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Centrafrica, il Vescovo: “Così salvo i musulmani dalle milizie”

ROMA – “Li abbiamo pregati di non sparare e ci siamo frapposti come scudi umani” spiega alla ‘Dire’ monsignor Juan Jose’ Aguirre Munoz, il vescovo di Bangassou. Si sta battendo per salvare centinaia di famiglie musulmane e ora chiede aiuto: “Siamo circondati da bande pronte a uccidere anche donne e bambini”.

L’allarme, raccolto al telefono e poi confermato via e-mail, arriva da una diocesi all’estremita’ sud-orientale della Repubblica Centrafricana. Una terra ostaggio di milizie, incursioni e violenze che riprendono a intervalli irregolari ma inesorabili ormai dal 2013. Il conflitto era cominciato con l’avanzata dei ribelli della Seleka, l’alleanza composta perlopiu’ da combattenti musulmani che aveva rovesciato il presidente Francois Bozize’. Preso il potere, i ribelli si sono pero’ scontrati con una nuova milizia, gli Anti-Balaka, nata per porre fine alle violenze ma in seguito accusata a sua volta di atrocita’.

“A Bangassou sono andati all’attacco il 13 maggio” ricorda il vescovo, un comboniano spagnolo. “Hanno preso d’assalto i tre quartieri musulmani e costretto oltre 2100 civili a rifugiarsi in moschea”. La presenza di un contingente di peacekeeper della Minusca, la missione delle Nazioni Unite, non e’ bastata per scongiurare il rischio di una strage.

Ed e’ stato allora che monsignor Aguirre, insieme con alcuni parrocchiani, si e’ recato in moschea per fermare gli Anti-Balaka. “Li abbiamo pregati di non sparare e siamo stati frapposti come scudi umani” spiega. “Alla fine, a bordo di sette camion, siamo riusciti a trasferirli nel seminario di Saint Louis, che si trova qui a 150 metri dalla sede del vescovado”.

La crisi, pero’, non e’ rientrata. “Le milizie sono violente e criminali” accusa monsignor Aguirre: “Hanno circondato il seminario e sono pronte a passare per le armi chiunque dovesse tentare la fuga”.

Gli sfollati sono accampati al Saint Loius da quattro mesi. “E’ un calvario” dice il vescovo, pensando alle necessita’ di fornire assistenza e aiuti ma soprattutto alle implicazioni per la vita della diocesi e delle sue comunita’. “Dovremmo riaprire le scuole dopo la pausa estiva ma non possiamo a causa della presenza degli sfollati e del rischio di nuove violenze” sottolinea monsignor Aguirre. “Fino a maggio a seguire i corsi nel seminario e nelle altre strutture diocesane erano circa 2000 bambini, ora costretti a casa o in pericolo”.

La speranza, allora, e’ che in citta’ torni una qualche forma di stabilita’. “Serve un intervento immediato perche’ gli sfollati possano essere trasferiti in un luogo piu’ sicuro” dice il vescovo. Convinto che, finora, la missione dell’Onu non si e’ rivelata all’altezza. “I caschi blu vengono accusati di non essere mai al posto giusto al momento giusto” spiega. “Li chiamano pompieri o ambulanzieri perche’ arrivano sempre dopo, si tratti di roghi e di esecuzioni sommarie”.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista


 

11 settembre 2017

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