Lago di Bracciano, gli esperti: "Resta l'emergenza"

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Lago di Bracciano, gli esperti: “Resta l’emergenza”

ROMA – Lago di Bracciano mai cosi’ basso da 70 anni e una primavera-estate che non promette nulla di buono. A preoccupare gli esperti di Bracciano Smart Lake dopo la crisi idrica subita dal bacino di origine vulcanica alle porte di Roma nel 2017, e’ il recupero parziale di centimetri d’acqua durante la fase autunnale-primaverile, che, nonostante i 40 giorni di crescita costante al 30 marzo 2018, fa presagire un nuovo abbassamento con l’arrivo dei mesi caldi. In base ai rilevamenti del team di ricercatori ed esperti del lago costituito grazie al giornalista scientifico Emanuele Perugini, il 3 aprile l’asta della piazza del Molo di Anguillara Sabazia segna un -154,5 cm rispetto allo zero idrometrico (fissato a 163,04 metri s.l.m, limite per lo sversamento naturale del lago nel fiume Arrone, unico emissario del bacino). Un +43,5 rispetto al record negativo mai registrato da marzo 2017 (-198 cm il 29 novembre scorso), che pero’ fa il paio con l’impossibilita’ di prevedere come incidera’ l’evaporazione nell’estate 2018, a captazioni Acea ferme.

Una crisi senza precedenti quella dell’antico lacus Sabatinus

“L’autunno scorso non ci sono state piogge quindi il lago ha continuato ad abbassarsi- spiega all’agenzia di stampa Dire l’idrogeologa del comitato scientifico di Bracciano Smart Lake Sara Taviani- Ora con l’inverno sta recuperando, ma poco, quindi ci ritroveremo a fine primavera, quando iniziera’ la fase di evaporazione piu’ elevata, ad avere il solito andamento di abbassamento e il lago non potra’ recuperare tanto. Saremo su livelli decisamente piu’ bassi, di circa un metro, rispetto a quelli che erano ‘naturali'”. Una crisi senza precedenti, quella dell’antico lacus Sabatinus, di cui gia’ nei primi mesi del 2017 le istituzioni del lago (Comuni di Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano, Parco naturale regionale di Bracciano-Martignano, Consorzio di navigazione del Lago di Bracciano) avevano annunciato le prime importanti avvisaglie e che, secondo Taviani, e’ l’effetto combinato di una serie di eventi: “Da una parte, la scarsita’ di precipitazioni, quindi, la siccita’ estrema dell’anno 2017- chiarisce- dall’altra, il continuo prelevare dal lago da parte di Acea fino a fine luglio. A mio modo di vedere a portare al collasso- sottolinea- e’ stata una carenza di tipo gestionale e di attribuzioni di compiti a chi ha competenze su determinati temi”.

 

È alla voce ‘uscite’ (evaporazione, prelievi Acea e prelievi pozzi) che va imputata l’oscillazione anomala dell’andamento del livello del lago con il crollo verticale del 2017, evidentemente non compensato dalle ‘entrate’ del bacino vulcanico (precipitazioni, ruscellamento e infiltrazione del bacino idrografico). Oscillazione che, secondo Taviani, non rientra nelle escursioni naturali del livello del lago che Acea avrebbe dovuto rispettare in base all’articolo 1 della concessione del ministero dei Lavori Pubblici del ’90, sull’utilizzo della risorsa idrica lago di Bracciano. “Dai conti che abbiamo fatto nel 2017 le captazioni di Acea rispetto al totale delle entrate sono state circa l’80% e, secondo uno studio di Ispra, il contributo dei prelievi Acea rispetto al totale delle uscite e’ del 50%- fa notare l’idrogeologa- Dal 2015 Acea ha prelevato in maniera costante 1 mc/s, che equivale a un tubo di un metro e mezzo circa di diametro completamente pieno d’acqua in uscita”.

Prelievi massicci in parte persi lungo il percorso da Bracciano a Roma, a causa delle perdite degli acquedotti che, secondo le stime, si attestano attorno al 40%. È proprio su trasparenza e pubblicita’ dei dati che si battono il team di Bracciano Smart Lake e chi si e’ mosso in questi mesi in difesa dello specchio d’acqua della Tuscia: “I dati relativi al livello del lago di Bracciano sono presi da una stazione idrometrica gestita da Acea, ma non vengono resi pubblici. Dovrebbero teoricamente essere trasmessi alla Direzione tecnica regionale, forse lo sono, ma di fatto non sono reperibili ed accessibili- contesta Taviani- Non c’e’ una stazione idrometrica regionale pubblica funzionante ad oggi, anche se dovrebbe esserci per poter avere un dato autonomo da parte dell’ente pubblico che si occupa della gestione della risorsa idrica. Il problema- chiarisce- e’ che manca una banca dati unica”. Per questo, nel 2016 e’ partito l’esperimento di Bracciano Smart Lake che, da marzo 2017, misura il livello del bacino su un’asta idrometrica posizionata dal Parco di Bracciano-Martignano, proponendo un monitoraggio partecipato e condiviso: “Il nostro obiettivo e’ rendere il piu’ possibile pubblica la discussione sul lago che ovviamente parte dai dati- sottolinea la studiosa- Vogliamo che i dati vengano resi pubblici, che siano trasparenti, quindi consultabili, come base per una cittadinanza attiva, cosciente e consapevole”.

Un’azione di monitoraggio che, per Bracciano Smart Lake, dovrebbe trasformarsi in modello di gestione, sulla base di una ricetta a tre ingredienti: partecipazione, attuazione delle norme gia’ esistenti e stop ai prelievi: “L’esperienza che sta partendo lentamente- racconta- e’ quella del contratto di lago che prevede che tutte le istituzioni che hanno a cuore il lago, sia pubbliche che private, si siedano ad un tavolo per discutere e cercare di mettere volontariamente insieme interessi e valutazioni per costruire insieme un manifesto d’intenti. Questo- conclude Taviani- potrebbe essere lo scenario per aprire una gestione diversa del lago”.

TUTTI I DATI E I GRAFICI SONO STATI GENTILMENTE FORNITI DAL COMITATO SCIENTIFICO DI BRACCIANO SMART LAKE  https://braccianosmartlake.com/

11 aprile 2018
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