Alluvione del Reno, il M5s presenta esposto: “Bonaccini non poteva non sapere”

Il M5s chiede alla magistratura di appurare eventuali responsabilità sul cedimento dell'argine nella pianura bolognese: "È stata una tragedia scampata e tutti sapevano che c'erano delle criticità"
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BOLOGNA – La relazione della Regione Emilia-Romagna sull’alluvione del Reno di sabato 2 febbraio (che ha causato l’evacuazione di 381 persone e danni per quasi sei milioni di euro) non convince le opposizioni, che passano al contrattacco. Il Movimento 5 stelle, per andare a fondo in particolare alle eventuali responsabilità sul cedimento dell’argine nella pianura bolognese presenterà un esposto. “Perchè anche la magistratura faccia la propria parte”, sottolinea in aula la capogruppo Silvia Piccinini, che parla di una “tragedia scampata” e chiede anche una commissione d’indagine interna “per capire quali sono le responsabilità”. Per l’assessore Gazzolo, prosegue la 5 stelle, “non è colpa di nessuno e forse è del Governo. C’è stata una grave sottovalutazione del rischio“. Sull’argine che ha ceduto nel territorio di Sala Bolognese al confine con Castel Maggiore “tutti sapevano che c’erano delle criticità e non poteva non saperlo Bonaccini come commissario anti-dissesto, che doveva garantire che quegli interventi fossero conclusi nei tempi previsti. E’ grave che oggi non sia qui a metterci la faccia”, afferma ancora la 5 stelle. L’amministrazione regionale, secondo il leghista Daniele Marchetti, “si è nascosta dietro una maschera arrogante senza dare risposte”.

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La Lega, di fronte ai sindaci coinvolti dall’emergenza presenti in assemblea legislativa, esprime “parecchi dubbi” su quanto avvenuto. “E’ inutile che la regione cerchi di smarcarsi dalle accuse. Deve fare verifiche sulle eventuali responsabilità per togliere qualsiasi dubbio ai cittadini”, scandisce Marchetti. E il collega di Fi Andrea Galli si chiede: “Perchè non si è fatto nulla se si sapeva che quella zona era a rischio? Piangere sul latte versato è tardi. Sul banco degli imputati non ci deve essere solo la giunta ma l’intera amministrazione regionale”.

Dai banchi della maggioranza il capogruppo Pd Stefano Caliandro promette inflessibilità “rispetto ad eventuali errori umani, tecnici e politici”, ma si scaglia contro i 5 stelle. “Vi dovete vergognare- grida in aula- perchè di fronte a quello che è successo non chiedete nulla al vostro Governo, nemmeno lo stato di calamità. Volete una commissione d’inchiesta? Ci sono le Procure”.

Per Igor Taruffi di Sinistra Italiana è “intollerabile e inutile spiegare che e’ colpa dell’uno o dell’altro. Che sia stata la regione il comune o il governo ai cittadini interessa poco, lo stato è uno e contro il dissesto si fa poco o niente”.

Secondo il sovranista Michele Facci c’è però una “falla nel sistema della protezione civile regionale“. Qualcosa, a suo avviso, non ha funzionato nel modo giusto. “C’è stata una grande sottovalutazione da parte della Regione”, afferma Facci. Da parte sua, Giancarlo Tagliaferri si tira fuori “dal rimpallo di responsabilità tra Regione e Governo“, ma il consigliere di Fratelli d’Italia sottolinea in particolare i doveri che spettano a viale Aldo Moro. La battaglia in Assemblea sugli ordini del giorno si concluderà solo nel pomeriggio, con un prevedibile muro contro muro tra la maggioranza che sostiene Stefano Bonaccini da una parte e opposizioni dall’altra. Con ogni probabilità verrà approvata la doppia risoluzione presentata dal Pd che chiede impegni al Governo sui finanziamenti anti-dissesto.

L’ASSESSORE GAZZOLO: “FANGO CONTRO DI NOI”

“Nei giorni scorsi ho visto il fango scorrere non solo nelle campagne ma anche sui giornali, coprendo il lavoro di chi era impegnato ad aiutare le persone colpite dall’alluvione”. E’ uno sfogo in piena regola quello di Paola Gazzolo, assessore regionale all’Ambiente, che oggi in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha fatto il punto sulla piena del fiume Reno che il 2 febbraio scorso ha colpito il bolognese.

“Ho letto in questi giorni notizie infondate e fuorvianti- attacca Gazzolo- è quindi doveroso chiarire che si è fatto tutto il possibile per ridurre i danni e ripristinare la situazione nel più breve tempo possibile”. Ora, aggiunge, serve che “il Governo dichiari al più presto lo stato di emergenza e velocizzi gli indennizzi. La Regione è disponibile con fondi propri a rimborsare gli eventuali danni che rimanessero esclusi”. La piena del Reno del 2 febbraio scorso, ci tiene poi a rimarcare Gazzolo, è “assimilabile a quella del 1966”, con livelli massimi “superiori di 81 centimetri al picco storico del 2014”. Il grande afflusso d’acqua, continua l’assessore, è stato causato sia dalle abbondanti piogge (“Abbiamo registrati picchi anche di 350 millimetri in 24 ore”) e dallo scioglimento rapido della neve in montagna, dovuto alle alte temperature della settimana passata.

“In 12 ore- spiega Gazzolo- il livello del Reno è cresciuto di 4,75 metri“. A questo proposito, l’assessore scagiona il bacino di Suviana. “La diga ha ridotto l’apporto d’acqua- spiega- non ci sono stati rilasci che hanno aumentato la piena”. Anzi, vista l’allerta, i livelli del bacino “erano stati abbassati il giorno prima per consentire una maggiore capacità di invaso”.

Allo stesso modo, in previsione della piena, “sono state attivate opere idrauliche e invasi per ridurre l’apporto d’acqua”. Non è però bastato, perchè a Castel Maggiore l’argine ha ceduto. “La ditta era stata attivata alle 10 per rinforzare la sponda- precisa Gazzolo- ma a causa dei problemi di viabilità dovuti al maltempo tra Bologna e Modena, il primo escavatore è arrivato alle 13.15”.

L’argine si è rotto alle 14 e il primo masso per riparare la falla è stato posato alle 17. I lavori sono proseguiti fino alle 5 del mattino dopo, con l’utilizzo di tre escavatori e 20 camion. Che quella sponda del fiume fosse un rischio, però, la Regione lo sapeva da anni, perchè era l’unico punto (300 metri in tutto) rimasto più basso di 70-90 centimetri rispetto agli altri argini del Reno, alzati nei primi anni 2000, perchè all’interno di un’area militare. Già con la piena del 2014 ci furono perdite, spiega Gazzolo, e nel 2015 l’autorità di bacino spedì una diffida al ministero della Difesa per intervenire. L’esercito però demolì solo alcuni manufatti pericolanti, ma non rifece l’argine. Se ne incaricò dunque l’autorità di bacino in autonomia, ma il progetto subì ritardi a causa dell’introduzione del nuovo codice degli appalti.

Inoltre, l’attestato di bonifica bellica è arrivato in Regione solo l’11 settembre 2018. Subito sono partiti i lavori, afferma Gazzolo, “mantenere l’argine in quello stato era più pericoloso che aprire il cantiere in autunno-inverno”. Il 7 dicembre scorso si è conclusa la prima parte dei lavori, che la Regione ha provveduto a pagare. “Ecco così il segreto di Pulcinella che la consigliera Piccinini, con toni che non commento, ha fatto sbattere in prima pagina”, punge l’assessore.

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12 Febbraio 2019
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