Sua maestà Macron Ossimoro I - DIRE.it

Opinioni

Sua maestà Macron Ossimoro I

di PATRICK GUINAND per www.ytali.com

Et en même temps. “E allo stesso tempo”: formula magica, tic linguistico, facilità oratoria? Il candidato Macron è stato spesso preso in giro per questa espressione ridondante che ha infiorato ogni suo intervento, letta allora sia per un segno d’indecisione, sia come una sorta di polvere semantica negli occhi.

Di fatto, dopo tre settimane di operatività, l’espressione chiave sembra perfettamente come un mantra dell’azione presidenziale: non per governare secondo la formula caduca della coalizione o per sintesi informale dei generi e delle opinioni, ma per governare attraverso l’ossimoro. Non per riparare alla bell’e meglio l’associazione improbabile del centro, della sinistra, e della destra, ma per assumere la formazione d’un governo etichettato “e di sinistra e di destra”. La cui risoluzione alchemica e ossimorica potrebbe essere chiamata semplicemente “macronismo”.

Riunire gli opposti dunque, etica e politica, sociale e liberale, nazionale e globale. E piazzare il presidente, maestro degli orologi, del tempo breve e del tempo lungo della politica, all’acme di questa nuova costruzione filosofica per società moderne o postmoderne.

In un’intervista concessa nel 2015 al settimanale Le 1 Emmanuel Macron aveva comunque già sollevato, con sorpresa di un numero di esegeti, la mancanza inerente la democrazia, ovvero la figura del re:

C’è nel processo democratico e nel suo funzionamento un’assenza, la figura del re del quale io penso fondamentalmente il popolo non abbia voluto la morte. Il Terrore ha creato un vuoto emozionale.

E la normalizzazione della figura presidenziale, pensiamo nel sotto testo al “presidente normale” voluto e incarnato fino all’inconsistenza e alla disfatta da François Hollande, ha “reinstallato una sedia vuota nel cuore della vita politica”. In tutta evidenza, questa sedia vuota e questo vuoto emozionale sono già attivamente sulla strada di essere rioccupati.

Sembrerebbe in effetti che la strategia minuziosamente costruita dal presidente Macron a colpi d’interventi simbolici, millimetrati, il discorso del Louvre davanti alla Piramide di Pei, la sfilata a Versailles con Putin nella grande galleria delle Battaglie, la visita alla Basilica di Saint-Denis con raccoglimento davanti alle tombe dei Re di Francia, subito dopo l’annuncio della sua candidatura alle presidenziali, risponde in qualche modo a questi prolegomeni del 2015, e cerca di ristabilire la figura del re nella democrazia. Ossimoro lì ancora, non sole nero, perché poco marcato dalla malinconia, ma sole reale nel paese dove il popolo è supposto essere re.

Il G7 di Taormina

Non sorprende dunque che dopo i suoi successi mediatici a Bruxelles e al G7 di Taormina, portato da una macronmania che si amplifica internazionalmente, il giornale indiano Mumbai Mirror possa estasiarsi davanti Maharadja Mac, che il quotidiano libanese L’Orient-le-Jour intraveda del Rimbaud nell’avventura macroniana, che i media planetari, in piena ubriacatura comparativa, parlino di un cocktail Kennedy-Obama-Trudeau-Renzi , e che si annunci in questi ultimi giorni un maremoto di candidati macronisti de “La Repubblica in Marcia” alle imminenti elezioni legislative.

Anche Sarkozy, meglio conosciuto per i suoi giudizi sboccati nei confronti dei suoi avversari politici, avrebbe recentemente dichiarato in privato: “Questo non dovrebbe funzionare, ma se funziona, Macron è un genio, e bisognerà chinarsi.”

Altri sono meno entusiasti. Come per esempio Chantal Mouffe, la consigliera di Jean-Luc Mélanchon, che non vede nulla di nuovo con quest’apparizione della cometa Macron nel cielo della democrazia: sulla linea del New Labour di Tony Blair e della Neue Mitte di Gerhard Schröder, il Nouveau Centre di Emmanuel Macron s’appoggia di fatto sullo stesso presupposto, la stessa prospettiva “post-politica”, vale a dire “la convinzione che non c’era alternativa alla mondializzazione neoliberale”. E dunque che questo rullo compressore ideologico, che si dichiara “progressista”, annienta ogni distinzione tra destra e sinistra, ogni “dissensus”, ogni opposizione qualificata immediatamente di conservatrice o estremista, lo scopo ultimo essendo di fare una sedicente “buona politica”. Neoliberale, ben inteso.

In effetti, al di là della messa in scena versagliese cercando di sublimare il “traumatismo monarchico” caro a Macron, Big Mac (altro nomignolo inventato da un tabloid inglese) è atteso essenzialmente sulla sua riforma prevista quest’estate del Codice del Lavoro, con certuni che temono una uberizzazione della società a marce forzate, l’iper-flessibilità come regola e la sicurezza dell’impiego l’eccezione.
Sempre ossimorico, Macron assicura di voler garantire simultaneamente flessibilità e protezione sociale. Vedremo. Quando si vedono infatti i danni nel tessuto sociale tedesco in seguito alle leggi Hartz IV, la pauperizzazione accelerata delle classi flessibilizzate, la precarizzazione, e l’assenza delle inuguaglianze (più ampia che in Francia, stando agli ultimi studi) che si approfondisce inesorabilmente, si può avere effettivamente qualche preoccupazione. Ciò che non impedisce al giornale Die Welt di vedere nelle Macronomics, la visione macroniana integrata delle economie e delle finanze europee “la formula magica dell’avvenire”. Macron-il-flessibilizzante incoronato dunque dai nostri cari vicini come salvatore dell’Europa. Questo non stupirà affatto.

Andando, a dire il vero, più lontano del modello tedesco, la misura-faro di questa riforma sarebbe in effetti un’inversione di priorità in materia contrattuale, vale a dire che le contrattazioni individuali o gli accordi d’impresa, detti à la carte, avrebbero priorità di principio sugli accordi di branca o sulle convenzioni collettive. E non occasionalmente, secondo le opportunità, come nel famoso modello tedesco. Ci fu un tempo, che sembrava molto lontano, in cui si chiamava questa deregulation sociale “legge della giungla”. Questa sarà ormai la legge Macron.

Ma bollato Macron, dunque portato dalla trascendenza della Storia, e marcato del sigillo dell’audacia novatrice, ci sarà ogni possibilità di passare al futuro parlamento. Soprattutto se autorizza il governo attraverso una legge detta di abilitazione, come previsto, a legiferare in materia grazie a ordinanze. Atto regale per eccellenza.

Perché questo sarebbe dunque, la società macroniana: una società ossimorizzata, dove l’assemblaggio dei contrari serve da mantra per la coesione sociale, dove un ecologista, un centrista, un sarkozysta, un hollandiano, e qualche esperto della società civile governano assieme, sbarazzatisi delle loro etichette politiche e unanimemente etichettati en marche Finiti dunque gli scontri, dei partiti, dei clan, delle classi, finiti gli antagonismi politici, i blocchi parlamentari, le resistenze sindacali, benvenuta alla società dei gentili, degli ottimisti, degli attivi, dei competenti, dei “marciatori”, degli uomini e donne di buona volontà.

Un sincretismo che per il momento seduce, che potrebbe anche tradursi in una maggioranza parlamentare, ma che, malgrado tutto, non fa l’unanimità. Con la prospettiva di una ricomposizione socio-politica tripartita: il centro al centro, avendo inghiottito impietosamente destra e sinistra, dette anticamente “di governo”, e in periferia l’estrema-sinistra e l’estrema-destra, incaricate dell’opposizione o della contestazione. Macron, Mélanchon, Le Pen. È il tris che potrebbe uscire dalle urne il prossimo 18 giugno. I risultati, senza dubbio, saranno da sorvegliare da vicino.

E se la maggioranza République en Marche è annientante, allora si potrebbe di certo assistere a una sorta di Restaurazione new look in terra repubblicana, con incoronazione di Macronius Maximus, il nuovo re Macron. Il buon popolo di Francia, infine, ritroverebbe un sovrano. Anche se alcuni hanno scorto del bonapartismo nell’audacia avventurista del vecchio ministro hollandiano dell’economia, questa analogia imperiale sarebbe di sicuro un po’ esagerata. Accontentiamoci dunque per il momento di battezzare la nostra nuova maestà: Macron Ossimoro I.

 

11 giugno 2017
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