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Più pazienti e meno costi, ecco il nuovo farmaco anti linfoma

BOLOGNA – Curare un maggior numero di pazienti con un minor costo per il Sistema sanitario nazionale. E con la possibilità di investire le risorse risparmiate in nuovi farmaci innovativi. Con questo spirito è stato lanciato oggi a Bologna il nuovo farmaco biosimilare Rixathon, derivato dal rituximab, indicato per le persone con malattie ematologiche come linfoma non-Hodgkin, leucemia linfatica cronica, malattie immunologiche e anche per l’artrite reumatoide. In Italia si stimano ogni anno circa 20.000 pazienti a cui viene diagnosticata una di queste patologie. Il rituximab viene usato anche in caso di ricadute, quindi la platea di pazienti potrebbe essere maggiore. In partenza, un farmaco biosimilare riduce del 20% il costo rispetto a quello originale.

A conti fatti, dunque, il risparmio per il Servizio sanitario potrebbe essere elevato. Una riduzione di costi che potrebbe anche lievitare per effetto della possibile concorrenza in futuro. Di biosimilari si è parlato oggi a Bologna nel corso di un convegno al Royal Carlton hotel. Arrivato in Italia nel febbraio scorso, prodotto dalla Sandoz, il Rixathon è in sostanza un farmaco equivalente derivato dal rituximab, che negli anni ’90 ha cambiato l’impatto di queste malattie con un “aumento della percentuale di pazienti guariti dal linfoma”, spiega oggi in conferenza stampa Pier Luigi Zinzani, ematologo del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

Un farmaco “efficace e sicuro”, dunque, per il quale dopo 20 anni è venuta meno la protezione del brevetto. Si sono così aperte le porte per il farmaco biosimilare, che uno studio clinico (di fase tre) condotto su un gruppo di pazienti con linfoma follicolare in stato avanzato non trattati in precedenza ha confermato essere sicuro ed efficace come il suo originale biologico.

“Oggi abbiamo il vantaggio di avere un farmaco assolutamente identico all’orginale– sottolinea Zinzani- con gli stessi effetti terapeutici, col vantaggio di poter ridurre drasticamente la spesa per questo tipo di farmaco”. Un risparmio che può essere investito per “avere a disposizione farmaci innovativi, anch’essi molto costosi, per altri pazienti, con maggiori percentuali di guarigione dalle malattie ematologiche. Questo è il concetto del biosimilare in senso lato”.

Ad oggi, però, a livello nazionale si dimostra ancora un po’ di resistenza tra i medici nell’adottare i biosimilari. “Ci sono da 10 anni- sottolinea Zinzani- ma le percentuali di penetranza sono molto diverse tra le Regioni”. Si parla di un tasso di sostituzione dei farmaci originali “vicino al 100% in Emilia-Romagna, ma intorno al 20-30% in altre Regioni. Ci vorranno un paio d’anni per capire la penetranza di questo nuovo biosimilare nelle varie Regioni”. Una svolta potrebbe arrivare dall’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, che nel marzo scorso ha pubblicato un secondo ‘position paper’ sui biosimilari, sentenziando la loro intercambiabilità col farmaco originale, in pazienti sia nuovi sia già in cura.

CONDORELLI: “PRONUNCIA AIFA PORTA RIVOLUZIONE”

“E’ una rivoluzione copernicana– afferma Fabrizio Condorelli, professore associato dell’Università del Piemonte orientale- perchè finora l’Aifa non si era ancora pronunciata su questo aspetto. Parlava solo di alternativa affidata alla libera scelta del medico per pazienti non ancora trattati”. La pronuncia dell’Aifa “non cambia nulla dal punto di vista della registrazione del biosimilare, che è condotta dall’Ema- precisa Condorelli- lo step fondamentale è stato colmare un vuoto lasciato dall’Ema per motivi legali sulla intercambiabilità del farmaco”.

FLORENZANO (SANDOZ): “NOI PIONIERI”

Sui biosimilari, rivendica l’ad di Sandoz, Manlio Florenzano, “noi siamo stati i pionieri in questo tipo di prodotti e ad oggi siamo i leader a livello mondiale e italiano. Abbiamo portato questi prodotti all’interno della pratica clinica col ruolo di informare i medici, sia su questi farmaci sia sul loro valore per la società”. Fino a ieri, sottolinea Florenzano, si usavano farmaci di sintesi chimica, con un costo ma anche un’efficacia terapeutica inferiore rispetto a quelli biologici e innovativi, usati oggi per le terapie. I biosimilari, invece, “portano su molecole già consolidate, quindi con la massima efficacia e sicurezza, un risparmio molto significativo”. Questo permette anche di “allargare notevolmente la base di pazienti fino a ieri trattati con prodotti biologici- spiega l’ad di Sandoz- è il caso ad esempio dell’eritropoietina, che ha visto crescere del 40% i pazienti trattati grazie al biosimilare”.

Insomma, detta in poche parole, “i farmaci biosimilari garantiscono con un risparmio una maggiore applicazione terapeutica per un numero crescente di pazienti”, riassume Florenzano. La scelta è comunque nelle mani del medico, che quindi “ha anche una responsabilità economica- sottolinea l’ad di Sandoz- all’interno della filiera sono tutti chiamati, siano essi l’industria, il Governo, le Regioni e gli stessi operatori sanitari, a trovare soluzioni per curare più pazienti e risparmiare risorse. Non c’è più nessuno che si può chiamare fuori”.

Il biosimilare, aggiunge l’avvocato Riccardo Bond, “ha sicuramente un effetto positivo sui bilanci delle Ausl, ma l’aspetto preponderante è poter dare al paziente un numero molto elevato di cure, quindi molta più scelta da parte del curante per approcciarsi meglio alle patologie”.

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11 maggio 2018
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