Fascismo, sfregiata con una svastica la targa in ricordo di Fausto e Iaio

ROMA – La targa che commemora Fausto e Iaio sfregiata con una svastica a pochi giorni dal quarantesimo anniversario del loro assassinio.

E’ accaduto questa notte in via Mancinelli, nel quartiere milanese di Lambrate, dove il 18 marzo del 1978 Fausto Tinelli e Lorenzo Iaio Iannucci, due ragazzi di diciotto anni, furono raggiunti da una squadraccia fascista che li uccise.

Lo denunciano sulla loro pagina facebook ‘I sentinelli di Milano’, che annunciano nuove attività per la giornata di domenica in ricordo dei due ragazzi, vittime del terrorismo nero.

FAUSTO E IAIO, OMICIDIO SENZA GIUSTIZIA

Era sabato sera e Fausto e Iaio stavano tornando per cena a casa Tinelli, dopo aver passato il pomeriggio al Centro Sociale Leoncavallo. Alle 19.55 vengono raggiunti da un commando composto da tre persone che esplode 8 colpi di pistola. Fausto muore sul colpo, Iaio durante il trasporto in ospedale.

Il 23 marzo, cinque giorni dopo il duplice omicidio, un volantino di rivendicazione firmato dai Nar, organizzazione terroristica di estrema destra, viene fatto ritrovare in zona Prati a Roma.

Le indagini seguono la pista del terrorismo nero nella capitale e di un commando che, nei giorni del rapimento di Aldo Moro, poteva muoversi liberamente tra Roma e Milano. Tre gli indagati, tutti appartenenti all’organizzazione terroristica dei Nar: Massimo Carminati, oggi in carcere per l’inchiesta Mafia Capitale, Claudio Bracci e Mario Corsi.

Durante gli anni ottanta, inoltre, numerose confessioni di ex esponenti di gruppi terroristici di estrema destra, da Ordine Nuovo a Terza Posizione fino agli stessi Nar, confermavano la composizione del commando. Tra queste, anche quella dell’ex Nar Cristiano Fioravanti e di Angelo Izzo, uno dei tre fascisti colpevoli del massacro del Circeo nel 1975.

Nel 2000, però, il Pm di Milano Stefano Dambruoso chiede e ottiene l’archiviazione per i tre imputati: “Pur in presenza dei significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva ed in particolari degli attuali indagati- scrive il giudice- appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi, e ciò soprattutto per la natura de relato delle pur rilevanti dichiarazioni”. 

Nel 2011, dopo aver rinunciato ad ottenere giustizia da parte dello Stato, la madre di Fausto lanciò una pesante accusa allo Stato: “Negli anni- disse intervistata a Radio24- ho riannodato i fili della memoria, i pezzi di un piccolo mosaico che mi ha permesso di raggiungere la vera verità che io conosco. Mio figlio è stato vittima di un commando di killer giunti da Roma a Milano, nel pieno del rapimento di Aldo Moro, in una città blindata da forze dell’ordine. Un omicidio su commissione di uomini dei servizi segreti“.

12 marzo 2018
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