Welfare

Al Bambino Gesù giornata di formazione sull’epilessia per i docenti: ecco come aiutare gli alunni

ROMA – Un fenomeno che coinvolge il 5% della popolazione e che quindi “non può essere sottovalutato”. Di questa percentuale, il 20% (1% della popolazione) andrà incontro a crisi ricorrenti.

Sono numeri riguardanti l’epilessia, illustrati oggi dagli specialisti del Bambino Gesù durante un incontro di formazione con i docenti delle scuole romane, nella sede di San Paolo dell’ospedale pediatrico.

Sempre secondo lo studio, il 60% delle epilessie si manifesta in età prepuberale e nel 70-75% dei casi si ottiene il controllo delle crisi con la terapia farmacologica, mentre il 25% dei casi ha un epilessia farmaco resistente. Infine, solo per il 10-15% puo’ essere trattata con la chirurgia. In questo caso, prima si interviene più alta è la possibilità di guarigione. Tutti elementi da cui si può trarre una conclusione fondamentale: i più colpiti dalla patologia sono i bambini. Per questo, in occasione della Giornata mondiale per l’epilessia, il Bambino Gesù ha promosso un ciclo di formazione che ha coinvolto 700 insegnanti e operatori scolastici e più di 100 scuole di Roma e provincia, per evitare “ospedalizzazioni inappropriate” soprattutto quando si può e si deve intervenire nel breve periodo. Durante l’incontro di oggi sono stati illustrati i casi in cui intervenire tempestivamente per evitare le conseguenze “a lungo termine” nell’individuo.

I TIPI DI CRISI

Gli specialisti hanno infatti suddiviso le varie crisi in 3 tipologie: ‘Tonico-clonico’, ‘con riduzione della coscienza’ e ‘di assenza’, mostrando ai presenti anche filmati di bambini in preda a una di queste crisi.

E’ nel primo caso infatti che l’intervento deve essere quasi immediato, entro quindi i primi 5 minuti. Tempo oltre il quale “le conseguenze (sofferenza neuronale, morte neuronale e alterazioni dei network neuronali, ndr) a lungo termine tendono ad aumentare”. Nel secondo caso, l’intervento non dovrebbe verificarsi oltre il decimo minuto dall’inizio della crisi, così come anche nel terzo. In quest’ultimo caso, tuttavia il rischio di conseguenze nel lungo periodo dovrebbe essere minore.

“E’ scientificamente dimostrato che educare la scuola alla gestione dei bambini e dei ragazzi affetti da epilessia ne favorisce l’inserimento in classe, migliora la loro qualità di vita- con ricadute positive anche sui livelli di ansia dei genitori- e riduce sensibilmente gli accessi non necessari al pronto soccorso- sottolinea il professor Federico Vigevano, direttore del dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione del Bambino Gesu’- Ancora oggi purtroppo, questi giovani sono vittime di pregiudizi e limitazioni in vari ambiti della loro vita. E’ per questo che discriminazione ed emarginazione vanno combattute con ogni iniziativa di informazione, formazione e sensibilizzazione possibile”.

12 febbraio 2018
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