Tg Ambiente, edizione del 12 febbraio 2019

Tg Ambiente, edizione del 12 febbraio 2019

PREZZI LATTE DA FAME, I PASTORI SARDI INSORGONO

Pastori sardi sul piede di guerra, centinaia di litri di latte rovesciati in strada per protestare contro il prezzo irrisorio loro corrisposto che, denunciano, non basta nemmeno a coprire le spese. “Il prezzo di circa 60 centesimi al litro– denuncia la Coldiretti– è una elemosina che non copre neanche i costi di allevamento e di alimentazione e spinge alla chiusura i 12mila allevamenti presenti in Sardegna in cui si trova il 40% delle pecore allevate in Italia che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano Dop” che, nonostante il nome, si fa con latte di pecora prodotto in Sardegna. A determinare il crollo del prezzo del latte di pecora è proprio il calo delle vendite del pecorino romano dop: gli allevatori accusato i produttori di formaggio di ‘fare cartello’ per tenere basso il prezzo del latte, accusa respinta dai diretti interessati. Nel Mediterraneo la Sardegna è la terra dove è più alta la concentrazione di pecore: quasi due ogni abitante, 2,6 milioni di animali per 1,5 milioni di persone, con il 70% del territorio destinato al pascolo. Negli ultimi dieci anni in Italia è scomparso un milione di pecore “per colpa di scelte industriali irresponsabili”, denuncia Coldiretti. “Senza pastori la Sardegna muore” gridano gli allevatori.

ANBI: SUBSIDENZA E TRIVELLE NON POSSONO COESISTERE

Il duello trivelle si/trivelle no tiene banco e scuote il governo di Lega (favorevole) e M5S (contrario), ma oltre alla politica c’è il tema ambientale. Nello specifico il fenomeno della subsidenza, il lento movimento di abbassamento della crosta terrestre aggravato e in alcuni casi causato dall’estrazione di acqua, petrolio o gas dal sottosuolo. “Non si può rifinanziare la Legge Ravenna con lo stanziamento di 26 milioni dal 2018 al 2024 per mitigare le conseguenze della subsidenza e contestualmente rischiare di riaccenderne le cause, creando le condizioni per trivellazioni anche nell’Alto Adriatico”, denuncia Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi). “Non vogliamo più alluvioni, non vogliamo più che il territorio si abbassi. Le conseguenze sono state disastrose per il Polesine”, chiedono i Consorzi di bonifica rodigini Adige Po e Delta del Po. I territori delle province di Rovigo, Ferrara e del Comune di Ravenna “sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1938 al 1964”, ricorda Anbi, innescando “un’accelerazione nell’abbassamento del suolo decine di volte superiore ai livelli normali”. L”affondamento’ del Polesine e del Delta Padano ha causato “un grave dissesto idraulico e idrogeologico, nonché ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area”, mitigate dalle centrali idrovore del sistema di bonifica che continuano a garantire l’indispensabile pompaggio per ‘sollevare’ l’acqua verso il mare.

RINASCITA AMATRICE PASSA ANCHE DA PRODOTTI TIPICI

Una rete che mette insieme i produttori di Amatrice con i ristoratori romani. Questo il progetto di BioRoma, consorzio che riunisce più di 200 aziende biologiche che rappresentano più di 6 mila ettari di territorio. Si va dal pecorino al guanciale passando per le ciambelline al vino e le marmellate. “Abbiamo rapporti storici con molti produttori di Accumoli e Amatrice, chiaramente appena successo il terremoto si sono rinsaldati tramite delle iniziative di solidarietà. Dalla solidarietà iniziale stiamo cercando, da tempo, di costruire un rapporto più solido tra produttori e il resto del nostro territorio”, dice l’agronomo Alberto Clementelli, uno degli organizzatori dell’iniziativa. “L’obiettivo è fare in modo che ci sia un rapporto diretto tra produttore e consumatore- prosegue- Stiamo cercando di diffondere l’utilizzo di prodotti locali di Amatrice per cucinare i piatti tipici come l’amatriciana. Per ora hanno aderito 20 ristoranti, con cui stiamo lavorando e abbiamo già una grossa risposta”. All’interno della rete “noi siamo l’elemento che mette insieme tutti quanti: i produttori del cratere sismico con i ristoratori che hanno aderito a questa iniziativa”, aggiunge dice Raffaele Marchese, presidente di BioRoma, “associamo prevalentemente aziende biologiche il prodotto delle nostre aziende associate cerchiamo di farla arrivare a Roma attraverso canali che ci consentano di valorizzarli al meglio”. 

UGANDA. VIETNAMITI TRAFFICANO SQUAME PANGOLINO

Un tribunale di Kampala, in Uganda, ha concesso la libertà provvisoria su cauzione a tre vietnamiti che il 24 gennaio sono stati arrestati per contrabbando di avorio e squame di pangolino, animale in via di estinzione del quale è vietato ogni commercio. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati 262 pezzi d’avorio, per circa 3,2 tonnellate e un valore di 8,7 miliardi di scellini ugandesi, circa 2,1 milioni di euro. Tra le misure cautelari il sequestro dei passaporti e l’obbligo di presentarsi in tribunale ogni due settimane. In più ognuno dei sospetti ha pagato una cauzione di 15 millioni di scellini ugandesi, circa 7mila euro. Altri presunti trafficanti sarebbero ancora in fuga. Ci sono 8 specie di pangolino, divise tra Africa e Asia. Si stima che negli ultimi 10 anni un milione di pangolini siano stati vittima di bracconaggio. 20 tonnellate di pangolini o loro parti vengono trafficati a nel mondo ogni anno lungo 158 vie di contrabbando. I mercati primari per la specie in via di estinzione sono proprio il Vietnam insieme alla Cina.

COLOMBIA. UNA DIGA STA PROSCIUGANDO FIUME CAUCA

Decine di migliaia di pesci morti e in decomposizione. Il secondo fiume della Colombia ridotto a un rigagnolo. Fa ancora parlare di sé la diga di Hidroituango, il megaprogetto idroelettrico lungo il fiume Cauca, nel nord del dipartimento di Antioquia. Martedì scorso la chiusura d’emergenza della porta 1, decisa dalla dirigenza dell’Epm, Empresa de servicios publicos de Colombia, l’azienda che gestisce l’impianto, ha interrotto quasi completamente il flusso del fiume Cauca, il secondo del Paese con i suoi 900 chilometri di lunghezza, che solcano la valle tra la Cordigliera centrale e quella occidentale. Il livello del fiume è sceso drasticamente, la moria di pesci ha raggiunto dimensioni catastrofiche – si parla di circa 65mila pesci morti – con danni incalcolabili e di lunga durata sia per i piccoli pescatori della vallata che per l’intero ecosistema. “In questo momento, l’emergenza maggiore è dovuta alla grande moria di pesci e di conseguenza alla qualità dell’acqua, a causa della loro decomposizione. Un grande problema per l’ambiente e anche per l’economia della zona”, spiega Isabel Cristina Zuleta, coordinatrice dell’associazione Ríos Vivos Antioquia, che da anni lotta per sensibilizzare sull’impatto dell’enorme diga.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Guarda anche:

12 Febbraio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»