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Ivo4all, il Servizio Civile che guarda all’Europa

Roma – Un servizio civile piu’ inclusivo e aperto ad una dimensione europea. Sono stati presentati stamattina, in un evento conclusivo nella sala Polifunzionale della presidenza del Consiglio dei Ministri in via Santa Maria in via a Roma, i risultati di ‘Ivo4all’, il progetto europeo del dipartimento della Gioventu’ e del Servizio Civile Nazionale finanziato da Erasmus+, avviato il 1 febbraio 2015 e in via di conclusione il prossimo 31 luglio.

Presenti all’evento anche il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Politiche Europee Sandro Gozi e il sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro con delega alle politiche della gioventu’ e del Servizio Civile Nazionale Luigi Bobba. La sperimentazione ha coinvolto, oltre all’Italia, anche Francia e Regno Unito, con Lituania e Lussemburgo partner di progetto.

A differenza di Francia e Regno Unito, i 50 volontari target sono stati inviati dall’Italia solo in Paesi dell’Unione, per promuovere la cittadinanza europea, in linea con la direzione intrapresa con la riforma italiana del servizio civile. Un aspetto che si e’ sposato con l’altro obiettivo di ‘Ivo4all’: facilitare l’accesso dei giovani con minori opportunita’ al volontariato all’estero. A partire dagli obiettivi sono stati quindi analizzati, grazie alla collaborazione di Ernst & Young, i risultati della sperimentazione, presentati dal capo ufficio del Servizio Civile Nazionale Raffaele De Cicco nel corso della conferenza. ‘Ivo4all’ e’ riuscito, attraverso una definizione del gruppo target di ‘giovani con minori opportunita”, a rimuovere alcuni degli ostacoli che impediscono a questi ragazzi di partire per il volontariato all’estero, ricalibrando i criteri di selezione.

In primo luogo, rimuovendo ostacoli di carattere economico. In base ai dati raccolti, infatti, e’ risultato che la fascia di reddito (Isee) tra i 40 e i 60.000 euro nel target di riferimento erano solo il 4,3%, quota che sale al 19% nel classico servizio civile all’estero. La provenienza da famiglie con basso reddito del target e’ stata del 76%. Centrato anche l’obiettivo di rimuovere l’ostacolo geografico, con una partecipazione dei ragazzi residenti nelle regioni beneficiarie dell’obiettivo convergenza (Puglia, Campania, Calabria, Sicilia) del 70%. ‘Ivo4all’ e’ riuscito anche a coinvolgere i cosiddetti Neet con un 84% del gruppo target, mentre e’ stato meno efficace nell’includere giovani non laureati (30%), dato che dimostra anche la prevalenza di laureati tra i giovani Neet italiani.

Nelle interviste ai volontari realizzate dal Dipartimento a fine servizio e’ emerso che l’85% di loro ha considerato l’esperienza un’opportunita’ di crescita personale (contro il 68% per il servizio civile all’estero) e che per il 42% ‘Ivo4all’ ha permesso di perfezionare o acquisire una prima conoscenza della lingua (contro il 20% circa del servizio civile all’estero). Solo il 54% dei volontari ha invece ritenuto molto utile la presenza di un tutor bilingue, mentre il 73% ha dichiarato che la presenza di un compagno e’ stata fondamentale per terminare il servizio. Il 96% ha poi valutato positivamente il de-briefing di 25 ore finale e il rilascio della certificazione delle competenze informali acquisite (Youth Pass), cosi’ come positiva e’ stata considerata la scelta di offrire un corso di lingua di tre settimane prima della partenza.

Presentate nel corso della mattinata anche alcune esperienze di ex volontari partiti grazie ai soggetti che hanno aderito ai bandi (Acli, Amesci/Opes, Cesc Project, Focsiv, e la provincia di Foggia) e le raccomandazioni strategiche e operative contenute nella valutazione finale presentata lo scorso 6 giugno a Bruxelles alla presenza del sottosegretario Bobba e dell’europarlamentare Silvia Costa. “Il nuovo Servizio Civile Universale riprende alcuni degli aspetti sperimentati in questo progetto, primo fra tutti l’inclusione sociale, elemento qualificante su cui bisogna continuare ad insistere- dichiara Bobba-. L’apertura alla dimensione europea e’ un altro aspetto ripreso, come pure la riduzione del tempo dedicato a questa esperienza, punto introdotto in termini di flessibilita’ in riforma. Fondamentale e’ poi il riconoscimento delle competenze acquisite, come lo Youth Pass. Credo poi che abbiamo anche appreso che l’apertura europea ha un ritorno positivo nel tragitto di vita delle persone- aggiunge-. Tutto questo si unisce piu’ in generale alle politiche del servizio civile in un orizzonte europeo che stanno andando avanti. Dobbiamo avere chiaro in mente che la cittadinanza europea non nasce dai trattati, ma da un Erasmus esteso a tutti come ha ribadito ultimamente Macron- conclude-. Solo cosi’ il sentimento di appartenenza europeo potra’ radicarsi nei giovani”.

11 luglio 2017

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