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Accoltellò alle spalle un palestinese, israeliano condannato a 21 mesi

ROMA – Il Tribunale della Corte penale di Tel Aviv ha condannato a 21 mesi di carcere Oz Segal, un israeliano che ad aprile scorso accoltello’ un arabo palestinese, ferendolo gravemente. Come riporta il quotidiano israeliano Haaretz, ora Segal dovra’ risarcire la vittima anche con 12.000 shekels (circa 2.800 euro) per i danni causati.

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Il giudice che ha seguito il caso, Shamai Becker, ha trovato Segal colpevole di “aggressione aggravata dal possesso di arma da taglio”, e ha respinto la richiesta di attenuanti per insanita’ mentale avanzata dal legale. Per Segal, che ha colpito un netturbino arabo per la strada al grido di “morte agli arabi!”, l’accusa aveva chiesto tra i 18 e i 38 mesi di reclusione, mentre il legale dell’imputato – fino a quel momento senza precedenti penali – aveva chiesto una condanna ai servizi sociali.

Oz Segal durante il processo ha motivato il suo gesto dichiarando che “delle voci e dei fantasmi lo perseguitavano”, pertanto voleva finire in prigione in modo da potersi nascondere.

Il giudice nella sentenza, secondo Haaretz, ha scritto: “Non solo Segal era consapevole di stare commettendo un crimine, ma al contrario, se prendiamo in considerazione le sue motivazioni (che sono a nostro avviso assurde), secondo cui dei fantasmi lo stavano perseguitando e per questo voleva nascondersi in prigione, allora vediamo che ha scelto una soluzione e uno strumento che gli hanno permesso di raggiungere il suo scopo: finire dietro le sbarre”.

E nel testo il giudice Becker prosegue: “Non solo Oz Segal ha deciso di commettere un crimine, ma e’ stato lui stesso – e non delle voci, dei fantasmi o degli angeli – a scegliere di accoltellare un arabo” e quindi il tribunale ha constatato che “l’atto commesso e’ estremamente grave. Non ci sono parole per descrivere cio’ che un uomo che si guadagna da vivere pulendo le strade senza arrecare danno a nessuno, possa aver provato nel momento in cui qualcuno, improvvisamente, lo ha assalito alle spalle brandendo un coltello, e lo ha pugnalato alla schiena augurandogli la morte”.

Il giudice ha respinto l’attenuante dell’insanita’ mentale suggerita dal difensore dell’imputato, attenuante che invece aveva risparmiato a Segal una condanna nel 2011 per un reato che le fonti non specificano, ma che rientra sempre nel penale. Becker ha invece considerato l’aggravante della premeditazione, e pertanto escluso una riduzione di pena ai servizi sociali.

12 gennaio 2016
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