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Esmo premia ricerca italiana: Bardelli simbolo di innovazione nella battaglia cancro

MADRID – È un genetista italiano il simbolo positivo dell’Esmo 2017: si tratta di Alberto Bardelli direttore del Laboratorio di Oncologia Molecolare dell’Istituto per la Ricerca e Cura del Cancro a Candiolo, Torino. A lui è stato assegnato a Madrid dagli oncologi europei il Premio per la ricerca traslazionale, riconoscimento che risulta particolarmente significativo se si riflette che l’ESMO quest’anno ha voluto fin dal suo titolo richiamare sulla necessità di un dialogo serrato tra ricerca scientifica e pratica clinica (si parla di medicina traslazionale per riferirsi a quell’approccio multidisciplinare che punta a trasferire velocemente le nuove conoscenze scientifiche nella scienza biomedica e poi in quella clinica).

Il riconoscimento è stato attribuito a Bardelli, 50enne piemontese, per “il contributo innovativo offerto nell’ambito della biopsia liquida a vantaggio dei pazienti affetti da cancro del colon retto”. Si tratta di una delle maggiori novità nella battaglia contro le neoplasie e consiste in un prelievo di sangue che, utilizzando il DNA tumorale circolante, permette di monitorare la risposta alle terapie nei pazienti affetti da tumori colorettali sviluppando metodiche di medicina di precisione ad oggi assolutamente innovative.

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Alberto Bardelli ha commentato così per l’agenzia Dire il premio ricevuto: “questo riconoscimento mi rende orgoglioso e fiducioso. La mia è la storia di un ricercatore che dopo molti anni trascorsi negli Usa, torna in Italia perché crede nella capacita italiana di fare bene le cose. Nessuno mi ha ostacolato in questo tempo di intensissima ricerca: sono riuscito a costruire un team eccezionale, coinvolgendo anche centri di oncologia su tutto il territorio italiano, e non ho fortunatamente trovato ostacoli sul lavoro. Il Premio dell’Esmo è quindi un riconoscimento alla capacità italiana di innovare la ricerca, la scienza e la pratica clinica”.

Oggi grazie a Bardelli parlare di biopsia liquida significa concentrarsi su una delle frontiere più avanzate della battaglia contro i tumori, “ma questo – precisa lo scienziato – si può fare solo con team multidisciplinari ben strutturati e fortemente collaborativi. Oggi abbiamo bisogno di bio-statistici, di biologi, di ingegneria genetica, di clinici, di esperti di modelli ed avatar, di biologi molecolari, di matematici. Contro il cancro si combatte una vera guerra: guai a limitare il coinvolgimento delle truppe in campo. Purché tutte ben unite e concentrate sull’obiettivo”.

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Ma se Esmo ha centrato quest’anno la sua attenzione sui gradi di separazione tra ricerca scientifica e mondo clinico, qualche diffidenza reciproca evidentemente ancora esiste. Sarà superabile? “Una certa distanza e differenza è quasi inevitabile che ci sia, commenta il genetista piemontese, “L’importante è che non esistano quelle gelosie del proprio campo che spesso nel passato hanno rallentato pericolosamente il cammino della scienza e delle cure”.

Per terminare: dalla John Hopkins di Baltimora a Torino, Alberto Bardelli è il perfetto esempio di “cervello in rientro” in Italia. Ne valeva la pena? “Si, assolutamente si”, conclude il ricercatore, “Certo si può far fatica, soprattutto nei primi tempi del rientro, ma il coraggio e l’idealità scientifica fanno superare ogni scoglio. Soprattutto perché la qualità dei clinici e dei ricercatori italiani è imbattibile”.

11 settembre 2017

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