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La Turchia cancella dal Parlamento le parole ‘Kurdistan’ e ‘genocidio armeno’

ROMA – E’ stata approvata la proposta di bandire dal parlamento di Ankara l’uso dei termini quali “Kurdistan”, “province curde”, “Amed” – l’antico nome della città curda di Diyarbakir – nonché “genocidio armeno” e “massacro“.

I deputati che violeranno tale disposizione potranno essere multati o addirittura sospesi temporaneamente. La notizia è stata riportata dalle fonti di stampa curda e armena, tra cui ‘Kurdistan 24’, ‘Pan Armenian’ e ‘Armradio’.

Secondo i promotori della legge – il partito di maggioranza Akp, sostenuto da altre componenti – l’uso di “Kurdistan” o degli altri termini connessi violerebbe la Costituzione, che afferma “l’unità” dello stato turco.

Inoltre, per via delle azioni violente del gruppo armato Pkk, la bandiera – e l’appartenenza stessa alla minoranza curda – sono associati al terrorismo.

Il genocidio degli armeni è invece un episodio tragico avvenuto nel 1915, allorché l’impero Ottomano stabilì la sistematica uccisione della ricca minoranza etnica. Ankara negli anni ne ha sempre negato l’esistenza, sebbene numerosi storici ed esperti abbiano affermato il contrario, anche a fronte di documenti e testimonianze raccolte tra i sopravvissuti. I governi o gli organismi internazionali che hanno espresso parole di condanna per quella vicenda – in cui si stima persero la vita oltre un milione di persone – hanno messo a rischio i propri rapporti diplomatici con il governo anatolico.

Il dibattito sulla possibilità di imporre un veto all’uso di questi termini all’interno del Parlamento è iniziato a gennaio, quando il deputato del partito di opposizione Hdp, Sibel Yigitalp, impiegò appunto la parola “Kurdistan” in emiciclo, causando un’ondata di proteste.

11 luglio 2017

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