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Samantha Cristoforetti, avanti con gli esperimenti

Si sveglia ogni giorno dopo otto ore e mezzo di sonno, dedica più di sei ore agli esperimenti e alla manutenzione della Stazione spaziale internazionale e per due ore e trenta deve dedicarsi all’esercizio fisico obbligatorio: vanno avanti a ritmo sostenuto le giornate di Samantha Cristoforetti , in orbita a più di 400 km da Terra ormai da quasi due mesi. Anche se la Stazione non va mai in vacanza, durante le Feste gli astronauti hanno potuto allentare la tensione del lavoro di ogni giorno e non sono mancati i festeggiamenti, sia per le festività religiose che per il nuovo anno.La stessa Cristoforetti lo ha raccontato nel suo diario di bordo sul sito Avamposto42, sempre aggiornato sulle evoluzioni della missione ‘Futura’, la seconda di lunga durata dell’Italia. Non solo a bordo è stato festeggiato il Natale cattolico, il 25 dicembre, ma anche quello ortodosso, che cade il 7 gennaio, con tanto di coro organizzato a Terra, a Star City. Niente da fare, invece, per i fuochi d’artificio del 31 dicembre: Cristoforetti spiega che, nei giorni delle Feste, non hanno avuto una sola notte vera e completamente buia sulla Stazione. Un periodo di questo tipo viene definito ‘ad alto Beta’, in cui le posizioni relative del Sole, della Terra e della Stazione Spaziale sono tali per cui non si resta mai completamente senza luce solare.
Intanto proseguono gli esperimenti a bordo. Cristoforetti si è dedicata, in questi giorni, alla prima sessione dell’esperimento Skin-B dell’Agenzia spaziale europea (Esa): utilizzando tre diversi strumenti l’astronauta ha effettuato dei rilievi in un’area specifica degli avambracci, su cui già erano state effettuate osservazioni prima di partire. Ha misurato la quantità di acqua evaporata dalla pelle per capire quale sai il livello di efficienza della funzione barriera della pelle stessa. Poi si è occupata dell’umidità e, alla fine, grazie a una piccola camera ultravioletta a mano ha scattato una foto molto dettagliata della sua pelle.Grazie a un lavoro di negoziazione tra l’Agenzia spaziale italiana (Asi), la Nasa e l’Esa l’esperimento ‘Blind and imagined/ Slink’ ha guadagnato nuove preziose risorse in termini di tempo dedicato dagli astronauti. Così è stata portata a termine un’ulteriore sessione sperimentale del progetto, che prevede due diversi esperimenti focalizzati sul cambiamento dei movimenti dell’uomo in assenza di gravità e sul processo di adattamento cerebrale a questa nuova condizione. E’ la stessa Agenzia spaziale italiana a raccontare le varie fasi del progetto.Il primo protocollo sperimentale si chiama MOVE SB ed è stato proposto dal gruppo del laboratorio di Neuroingegneria e Robotica Medica del Politecnico di Milano. Prevedeva che Samantha Cristoforetti da una postura eretta, con i piedi fissati al pavimento, raggiungesse due punti sulla parete di fronte a lei con gli indici.Sulla Terra, per compiere questo movimento, è necessaria l’integrazione del controllo del movimento di puntamento con il controllo dell’equilibrio. In volo, invece, l’astronauta non ha più il problema di mantenere l’equilibrio e quindi lo scopo dell’esperimento è di comprendere come cambia l’organizzazione delle parti del corpo coinvolte, come, ad esempio, tronco, gambe e braccia. Il movimento è stato ripetuto dall’astronauta sia ad occhi aperti sia ad occhi chiusi, per poter capire meglio il coinvolgimento della vista.Il secondo protocollo sperimentale, proposto dal gruppo di ricerca dell’ IRCCS Fondazione Santa Lucia, richiedeva di lanciare una pallina da tennis virtuale contro la parete di fronte e riprenderla, con differenti livelli di forza di lancio, immaginando sia la presenza sia l’assenza di gravità. Anche qui l’obiettivo è studiare il meccanismo di interiorizzazione della gravità presente nel cervello e studiare come viene modificato dall’esperienza della microgravità. Per registrare tutti i dati relativi ai suoi movimenti nell’ambito dell’esperimento, l’astronauta italiana ha fatto ricorso a un sistema già utilizzato da tre suoi colleghi, in passato. Si chiama Elite S-2 ed è stato progettato dal Nearlab del politecnico di Milano. Tutti i dati raccolti saranno ovviamente confrontati con quelli della prima sessione, effettuata al quarto giorno di volo.
IN ANTARTIDE ALLA RICERCA DI MATERIA EXTRATERRESTRE
A ridosso delle montagne Transantartiche, con una temperatura che arriva a -25 gradi e un vento gelido che soffia fino a 60 chilometri orari, i ricercatori dell’Università di Pisa andranno alla ricerca di materiale extraterrestre. La loro missione, partita a fine dicembre, fa parte del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) e ha l’obiettivo di individuare dei meteoriti precipitati nella zona, grazie alla cui analisi sarà possibile condurre studi sull’origine del Sistema Solare. L’ultima volta in cui lo stesso gruppo di ricerca aveva realizzato una spedizione in Antartide erano venuti alla luce una meteorite lunare e una condrite carboniosa. La missione, la trentesima del programma nazionale, durerà 40 giorni.

AUGURI, HUBBLE
Il telescopio spaziale Hubble compie 25 anni. Nel 1990 furono la Nasa e l’Agenzia spaziale europea a spedirlo in orbita a 560 km da noi. Da allora Hubble, che copre un’intera orbita terrestre in 97 minuti, ha mandato sul nostro pianeta immagini non solo splendide, ma anche fondamentali. E’ stato Hubble, ad esempio, a inviare la prima ripresa da telescopio ottico di un pianeta extrasolare e sempre Hubble ha scoperto la galassia più lontana da noi, due nuovi satelliti di Plutone, e, oltretutto, ha chiarito che l’Universo è uniforme su larga scala. Per celebrare i suoi 25 anni la Nasa ha pensato di rielaborare, con una formula più elegante, una storica immagine inviata da Hubble nel 1995, quella che rappresenta i cosiddetti ‘Pilastri della Terra’. Si tratta di nubi di polveri e gas che si allungano nella stessa direzione. Invisibili a occhio nudo, si trovano a più di seimila anni luce da noi. E, anche tanti anni dopo, mantengono intatto il loro fascino.

OTTO NUOVI ESOPIANETI PER KEPLER
Li ha scovati Kepler, il più noto cacciatore di esopianeti: il telescopio spaziale della Nasa ha individuato otto nuovi pianeti, al di fuori del Sistema Solare, che orbitano a una distanza tale dalla loro stella da far sì che sulla loro superficie possa esistere acqua allo stato liquido. Tra questi otto, due sono i più simili alla Terra di qualunque altro. Sono stati denominati Kepler-438b e Kepler-442b, entrambi orbitanti intorno a nane rosse più piccole del nostro Sole. E’ probabile che entrambi siano rocciosi. Osservarli più attentamente è la nuova sfida, considerando che si trovano uno a 470 anni luce da noi e l’altro a 1100 anni luce dalla nostra Terra.

LA CULLA SCURA DELLE STELLE
L’European Southern Observatory ha diffuso una curiosa immagine ripresa dallo strumento Wide Field Imager. In mezzo a una distesa di stelle luccicanti si apre una macchia oscura dalla forma indefinita. Ma cosa c’è lì dentro? Si tratta di un’area popolata da gas e polveri, in cui nasceranno le future stelle. La nube oscura prende il nome di Lynds Dark Nebula si trova a circa 700 anni luce da noi nella costellazione del Serpente. La nube contiene polvere in quantità sufficiente da bloccare completamente la luce visibile emessa dalle stelle di fondo. Gli astronomi che hanno preso in esame la formazione stellare della Lynds Dark Nebula hanno scoperto alcune delle più giovani stelle osservabili, ancora nascoste nel buio della nebulosa. Si può pensare a queste stelle in gestazione come se fossero ancora nel grembo materno.

di Antonella Salini
12 febbraio 2015

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