Venezia, maxi blitz antidroga in stazione dopo indagine di un anno

VENEZIA –  Sono 28 le persone fermate nel corso del maxi blitz antidroga realizzato ieri in zona stazione a Mestre, a fronte di un totale di 32 misure cautelari e tre obblighi di dimora emessi, a cui vanno aggiunti sei arresti differiti, per un totale di 41 provvedimenti. Le persone ancora ricercate sono 13, tutte facenti parte dell’organizzazione apicale che controllava il territorio con tanto di staffette e vedette, occupandosi di spaccio di stupefacenti e riciclaggio di denaro. L’indagine, unica per complessità, “è nata dallo stimolo del territorio”, spiega il procuratore capo Bruno Cherchi, oggi in conferenza stampa nella sede della Procura di Venezia.
Gli indagati “sono tutti nigeriani”, e l’attività di indagine durata “quasi un anno”, è stata portata avanti con “infiltrati, intercettazioni e telecamere di sorveglianza”, evitando di “procedere per i singoli fatti” in modo da risalire nella catena di comando. “L’organizzazione, i cui membri operavano tutti a Mestre, non si limitava allo spaccio ma aveva un sistema di raccolta del denaro con sistemi commercialistici, accentrava le somme recuperate e provvedeva poi a distribuzione a all’invio in Nigeria”, spiega Cherchi. E da qui si arriva alla chiusura di tre attività commerciali in zona, resa possibile dall’applicazione “per la prima volta a Venezia del decreto Minniti, che consente di trattare gli esercizi commerciali come le sale da gioco o i bar, e quindi di chiuderle nel caso in cui siano identificate come punto di riferimento di pregiudicati o spacciatori”. Per ricostruire la catena di riciclaggio è stata coinvolta la Guardia di finanza, che ha monitorato tutti i soggetti che uscivano dal Paese con denaro. L’incrocio dei dati ha poi consentito di ricostruire la catena verticistica.

Allo spaccio dell’eroina gialla, gestito dall’organizzazione, sono associate anche 11 morti per overdose. Per cinque decessi è già stato dimostrato il riscontro diretto, mentre per gli altri casi “stiamo ancora lavorando”. Un grande impegno è stato necessario per riuscire a prendere più persone possibile nello stesso momento, tanto che alcuni ricercati sono stati presi in giro per l’Italia, uno addirittura a Frosinone. Ma sarà difficile riuscire a raggiungere tutti e 41 i destinatari dei provvedimenti, perché “sappiamo per certo che alcuni membri in questo momento sono in Nigeria”. In ogni caso, “non si deve pensare che con questa operazione dall’ottimo esito si sia risolto il problema dello spaccio”, conclude Cherchi. La speranza è intanto di “allontanarlo dall’area e da Venezia”, ma “il problema è la presenza di soggetti che hanno poco da perdere diffusa a livello nazionale” e “la presenza della domanda, che rende lo spaccio un mercato fiorente”.

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11 luglio 2018
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