Non solo Trump, quei rimpatri di Obama che fanno discutere

haiti_uraganoROMA  – Quest’anno il flusso di migranti haitiani che hanno cercato di raggiungere gli Stati Uniti d’America ha raggiunto quote mai viste prima. Quasi 8 mila solo quelli arrivati in Messico dal Guatemala nel tentativo di raggiungere gli Stati Uniti, secondo i dati dell’istituto nazionale della migrazione messicano.

Dalla scorsa primavera inoltre, le migliaia di migranti haitiani che si erano trasferiti in Brasile in cerca di lavoro con la fine della Coppa del mondo e delle Olimpiadi hanno perso la possibilità di lavorare a basso costo, e hanno cominciato a migrare verso nord.

L’ondata è dovuta alla crisi umanitaria senza precendenti per l’isola dove è in corso la più massiccia campagna anti-colera a livello mondiale, con vaccini distribuiti a oltre 820 mila persone. L’uragano Matthew, che si è abbattuto sul Paese nel mese scorso, ha ridotto in pessimo stato la rete idrica e le infrastrutture sanitarie e già nel 2010, dopo il terremoto, Haiti dovette combattere il colera, che colpì 800 mila persone e ne uccise 9 mila.
Questi dati avevano convinto l’amministrazione americana a modificare la politica di accoglienza verso gli haitiani, vietando ai funzionari di applicare il cosiddetto processo di rimozione “fast-track”, spesso impiegato al confine per chi arriva senza documenti. Ma negli ultimi tempi, gli Stati Uniti hanno deciso di sospendere i privilegi di accoglienza per gli haitiani. Il loro rimpatrio dagli Stati Uniti è infatti ripreso; l’ispettore Gary Desrosiers, vice portavoce della polizia nazionale di Haiti incaricato di accogliere i deportati al loro ritorno ad Haiti, ha confermato la ripresa di tali voli alle agenzie di stampa internazionali. Il primo volo è arrivato giovedi scorso a Port-au-Prince con 30 haitiani a bordo e un altro volo è arrivato martedi di questa settimana con 40 altri deportati. Pierre Esperance, direttore esecutivo della Rete nazionale per la difesa dei diritti umani (Rnddh), ha spiegato che “non sono criminali deportati, ma si tratta delle persone che arrivano dal Brasile e, attraverso il Messico, sono arrivate a San Diego, in California”.
Descrivendo la ripresa di queste deportazioni come inaccettabili, ha aggiunto: “Il governo degli Stati Uniti non ha mostrato solidarietà con Haiti, il paese è in una situazione estremamente complicata e questo non è il momento di iniziare a rimpatriare le persone “.
Dopo la ripresa della deportazione di cittadini haitiani, il membro del congresso statunitense Yvette Clarke (democratica di origini giamaicane) ha inoltre dichiarato: “La maggior parte delle persone senza permesso temporaneo di soggiorno non è stata accusata di alcun crimine. In questo periodo di turbolenze, l’allontanamento forzato dei cittadini haitiani non farà che aggravare le difficoltà della ricostruzione di Haiti. Sono profondamente rattristata che queste deportazioni siano riprese, e invito il presidente Obama e la sua amministrazione a porre immediatamente fine questa politica”.
Anche perché non resta molto tempo, il nuovo corso di Donald Trump bussa alla porta e per questi disperati (in un comizio proprio a San Diego il candidato repubblicano parlò del muro al confine col Messico) non promette nulla di buono.
di Alfredo Sprovieri
11 Nov 2016
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