Carceri, fotografia dagli istituti: numeri, rischi e insicurezza - DIRE.it

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Carceri, fotografia dagli istituti: numeri, rischi e insicurezza

ROMA – Il 3 marzo era pronto ad uscire dal carcere romano di Regina Coeli. Gli erano stati appena riconsegnati documenti ed effetti personali. Originario del Gambia, era finito dentro per rapina. Alle quattro del pomeriggio un diverbio e una colluttazione con due poliziotti della Penitenziaria. Viene di nuovo arrestato. Un trauma alla testa e 10 giorni di convalescenza per un agente e una prognosi di 30 giorni per una frattura alla mano per l’altro.
Nella mattina di quello stesso giorno, alle 10, un altro poliziotto era stato aggredito con un pugno in pieno volto da un detenuto italiano con problemi psichiatrici. Le REMS, con cui la legge ha sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari, non riescono ad assorbire tutta la domanda e questi episodi sono frequenti. E ancora due giorni fa un’altra brutale aggressione nel penitenziario di Ariano Irpino con un poliziotto finito in ospedale in codice rosso.
La situazione– racconta alla Dire l’agente della Penitenziaria in servizio a Regina Coeli il 3 marzo- e’ sempre piu’ difficile. Lavoriamo in condizioni impossibili, sia per noi che per l’incolumita’ dei detenuti. Le carceri, in tutta Italia, sono edifici storici, spesso ex monasteri con lunghi corridoi, strutture ormai inadeguate e il principio della ‘sorveglianza dinamica’ – poliziotti piu’ telecamera – e’ ormai riconosciuto come fallimentare. Con uno o due poliziotti a sezione- spiega ancora alla Dire- dove ci sono centinaia di detenuti, e’ impossibile controllare la situazione. Come si puo’ impedire il proselitismo e la radicalizzazione islamica? Diventa difficile monitorare”.

Gli agenti in tutta Italia sono 46.411. I detenuti 58.163, stranieri 19.765. La regione con piu’ istituti penitenziari e’ la Sicilia (23), seguita da Lombardia (18), Toscana (16), Campania (15), Lazio (14) e Piemonte (13). Il Lazio e’ al terzo posto con 6.228 detenuti, mentre e’ al secondo per numero di stranieri. I numeri dati dalla Polizia penitenziaria, riferiti a maggio 2017, denunciano l’allarme del sovraffollamento: 131 carceri su 194 vivono in questo stato di rischio, sottovalutato, dove un nulla puo’ generare una protesta di massa.

A Regina Coeli a fronte dei 622 detenuti previsti, ve ne sono 898. Ci sono 434 poliziotti operativi, mentre ne servirebbero 610. A disposizione della sicurezza e del controllo vi e’ quindi solo il 69,51% dell’organico previsto.

“Gli stranieri- continua il poliziotto, interpellato dalla Dire- sono circa la meta’ dei prigionieri a Regina Coeli. I reati piu’ comuni sono quelli legati alla droga e allo spaccio, anche rapina, ma sono in aumento quelli per maltrattamento, atti persecutori e stalking”.

La fotografia dei reati comuni ha anche una sua connotazione geografica. I georgiani finiscono dentro soprattutto per furti in appartamento, gli albanesi per traffico di droga, i romeni per clonazione e ricettazione, i reati tipici degli italiani sono un po’ piu’ articolati, dalla rapina al traffico di droga. Avere a disposizione un utensile che possa essere trasformato in un’arma contro un agente- conclude il poliziotto- non e’ cosi difficile come si crede”.

La campagna elettorale appena conclusa non ha nemmeno sfiorato la questione delle carceri, pur riproponendo il semplice proclama della ‘certezza della pena’ e di un sistema giudiziario piu’ efficiente. Se le carceri come luoghi di pena e riabilitazione sono al collasso, se chi vi lavora denuncia l’impossibilita’ di fare bene il proprio dovere e di temere per la propria incolumita’, a pagarne il prezzo, prima o dopo, e’ la sicurezza dell’intera societa’. “La voce di un filosofo e’ troppo debole contro il tumulto e le grida di tanti che son guidati dalla cieca consuetudine, ma i pochi saggi che sono sparsi sulla faccia della terra mi faranno eco nell’intimo dei loro cuori”. Lo sapeva molto bene Cesare Beccaria nel XVIII secolo.

12 marzo 2018
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