Il Pugilatore torna a casa, lo accoglie Nino Benvenuti

ROMA – L’attesa è finita. Il Pugilatore, il capolavoro in bronzo di epoca ellenistica, torna a casa dopo essere stato ammirato da oltre 170mila persone al Getty museum di Los Angeles.

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Al Museo nazionale romano, dove la statua è rientrata, il Pugilatore è stato accolto da Nino Benvenuti, medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1960 e campione mondiale dei pesi medi. “Sono emozionato, estasiato- ha detto l’ex pugile- Essere vicino al Pugilatore è una delle cose più belle che mi potevano capitare. Lui non e’ un pugile, ma un pugilatore. C’è una differenza. Il suo nome richiama l’antichità. Ci fa sentire piccolini, perché è un essere umano con delle qualità diverse. I pugilatori erano degli eroi, erano considerati dei semidei, perché dimostravano quello che ognuno avrebbe voluto avere: il coraggio”.

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Il Pugilatore è ritratto dopo uno scontro, siede su una roccia e ha il volto ferito dai combattimenti, un elemento di “estremo realismo” che “sorprende, perché nell’epoca classica gli atleti venivano raffigurati nelle forme ideali”, senza gli sforzi e i segni della lotta. Del resto, sin dal suo ritrovamento, avvenuto a Roma nel 1885, la statua ha suscitato un vivace dibattito tra gli studiosi per l’attribuzione a un artista, per l’interpretazione e la datazione, “variamente” indicata tra il IV e la prima metà del I secolo avanti Cristo.

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Si tratta di “un’opera avvolta da molti misteri– ha detto Rita Paris, direttore del Museo- non sappiamo dove fosse in Grecia, non sappiamo quando sia arrivata a Roma”. Tant’è, la statua è ambita per le mostre temporanee di tutto il mondo e negli ultimi otto anni è stata a Berlino e New York, passando per Francoforte e Firenze. Per farlo viaggiare in sicurezza, e’ stata progettata e costruita una tripla cassa speciale per preservarlo dagli urti, ed è sempre stato accompagnato da un’equipe specializzata di tecnici e restauratori. La cassa è stata dotata anche di un sensore che registra le vibrazioni, l’inclinazione, l’umidità e la temperatura.

Tornato da Los Angeles, adesso “in tanti continueranno a visitarlo qui- ha detto Rita Paris, direttore del Museo- a giudicare dall’attesa di tanti visitatori del Museo che stavano aspettando il suo ritorno. Lo troveranno nella sala dove lo abbiamo collocato, in una sequenza cronologica di storia dello sviluppo artistico a Roma, perché questo Museo è l’unico al mondo dove si può conoscere la storia dello sviluppo della cultura artistica a Roma“.

Il Pugilatore è stato trovato sul Quirinale, in un’area che in epoca antica corrispondeva alle Terme di Costantino (315 dopo Cristo), un luogo che gli esperti spiegano essere stato costruito almeno 400 anni dopo la fusione della statua bronzea, che evidentemente era stata trasferita lì come decorazione da una precedente collocazione.

L’opera è perfettamente conservata perché in epoca tardo antica, intorno al V secolo, è stata seppellita con cura in una buca riempita di sabbia finissima, con il preciso scopo di nasconderla e proteggerla. A oggi, non sono state trovate copie del Pugilatore, che dunque è un unicum.

“Questa statua- ha detto Francesco Prosperetti, soprintendente per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’area archeologica di Roma- oltre a essere il simbolo di questo museo è un pezzo di una straordinaria importanza e attrattività. Questo ci fa anche riflettere sulla necessità di spingere su questa attrattività, dandogli in futuro anche una nuova collocazione all’interno di questo Museo” che “non e’ il più visitato Roma- ha aggiunto- come invece meriterebbe. Nel 1972 in Calabria sono stati ripescati i bronzi di Riace- ha detto ancora Prosperetti- Questa statua è stata trovata solo 90 anni prima, nel 1885, a Roma. I bronzi sono emersi dal mare, il Pugilatore dalla terra. Sono avvolti dalla stessa aura di mistero. Come i bronzi di Riace sono diventati motivo di identificazione per un’intera regione- ha concluso Prosperetti- spero che altrettanto sapremo fare noi con il Pugilatore. Lo merita”.

di Nicoletta Di PlacidoGiornalista professionista

11 Novembre 2015
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