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Feletto (Camera di commercio): “In Brasile tante opportunità”

luciano feletto

Luciano Feletto

ROMA – “Il Made in Italy in Brasile, in tutte le sue forme ed espressioni, è sinonimo di qualità, gusto, eccellenza e vicinanza di cultura. Ma bisogna lasciare da parte i pregiudizi e conoscere l’ambiente in cui si investe o si possiede già un’azienda. Pena, il fallimento”. Così il presidente della Camera di commercio italo-brasiliana (Ccib) Luciano Feletto al portale di informazione ‘Nuovo Mille’, che ha realizzato un approfondimento per illustrare lo stato di salute del Paese sudamericano e indicare le reali opportunità per gli investitori, in particolare per le Pmi. “Nonostante la crisi degli ultimi anni, il Brasile resta infatti una tra le economie più forti al mondo. La sua forza risiede secondo ‘Nuovo mille’ nel suo comparto industriale, “il più sviluppato dell’America”, in grado quindi di fare del Paese uno tra i principali esportatori al mondo. Rispetto a giugno scorso, l’export è cresciuto dello 0,4%, “mentre il terziario costituisce oltre il 70% del Pil”. Inoltre “la notevole competitività dei suoi prodotti nel mercato dell’export viene favorita da una politica monetaria restrittiva, nonchè dalla molteplicità delle risorse naturali interne”. Ricchezza del territorio ed economia diversificata “offrono grandi opportunità di sviluppo”: solo il mercato interno è di dimensioni continentali, così come osservano i relatori di questa analisi.

farmaciIn quest’ottica, l’Italia, “all’ottavo posto come partner commerciale globale e secondo a livello europeo, preceduto soltanto dalla solida attività d’esportazione tedesca”, ha ottime opportunità di investimento in un paese che apprezza in modo particolare il Made in Italy. Quali consigli dare quindi alle Pmi italiane che vogliano avviare un’impresa in Brasile? “Il rischio del ‘fai da te’ o di cadere nei luoghi comuni è alto– spiega Luciano Feletto- perciò noi suggeriamo di valutare il ‘Continente Brasile’ nei suoi aspetti basilari: dimensioni – 28 volte l’Italia – legislazione, lingua e cultura”. “I settori più promettenti- prosegue il capo di Ccib- sono tutti legati all’innovazione e all’imprenditorialità dell’Impresa italiana, e in particolare nell’indotto del sistema automotive (quarto produttore Mondiale), agroalimentare di qualità, farmaceutica e cosmetica, tecnologie e macchine di processo, sistemi di controllo e innovazione, grandi lavori (strade, autostrade, ponti, infrastrutture in genere), innovazioni su sistemi nelle costruzioni e opere dell’indotto, meccanica di precisione e processi produttivi. Oggi in Brasile ci sarebbe la necessità di imprese nei settori citati, ma spesso queste ritengono il Paese interessante ma troppo ‘lontano'”.

rio de janeiro_brasile

Rio de Janeiro

Infine, alle imprese italiane già attive in quel Paese, Feletto consiglia di “riorganizzarsi“, per adeguarsi “alle attuali esigenze di mercato, pena la perdita di competitività”. La mancanza di informazioni accurate e del supporto di professionalità sperimentate ha portato varie aziende italiane alla chiusura, “con costi molto alti per le Imprese, che sarebbero state invece recuperabili se affrontate per tempo” la conclusione dell’esperto. In questo momento il Brasile “è il 24esimo mercato di destinazione dell’export italiano e il primo nell’America centro meridionale”, aggiunge ‘Nuovo mille’, e per rendere sempre più forte questi rapporti, nel 2015 i governi di Roma e Brasilia hanno fatto molto sul piano istituzionale. Questo ha portato a “un programma di investimenti nei settori delle infrastrutture, dell’energia, della difesa e delle ricerche spaziali. A tal proposito, il titolare della Farnesina ha siglato un Protocollo d’Intesa con il ministro della Pianificazione brasiliano con cui si impegna ad intervenire economicamente nella realizzazione futura di alcuni progetti riguardanti autostrade, ferrovie, porti, aeroporti e sviluppo di reti elettriche. Tra i tanti- sottolinea ancora Nm- si evidenzia il progetto ferroviario più ambizioso: la linea Transoceanica che collega la costa atlantica brasiliana con quella pacifica peruviana”.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

11 settembre 2016

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