelazioni di Edward Snowden e impegnata in inchieste di rilevanza internazionale.

Rispetto allo scorso anno si uniscono al team dei Dig Awards quattro nuove giurate, provenienti da altrettanti Paesi: l’israeliana Galia Bador; la canadese Claudine Blais; la tedesca Juliana; la danese Pia Thordsen.

Confermati: Alexandre Brachet, Riccardo Chiattelli, Nils Hanson, Marco Nassivera, Alberto Nerazzini, Andrea Scrosati, Morten Moller Warmedal.

12 marzo 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»