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La rivoluzione del generale Pappalardo: “Tra un mese entreremo a Roma, non ci possono fermare”/VD

di Antonio Bravetti, giornalista professionista

ROMA – “Abbiamo fatto un atto storico. Oggi, 11 settembre, è nata una nuova Italia. Viva l’Italia, tornate a casa e dite che oggi è nata una nuova Italia”. Applausi, grida di giubilo. Tutti in piedi, parte l’inno di Mameli, si sventolano tricolori. E’ l’ultima scena della rivoluzione del Movimento liberazione Italia, consumata oggi nell’angusto spazio del Capranichetta, a pochi passi da palazzo Montecitorio. Sono i “cittadini” convocati da Antonio Pappalardo, generale dei Carabinieri a riposo (“Il più grande generale dei Carabinieri di tutti i tempi”, si autodefinisce), ex deputato eletto nel 1992 col Psdi e sottosegretario alle Finanze nel governo Ciampi. Settantuno anni, Pappalardo era tornato alla ribalta assieme ai forconi di Danilo Calvani, poi era stato in prima linea nel blitz che a dicembre dell’anno scorso aveva visto una decina di manifestanti “arrestare” Osvaldo Napoli all’uscita di Montecitorio.


Ora Pappalardo è alla guida di un eterogeneo Movimento liberazione Italia che ha consegnato, non si capisce bene a chi, “una diffida” con cui invita il presidente Mattarella a sciogliere le Camere. Secondo una versione la lettera sarebbe stata affidata agli uffici postali della Camera, secondo un’altra invece sarebbe stata consegnata nelle mani della polizia presente in piazza. “Tra un mese preciso, il 10 ottobre– dice Pappalardo- il popolo tornerà qui e non chiederà autorizzazioni. Tra 30 giorni entreremo a Roma“. L’assemblea era cominciata questa mattina. Una cinquantina di persone. A metà pomeriggio, quando ci sono circa duecento rivoluzionari, Pappalardo esce dal Capranichetta e inscena una passeggiata che dura una cinquantina di metri, perché la polizia lo ferma davanti al bar Giolitti.

Il generale però è soddisfatto. Rientrato al Capranichetta al grido di ‘torniamo al cinema’, Pappalardo confida: “I ragazzi che facevano servizio d’ordine avevano gli occhi lucidi, voi non ve ne siete accorti ma io sì. Carabinieri e poliziotti sono stanchi di servire questi abusivi. Li abbiamo messi all’angolo”. Scrosciano gli applausi. La platea è ora piena, in tanti sono rimasti fuori. C’è un po’ di tutto: brandelli dei forconi, rappresentanti del movimento per la libertà vaccinale, bandiere della pace, un’organizzazione che si chiama Movimento popolo unico, prolife che contestano la morte di Eluana Englaro, critici della Boldrini (“Boldrina torna in Africa”, si legge su un cartello), grillini pentiti (“Di Maio si è venduto per una poltrona, come un politico chiunque”). Non mancano neanche i ‘rivoluzionari’ che si salutano col braccio teso fascista. E offrono le loro proposte per fermare i flussi migratori: “Andiamo in Sicilia e spariamo al primo che sbarca- dice un ragazzo incassando il consenso di altre tre persone- vedi se poi continuano ad arrivare…”. Appuntamento tra trenta giorni, sempre a Roma. “Date le mail– invita più volte Pappalardo- sarete informati tempestivamente, diramate il pensiero, parlate di questo evento. In questi 30 giorni io arriverò dappertutto. Non ci possono fermare, questi cialtroni che hanno distrutto il paese non li temo”.

La platea pende dalle sue labbra. Lui va di aneddoto: “Qualche giorno fa ero a Castrovillari, da solo, perché io non ho un autista, guido la macchina. Ero da solo e mi sono seduto al bar all’una di notte a prendere un panino. Sono entrati tre poliziotti della stradale e non potete immaginare che festa mi hanno fatto. Hanno subito detto al barista ‘panino e bibita li paghiamo noi, il generale è nostro ospite”. Un uomo si alza dalla sedia e grida: “Lo meriti, lo meriti, lo meriti”. Applausi. Pappalardo prosegue: “Poi alle persone che erano al bar hanno detto ‘voi non sapete chi è quest’uomo che sta qui da solo come un cane’. Mi hanno detto ‘generale, lei si dovrebbe riposare’, ma io non mi metto a riposo perché ho il dovere di servire la patria“. Pappalardo in piazza, Pappalardo al bar, Pappalardo al telefono. “Tanta gente disperata si confida con me- racconta- mi chiamano alle 3 di notte, mi tengono mezz’ora al telefono. La gente ha bisogno di un amico. Salutate sempre, date la mano sempre. La mano la dovete dare bene, non come certi politici che vi danno quattro dita perché hanno paura di darvi la mano”. Un grido dal fondo della sala: “Sono sporchi”. Pappalardo sorride e assicura: “Ma non riusciranno a fermarci, perché siamo italiani”.

11 settembre 2017

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