‘Maturi’ (e a piedi) in Islanda, l’avventura di 8 ragazzi in presa DIREtta – 8° puntata

Costume e Società

‘Maturi’ (e a piedi) in Islanda, l’avventura di 8 ragazzi in presa DIREtta – 8° puntata

BOLOGNA – Hanno fatto l’esame di maturità e, a differenza di tanti diciottenni che si buttano in estati di sfrenato divertimento tra spiagge e discoteche, loro hanno pensato di festeggiare questo importante traguardo in modo diverso. Con un viaggio-scoperta, faticoso e introspettivo. Ma rigorosamente in squadra: perchè questi otto ragazzi di Bologna, che si sono ribattezzati ‘Il Gregge‘, da anni sono abituati a camminare (e faticare) insieme, facendo trekking ed escursioni in giro per l’Italia. E così hanno voluto fare anche per il loro viaggio della maturità. Scegliendo un posto davvero speciale: l’Islanda. Un viaggio immersi nella natura per lasciarsi conquistare da scenari mozzafiato. Un percorso avventuroso che non dimenticheranno facilmente. Il loro viaggio è cominciato il 16 luglio e finito il 24. Oggi vi raccontiamo la seconda puntata.

I protagonisti:

“IL CIELO D’ISLANDA E’ UN OCEANO DI NUVOLE E LUCE, IL CIELO DI ISLANDA E’ UN PULLMAN CHE CORRE VELOCE”

Skògar-Reykjavik 

Il sole è già alto nel cielo (che novità) e nessuno è ancora uscito dalle tende. Il meritato riposo che ci siamo imposti è rispettato da tutti e si protrae almeno fino alle 10 di mattina. Stare fermi troppo a lungo però non è nella nostra natura, anche oggi c’è un obiettivo da raggiungere, la tappa definitiva, quella che dai piedi di Skogafoss ci avrebbe portato sulle rive dell’oceano. Degna conclusione simbolica della nostra strada a piedi.

Cosi per le 11:30 siamo ancora una volta in cammino, senza zaino, ma con l’occorrente per il pranzo e per un eventuale bagno oceanico. Per arrivare in vista del mare dobbiamo percorrere 6 km e mezzo all’andata e altrettanti per tornare al campeggio entro le 16.

Nel primo tratto costeggiamo la carreggiata della statale di Skogar: un minuscolo arco che compone la celebre Ring road Islandese, percorso imprescindibile per chi ama la strada vera e propria, quella asfaltata. Ad un certo punto, troviamo sulla sinistra il sentiero che, proprio costeggiando il fiume dal cui salto nasce Skogafoss, ci avrebbe condotti fino all’oceano. Camminiamo su un misto di sabbia e ghiaia che sembra tendere all’infinito davanti ai nostri occhi, mentre alle nostre spalle la cascata si allontana lentamente. Dopo un tempo imprecisato, dell’oceano ancora non vi è traccia, mentre questa distesa ci circonda ormai completamente.

Proseguiamo comunque fiduciosi nella nostra direzione, dove le nuvole sembrano iniziare a diradarsi. I primi a giungere all’oceano spariscono improvvisamente alla vista dei compagni, la ghiaia scende bruscamente di un paio di metri rivelando finalmente la costa. Un vento più forte del solito ci investe, in italia potremmo definirlo gelido, ma, oramai abituati alle raffiche di quota dei giorni precedenti, per la nostra pelle è un soffio inaspettatamente gentile. Il clima sembra leggermente più mite del solito, per noi è un segno: l’Islanda benedice il nostro bagno.

Ci allontaniamo dall’estuario del fiume alla ricerca di una spiaggia dalla discesa più dolce, mentre i più coraggiosi si preparano per fare due tuffi. Proprio due eh. L’acqua è gelida (un’altra novità) e le onde sono pericolose; ogni volta che i nostri eroi risalgono vengono deviati di almeno una decina di metri. Dopo il tanto breve quanto leggendario bagnetto, forti di una falsata percezione del calore, i coraggiosi stendono con arroganza i loro teli e per una buona mezz’ora si distendono al “sole”. 

Arriva il momento del pranzo, che sulle rive del mare ha un sapore differente, nonostante si pasteggi pur sempre con le solite gallette e con riso liofilizzato. Le onde dell’oceano si abbattono con forza sulla sabbia nera e si portano dietro tutta la strada percorsa nei giorni precedenti, insieme alla consapevolezza di avercela fatta e a quella sensazione di pace che di solito precede la nostalgia. E’ il momento in cui tutti gli sguardi si incrociano, consapevoli che questa incredibile avventura si avvia già verso la sua conclusione. E’ il momento in cui ognuno prova a non lasciar scivolare via neanche un ricordo, ripercorrendo mentalmente la strada in direzione opposta. 

Purtroppo, il momento di riflessione non si protrae per molto, è già ora di ripartire: un pullman ci aspetta al campeggio per le 16:30. Con calma attraversiamo nuovamente la distesa diretti verso la cascata, che questa volta si avvicina sempre di più. Arriviamo presto e, dopo aver smontato le tende, ci mettiamo con pazienza ad aspettare il pullman.

I minuti passano, l’orologio segna le 16:40, poi le 16:50, poi le 17 e poi… poi iniziamo a preoccuparci. E’ passata mezz’ora e del nostro pullman non vi è traccia, chiaramente questo genere di trasporti non è il nostro forte. Ci mettiamo un po’ a capire di che si tratta. Inizialmente osserviamo il tabellone con gli orari dei pullman, che in luglio segnano il prossimo passaggio per le 18:30, ci guardiamo straniti e torniamo a controllare la nostra prenotazione. E’ a quel punto che sveliamo il mistero, la prenotazione segna la data del 24 si… ma del 24 giugno! Una nuova ondata di adrenalina ci travolge, ma oramai la prendiamo sul ridere. Nel frattempo scopriamo un’altra curiosa novità: tutti i biglietti del bus da noi acquistati e, in parte, già utilizzati per il viaggio erano prenotati per giugno.

La situazione è tragicomica. Il più sconvolto di tutti è il Pastore: sfortunato autore delle prenotazioni, che continua a tenersi fra le mani il viso insieme a qualche ciocca dei suoi folti capelli. Rinsavitosi inizia subito ad escogitare soluzioni e, forte del suo 100 alla maturità, con il suo inglese fluente riesce a convincere la compagnia a non farci pagare e, nel caso ci fosse posto, ad accoglierci sul bus in partenza alle 18:30 per Reykjavik.

Come si dice: tutto è bene quel che finisce bene. Il pullman è praticamente vuoto, e il Gregge riparte per tornare a Reykjavik. Il viaggio è incantevole per quanto riguarda i paesaggi, ma meno incantevole per quanto riguarda le abitudini dell’autista, che adora fermarsi ad ogni (ma davvero ad ogni) stazione di servizio che incontriamo sulla strada.

E’ tardi, ma finalmente per le 23 siamo sistemati in ostello. Rimane giusto il tempo per una passeggiatina serale lungo le vie di Reykjavik, mangiando gli hot dog più buoni del mondo e progettando la nostra giornata da turisti di domani.

Prima di coricarci, oltre alla solita buona tisana, finalmente abbiamo l’occasione di ripetere qualcosa che non facevamo da molto tempo: la doccia. Stanchi, felici e finalmente puliti ci addormentiamo in un vero letto mentre ripensiamo alle avventure dei giorni precedenti.

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11 agosto 2018
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