L’identità dei partiti politici è divenuta evanescente e il vincolo di mandato conferito dagli elettori una mera scelta discrezionale - DIRE.it

Opinioni

L’identità dei partiti politici è divenuta evanescente e il vincolo di mandato conferito dagli elettori una mera scelta discrezionale

di Barbara Varchetta (Pubblicista, esperta di Diritto e questioni internazionali)

Dopo anni di sterili dibattiti parlamentari sull’opportunità di conferire dignità e pari diritti alle coppie omosessuali, apertisi e ciclicamente conclusisi con un nulla di fatto e superati, come spesso accade nel nostro Paese, dalla prassi sociale che si consolida nel tempo giungendo a soluzioni ottimali ancor prima che il Legislatore si accorga della necessità di un suo intervento, stiamo ancora assistendo ad un indecoroso spettacolo che esporta oltreconfine un’immagine ingenerosa dell’Italia e degli italiani.

In un contesto in cui tesi ed antitesi finiscono col coincidere (con buona pace di tutti coloro che immaginavano l’ipotesi come irrealizzabile), ci si trova dinnanzi ad una realtà sconcertante: l’identità dei partiti politici è divenuta evanescente; il vincolo di mandato conferito dagli elettori ai parlamentari, una mera scelta discrezionale di questi ultimi; il continuo richiamo alla “coscienza”, un alibi per procrastinare importanti decisioni di interesse nazionale.

E non si vede ancora la luce in fondo al tunnel.. Il vecchio, forte e puro PD, quello delle battaglie di principio, quello della lotta per i diritti civili e la tutela delle minoranze non da’ segno della sua esistenza e, negli ultimi mesi, sembra addirittura aver confuso le proprie posizioni con quelle della Destra più integralista…

La rivoluzione promessa da Grillo e dai suoi, poi, stenta a manifestarsi. Folgorati sulla via di Damasco, in preda a crisi mistiche, oggi ricalcano le orme dei politici della prima repubblica, riscoprendosi nient’altro che democristiani… Ed a nulla servirà invocare il ricorso allo scrutinio segreto per insabbiare tali criticità, tentando maldestramente di sottrarsi alla pessima performance di cui tutti, peraltro, sono già stati protagonisti.

Siamo certi che l’Italia meriti di rimanere paralizzata in attesa che una questione di facile risoluzione venga affrontata con la stessa puntualità che Einstein riservò alla sua teoria della Relatività?

Il nostro Parlamento si è accorto che nel mentre si consumano forvianti bagarre partitiche l’Italia crolla sotto il peso di una crisi economica senza precedenti? Che la crescita registrata nell’ultimo anno è pari allo zero? 0,1-0,3 sono numeri degni di un risultato calcistico e non di un Paese che aspetta da troppo tempo il suo riscatto. Che le nostre principali realtà imprenditoriali, orgoglio italiano nel mondo, sono state, in tutto o in parte, rilevate da multinazionali prevalentemente asiatiche che finiranno per “usare” il nostro knowhow sottraendoci primati e risorse? Che il sistema bancario è al collasso ed impedirà, in quanto impossibilitato a sorreggerla, la tanto acclamata ripresa economica? Che l’Europa smetterà presto di accordarci flessibilità e deroghe dal momento che ritiene l’Italia inadempiente rispetto ai parametri comunitari? A poco servirà la voce grossa del nostro premier se non si deciderà di intervenire radicalmente sul circolo vizioso rappresentato dal binomio riduzione del debito pubblico/nuovi investimenti.

Di fronte a tali e tante criticità, il dibattito politico relativo alle unioni civili piuttosto che alla riforma del Senato (solo per citarne una tra le più note) appare agli occhi dell’italiano medio, che quotidianamente si interroga sul suo futuro in questo Paese, un inutile e quanto mai pericoloso diversivo.

12 febbraio 2016
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