LE INTERVISTE – Anelli (Fnomceo) alla politica: “Mai smantellare il SSN”

ROMA – Il mondo della sanità, come il resto del Paese, attende di capire verso quale ‘nuova Italia’ politico-governativa stiamo andando. In particolare c’è incertezza sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale, che quest’anno compie 40anni (è nato infatti nel 1978, con la legge 833), invidiato nel mondo per la sua qualità e universalità, ma traballante in patria perché schiacciato tra sostenibilità e frammentazione regionale. Pazienti e medici, operatori e ricercatori, centri di cura e istituzioni regionali sono in attesa di capire cosa c’è dietro l’angolo parlamentare, dopo che i programmi elettorali hanno dato poche indicazioni sulle reali intenzioni delle varie coalizioni verso un settore che da solo esprime circa l’80% dei bilanci regionali. Abbiamo dialogato di questi temi con Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei Medici, per cercare di comprendere dove puntare l’attenzione per capire il futuro della politica sanitaria del nostro Paese.

Presidente Anelli, quali sono le criticità e le parole chiave che il mondo medico vuole presentare sul tavolo della nuova politica nazionale?

“Direi che i temi cardine sono tre. Prima di tutto desideriamo comprendere se la politica vuole continuare ad avere un sistema sanitario universalistico e solidale oppure no. Dai programmi espressi dai vari partiti prima del 4 marzo l’impegno su questo versante non è apparso molto chiaro. Da qui la preoccupazione che questo sistema possa in una qualche maniera essere sacrificato sull’altare della sostenibilità. Noi ci schiereremo sempre a favore del SSN e contro chiunque voglia smantellarlo. Poi poniamo il tema dell’aziendalizzazione, cioè della governance di sistema”.

Che oggi sembra più governata dai numeri e dall’economia, piuttosto che dalla necessità di cura

“Oggi il sistema di governance verticale impone comportamenti organizzativi ed economicisti che spesso confliggono con la professione medica, per via di algoritmi e meccanismi di bilancio che limitano l’autonomia del medico. Ebbene: noi diciamo no al dominio dell’organizzazione. E qui entriamo nella terza problematica: l’autonomia del medico. La professione è sottosta ad obblighi e condizionamenti che non coincidono con a pratica clinica. Algoritmi e tabelle, ‘tempari’ e bilanci non possono uccidere il rapporto tra medico e paziente, che è fatto di ascolto, di ‘farsi carico’ di fragilità personali e sociali. Su questi argomenti vogliamo un confronto chiaro con chi governerà il nostro Paese nei prossimi cinque anni”.

Ma su questi temi non siete i soli a rappresentare il mondo degli operatori sanitari: a che punto è il dialogo con le altre professioni, in particolare con gli infermieri?

“Il dialogo per certi versi è ottimale: noi puntiamo a destrutturate l’organizzazione a vertice per favorire l’integrazione tra le professioni. Se il rapporto diventa di integrazione tra competenze, il sistema funziona. L’organizzazione deve creare sinergie, non competizione. Per altro, invece, non condividiamo assolutamente il cosidetto ‘task shifting’: diciamo no al trasferimento di competenze dal medico ad altre professioni. Ripeto siamo per l’integrazione delle competenze, non per il trasferimento. In questo senso certi tentativi non sono assolutamente da noi condivisi”.

Come Fnomceo avete lanciato un sito, https://dottoremaeveroche.it, che ha l’obiettivo di dare certezze nell’epoca delle bufale in sanità. C’è urgenza di chiarezza per evitare un pericoloso scollamento tra società e professione?

“Noi siamo certi che le fake news si combattono rafforzando il rapporto tra medico e paziente. Questo nostro nuovo sito è dunque soprattutto uno strumento nelle mani del medico e del cittadino. I medici si possono collegare a banche dati che smantellano le maggiori bufale, da quelle sull’oncologia a quelle sui vaccini. I cittadini da parte loro possono comprendere velocemente e con chiarezza la posizione del medico, trovandosi così a riscoprire il rapporto che lo lega al suo medico. Il risultato che vogliamo ottenere, nel tempo, è quello di un rinnovato e autentico stile di gestione della salute personale basato sul rapporto di cura”.
12 marzo 2018
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