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Stupro di Firenze, lo psichiatra forense: “Non sembra esserci palese dissenso ragazze”

ROMA – “Se le stesse ragazze dicono a posteriori ‘Non abbiamo voluto dire nulla, non abbiamo reagito perché ci siamo intimorite, avevano le pistole, erano armati’, è chiaro a questo punto che non vi è una palese espressione del dissenso. Nel senso che una donna può accondiscendere all’inizio, ma poi ad un certo punto può ripensarci ed esprimere il suo dissenso divincolandosi, scappando o quant’altro”. Parla alla Dire Vincenzo Mastronardi, psichiatra forense, criminologo clinico e professore dell’Università di Roma “La Sapienza”, chiarendo la dinamica del consenso e del dissenso in riferimento al caso delle due studentesse americane avvenuto a Firenze.

“Si sono verificati casi in tribunale in cui il dissenso è stato tardivo- spiega il professore- la persona si era pentita a posteriori di quanto aveva lei stessa concesso in quel momento storico, ed è chiaro che la persona compartecipe all’atto non poteva essere a conoscenza del dissenso dato a posteriori. Questo può avvenire nei casi di soggetti con tossicodipendenza, dipendenza di alcol o di una sbornia, dove c’è una compartecipazione emozionale da parte della persona, la quale solo a posteriori ci ripensa, si pente o comunque non manifesta da subito il dissenso”.

– Un magistrato in questo caso come giudica?

“Giudica dalle palesi e chiare affermazioni delle persone interessate. Non ho letto altro- continua il professore- tuttavia mi sono reso conto che, dalle stesse dichiarazioni delle ragazze, poteva emergere uno stato di passività dettato sia pure dalla paura, ma che non manifestava quindi un paleso dissenso. Ovviamente, mancando determinati altri elementi, che si stanno chiarendo in queste ore ci si riserva di approfondire meglio ed ulteriormente in seguito”.

– Si può parlare di violenza sessuale nel caso in cui una persona drogata o ubriaca esprime solo successivamente il suo dissenso?

“Se parliamo di cronica intossicazione- afferma lo psichiatra- se la persona è già da diverso tempo abitualmente destrutturata mentalmente, è chiaro che il consenso non sarebbe valido. È come se la persona interessata non fosse presente a se stessa. Viceversa- continua Mastronardi- se parliamo di una persona in preda ad uno stato di occasionale sbornia, lì le cose sono ben diverse e vanno valutate caso per caso. Questo per il garantismo che bisogna offrire sempre ad ogni essere umano”.

– Cosa possiamo dire sul caso di Firenze?

“Sembra ci sia un video- prosegue il criminologo- e dobbiamo vedere se in questo video emergerà un’espressione di dissenso come ‘Bastardi, bastardi’, ‘Adesso basta’ o altro, allora il dissenso non è postumo ma contestuale. In quel caso non possiamo minimamente trattare di consenso valido, né possiamo parlare di dissenso tardivo. Adesso bisognerà valutare”.

– Cosa accade se nel video non emerge un’espressione di dissenso contestuale?

“Allora si resta in un grosso alone di incertezza valutativa, in cui il magistrato avrà serie difficoltà valutative. Chiaramente potrebbe non avere elementi per indicare l’azione come uno stupro. Con un dissenso postumo ognuno è un caso a sé. Si pensi che negli Stati Uniti questi reati hanno a che fare con il ‘sexual business’- conclude Mastronardi- ovvero un approfittare di determinate occasioni sessuali per poi esprimere un dissenso o denunziare la persona per rivendicare la notoriertà o la richiesta di un risarcimento”.

11 settembre 2017

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