La Basilicata ricorda Giovannino Russo a 'Più libri più liberi' - DIRE.it

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La Basilicata ricorda Giovannino Russo a ‘Più libri più liberi’

ROMA – Un incontro per ricordare Giovannino Russo, definito l’ultimo alfiere del meridionalismo, scomparso lo scorso 25 settembre all’età di 92 anni. Si è svolto nel pomeriggio di sabato  9 dicembre a ‘Più libri più liberi’ – la fiera della piccola e media editoria che si è chiusa il 10 dicembre nella Nuvola di Fuksas a Roma – nello stand del Consiglio regionale della Basilicata, che con questa iniziativa ha voluto avviare il ricordo di un lucano d’adozione, fortemente legato alla storia della regione dove si forma ed è tra i soci fondatori del Partito d’Azione locale.

Chi era Giovannino Russo

Giornalista e scrittore, nato a Salerno il 15 marzo 1925 e cresciuto a Potenza, nel 1947 si trasferisce nella capitale. Proposto da Carlo Levi a ‘Il Mondo’, dove divenne amico di Ennio Flaiano, Russo passa a ‘Il Messaggero’ per poi approdare, nel 1955, al ‘Corriere della Sera’, per cui da inviato speciale svolge molte inchieste sui problemi sociali e civili del Mezzogiorno e dei suoi emigrati, affermandosi tra le voci più accreditate del meridionalismo del dopoguerra. Un tema, quello del meridionalismo, che, secondo il presidente del Consiglio regionale della Basilicata Francesco Mollica, “sembra antico ma è sempre più attuale” e va recuperato proprio attraverso la memoria di personaggi come Russo.

“Occorre recuperare il gap non partendo da quello che hanno fatto la Lombardia e il Veneto con i referendum sull’autonomia- dichiara alla Dire Mollica-. La regione Basilicata deve andare in controtendenza attraverso il pensiero di questi grandi uomini. La questione meridionale e il meridionalismo devono essere gli elementi necessari di cui lo Stato italiano non può fare a meno per mantenere quel principio di unitarietà che deve legare tutti i territori della nostra nazione”.

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Un meridionalista ma anche un “pezzo di storia del Corriere della Sera”, come ricorda l’editorialista del quotidiano milanese Paolo Conti: “Giovanni Russo entrò al Corriere nel 1955, sull’onda del grande successo di ‘Baroni e contadini’- spiega Conti alla Dire-. Da allora è stato punto di riferimento del giornale per tutto ciò che riguardava la grande informazione sul Meridione, aprendo un periodo di irripetibile analisi del Corriere della Sera sulla realtà italiana”.


L”ultimo alfiere del meridionalismo’

Una realtà, quella meridionale, indagata a partire dai suoi snodi cruciali, come il terremoto in Irpinia del 1980: “Il momento drammaticamente più alto della carriera di Giovanni- aggiunge Conti- fu il terremoto del 1980, che diventò la cartina di tornasole non solo delle grandi differenze tra Nord e Sud, ma anche dell’incapacità di una classe politica di reagire con una forte programmazione ed un modello alternativo a questa catastrofe”.

Un impegno, quello di dare voce al Sud, che ha fatto guadagnare a Russo l’appellativo di ‘ultimo alfiere del meridionalismo’: “Per tutta la vita- spiega alla Dire il giornalista e saggista Rocco Brancati– Giovanni Russo ha portato avanti un discorso meridionalista non legato al famoso sudismo, che è un fatto negativo. Quindi, non un Sud in contrapposizione con il Nord, ma un Sud inserito nell’ambito di un discorso politico e sociale a livello nazionale“. Un lavoro condotto con maestrìa, che lo ha portato a vincere diversi premi giornalistici e letterari (tra cui il Premio Saint-Vincent per il giornalismo nel 1964, il Premio Marzotto per il giornalismo 1965, il Premio Mezzogiorno 1993 e il Premio Positano 1998 per il giornalismo civile) e ad essere insignito dell’onorificenza di Grande ufficiale da parte del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il 10 aprile 2006.

Biagio Russo: “La cultura al Sud deve ripartire dalla voglia di riscatto”

Una perdita importante che “fa sentire orfani”, come spiega alla Dire il direttore della fondazione Sinisgalli Biagio Russo: “In due mesi abbiamo perso due personaggi straordinari: Giovannino Russo, anima storica del Corriere della Sera, ma soprattutto del meridionalismo; e Alessandro Leogrande, quarant’anni, un ragazzo militante, straordinario, dalla parte dei deboli e degli umili, esattamente come Russo. Ambedue- continua Russo- parlavano del Sud in termini di rilettura, del sudismo come un rischio, e nello stesso tempo temevano che il meridionalismo storico, rappresentato dai Dorso, dai Salvemini, dai Nitti potesse ormai essere finito. Quando nel 1992 la questione meridionale divenne una questione settentrionale Giovannino Russo scrisse un pamphlet ‘I nipotini di Lombroso’, dedicato alla gramigna del leghismo e della separazione. Noi ripartiamo da questo, la cultura al Sud deve ripartire da questi personaggi, dalla loro voglia di riscatto, senza correre il rischio di dare la colpa agli altri, ma innanzitutto- conclude- verificando le nostre colpe e responsabilità”.

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11 dicembre 2017
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