Israele, dal voto un paese diviso: la sinistra spera nella condanna di ‘Bibi’

Il centro-sinistra accetta la sconfitta e confida nei guai giudiziari di Netanyahu per rovesciare il governo
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TEL AVIV – Il giorno dopo i risultati delle elezioni Israele è un Paese ancora più diviso. La fotografia scattata dal voto mostra una società che non si parla e si guarda con sospetto.

A Tel Aviv il partito del centrista Benny Gantz insieme ai laburisti e alla sinistra ha stravinto superando il 65 per cento mentre a Gerusalemme, il Labour e il ‘Blu bianco’ sono stati travolti: i partiti confessionali e nazionalisti sono vicini all’80 per cento.

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Il pessimo risultato della sinistra a livello nazionale è spiegato anche dal voto di Haifa, città portuale con un sindaco di sinistra, dove Gantz e il premier Benjamin Netanyahu sono arrivati appaiati: 49 per cento pari. Nelle loro roccaforti i partiti religiosi hanno toccato oltre il 90 per cento dei consensi.

Il centro-sinistra accetta la sconfitta e confida nei guai giudiziari di Netanyahu per rovesciare il governo visto che dopo l’estate il leader del Likud rischia di essere incriminato per corruzione.

Il partito di destra di Naftali Bennett e Ayelet Shaked, che qualche anno fa erano definiti gli astri nascenti della politica nazionalista ebraica, a sorpresa non hanno superato la soglia di sbarramento del 3,25 per cento in Parlamento e proprio oggi hanno chiesto il ricalcolo dei voti dei militari. L’appello al voto utile del premier uscente ha funzionato.

‘Bibi’ ha ottenuto i complimenti di Donald Trump, che resta il suo miglior amico a livello internazionale insieme a Vladimir Putin, e ovviamente non ha fatto una piega davanti alle critiche dell’Olp, che ha parlato della nuova Knesset come un parlamento razzista.

In Europa come a Tel Aviv in tanti si chiedono come abbia fatto Netanyahu a vincere ancora. Le ragioni sono diverse. Sicuramente negli ultimi anni Israele ha visto una crescita economica molto forte ed è diventato un Paese sempre più sicuro. Ma la differenza la fanno i partiti religiosi che possono contare su un blocco di voti inscalfibile mentre la sinistra sconta il vento contrario che arriva dall’Europa.

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11 Aprile 2019
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