Calcio, e' 'Romantada' contro Barca... e la Capitale esplode di gioia

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Calcio, e’ ‘Romantada’ contro Barca… e la Capitale esplode di gioia

ROMA – “Mo me sento pure bello!”. Il potere del calcio, che quando vuole sa unire Nord e Sud, sa emozionare anche chi il calcio non lo ama, fa piangere (di gioia) il giovanissimo e l’anziano, chi da poco ha scoperto questo ‘mondo’ e chi invece questo mondo lo ha sempre vissuto. “Mo me sento pure bello!”, però poi non dormi perché torni a casa e vuoi rivedere quei gol che allo stadio ti sono sembrati lontanissimi, e dalla tv cogli quel particolare che ti è mancato dal vivo o che avevi visto ma ami rivivere. Il calcio è questo e tanto altro ancora. O pure meno, perché chi mai vorrebbe rivedere quei gol che invece la tua squadra l’hanno condannata? E allora per un po’, magari per un giorno, di pallone rotondo non ne vuoi sentir parlare, meglio pensarci dalla mattina dopo.

Il potere del calcio. Che unisce anche quando non è la Nazionale a far saltare sul divano ma è una squadra di club. Che magari la domenica prima hai battuto con soddisfazione, ma poi ammirato ti complimenti per l’eventuale impresa. Il potere del calcio. Che mette di fronte l’una a l’altra la migliore squadra del mondo e il miglior giocatore del mondo, Il Barcellona e Leo Messi, con una delle grandi incompiute del campionato italiano, la Roma, capace di soffrire con le ultime del torneo di casa nostra, e pure di vincere il girone di Champions. E allora ti dici “vabbè, il risultato è scontato, ma almeno mi vedo Messi dal vivo…”. Tu, ed altri sessantamila. Forse qualcuno più, forse qualcuno meno. “Ma pensa chi pur avendo il biglietto ha poi scelto di rimanere a casa pensando di uscire sconfitto!”. Già, storica occasione persa.

Quando arrivi allo stadio ti accorgi che qualcosa nell’aria di diverso c’è. Nell’aria, ma pure nei posti a sedere, visto che stranamente, rispetto al solito, di gente ce n’è già tanta pure a due ore dall’inizio di questa sfida: “Tutti per Messi- pensi- Perché tanto noi…bene che va, fai la sconfitta onorevole”. Il momento che sai che precede l’ingresso in campo delle squadre è l’atteso inno della manifestazione, quello di cui non conosci praticamente neanche una parola. Se non il ‘The Champioooons’ finale, quello che chiude la canzoncina: “Vabbè, il prossimo anno speriamo di risentirlo ancora…”.

Mentre ancora tanta gente va trovando il proprio posto perché arrivata all’ultimo secondo, le due squadre scendono in campo per una partita quasi scontata per una, il Barcellona, che vorresti sempre vivere, possibilmente giocare. E allora con lo sguardo cerchi Messi, Suarez, e speri di uscire a testa alta dalla sfida. Ma poi tutto cambia. E ci vuole poco tempo, meno di una sigaretta, poco più di un caffè, quello che ci vuole per rimettersi seduti dopo aver cantato a squarciagola ‘Roma, Roma, Roma’. Alzi gli occhi e vedi De Rossi lanciare un pallone, Dzeko correre verso la porta: “Ma tanto ora il portiere esce e prende il pallone, figurati”… E invece no. E la Roma è già avanti. La partita diventa di quelle da stropicciarsi gli occhi: ti guardi il vicino di posto, magari mai visto prima, e un gesto d’intesa, una stretta di mano o un occhiolino e diventa il tuo più grande amico. Il primo tempo scivola via così, incredibilmente. E il secondo parte proprio come era iniziato e finito il primo.

Le emozioni sembrano infinite: ogni volta che prende un pallone il Barcellona senti il cuore arrivare in gola; ogni volta che lo fa la Roma, il cuore rimane sempre lì, in gola, perché comincia a credere alla ‘remuntada’. E il sogno si avvicina alla certezza quando ancora Dzeko spaventa il Barcellona e si conquista un rigore che Daniele De Rossi e i 60mila dello stadio Olimpico calciano verso la porta spagnola. Il 2-0 avvicina alle porte del Paradiso. Che si spalancano quando Manolas, di testa, segna il 3-0 definitivo. Serviva vincere con questo risultato per passare il turno dopo il 4-1 subito all’andata. E il destino ha voluto metterci lo zampino: sette giorni fa De Rossi e Manolas segnarono due sfortunatissime autoreti, mentre Dzeko tenne viva la speranza romanista; sette giorni dopo gli stessi tre giocatori hanno trasformato il sogno in realtà. Alla triplice fischio finale Roma esplode, ma di gioia. Dall’Olimpico nessuno si muove più, la musica romana e romanesca accompagna i minuti di gioia successivi l’impresa: è ‘Romantada’. “Mo me sento pure bello!”, il potere del calcio.

11 aprile 2018
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