Manuel (cooperante 28 anni): “Aiuto in Etiopia, ne vale la pena”

L'operatore Vis: "Ho conosciuto Paolo Dieci, da lui grandi stimoli"
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ROMA – “Lavorare nella cooperazione internazionale significa non annoiarsi mai, per questo l’ho scelta”. Manuel Morini ha 28 anni, e’ originario della provincia di Pisa e in tasca ha una laurea magistrale in Storia. Oggi in Etiopia segue tre programmi con il Vis, il Volontariato internazionale allo sviluppo, diventando di diritto parte degli oltre 17mila italiani impegnati in attivita’ solidali all’estero.
L’agenzia Dire lo ha intervistato all’indomani del disastro aereo che ha causato 157 vittime in Etiopia, tra cui molte persone – italiane e non – coinvolte a vario titolo nella cooperazione allo sviluppo.

Morini racconta il percorso che lo ha portato ad appassionarsi a questo mondo: “Dopo la laurea magistrale mi e’ capitata l’opportunita’ di svolgere il Servizio Civile italiano in Etiopia. Mi e’ sembrata una buona opportunita’, cosi’ mi sono detto ‘proviamoci!’. Sono giovane, voglio conoscere il mondo”. Il ragazzo segue quindi per una anno – dal 2016 al 2017 – due programmi nel sud del Paese: uno per l’approvigionamento idrico e un altro per migliorare l’integrazione di una minoranza etnica.

L’esperienza gli piace, e al suo rientro in Italia decide di iscriversi al Master in Cooperazione Internazionale di Pavia, dove ha la possibilita’ di conoscere Paolo Dieci, il presidente del Cisp e di Link 2007, tra le vittime dell’aereo dell’Ethiopian airlines precipitato ieri: “E’ stato piu’ di un professore- dice Morini- era una persone gentile, di grande esperienza, che ci ha dato stimoli forti”. Dopo la notizia della sua scomparsa, “con gli ex compagni di master ci siamo confrontati: lo ricordiamo tutti con affetto”. Negli ultimi anni le ong sono rimaste coinvolte nelle polemiche politiche sulla questione dei migranti.

Paolo Dieci ha mai affrontato con voi l’argomento?

“Dieci parlava con grande tatto. Mai avrebbe voluto che passassero messaggi sbagliati. Lui era piu’ che un cooperante: era un ambasciatore delle ong. Rappresenta bene quell’insieme di persone che lavorano da una vita in questo campo, e ne hanno viste di tutti i colori. Eppure con grande forza d’animo proseguiva su questa strada. Senza mai stancarsi, ha anche continuato a difendere i diritti delle ong sotto attacco”.

Dopo il master, la decisione di tornare in Etiopia grazie a uno stage con il Vis, terminato il quale ha ottenuto un contratto da operatore. Nella regione settentrionale del Tigrai Manuel Morini ha lavorato prima in un progetto finanziato dal ministero degli Interni per contrastare l’emigrazione forzata – che aveva come capifila il Cisp – che si e’ concluso di recente. Oggi invece segue due progetti sostenuti da Aics, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, uno dei quali e’ rivolto ai profughi eritrei.

Perche’ hai scelto questo settore?

“Perche’ non ci si annoia mai” risponde, con tono sicuro. “Ti da’ la possibilita’ di conoscere persone nuove e culture lontane dalla nostra. Inoltre e’ un lavoro interessante, soprattutto oggi, perche’ secondo me la cooperazione e’ in una fase particolare, e va un po’ ripensata. In questo penso che i giovani possano dare contributi e idee importanti. Ad esempio- prosegue il ragazzo- al master di Pavia non c’erano solo laureati in economia o discipline piu’ ‘di settore’: c’erano laureati in storia come me, oppure in letteratura italiana… insomma si sta creando spazio per figure professionali nuove, che vogliono mettere a frutto con creativita’ le proprie competenze, offrendo una visione diversa della cooperazione. E poter mettere in pratica cio’ che hai studiato da’ molta carica”.

Poi, c’e’ il valore di aiutare laddove c’e’ bisogno, in contesti in cui pero’, a volte, la vita e’ a rischio: “Se ho paura? Certo, penso spesso ai pericoli- dichiara Morini- ma non mi fermano, sono felice. E la mia famiglia, vedendomi soddisfatto, mi sostiene. Alla mia eta’ ho gia’ conosciuto una parte del mondo, un fatto che oggi in Italia sembra essere diventato strano, attira critiche”. Quando torna in Italia, confessa il cooperante, “sento che il clima e’ cambiato. Ma secondo me bisogna guardare la realta’. La gente dovrebbe smettere di dare colpe a qualcuno che non ne ha”.

Secondo l’ultimo report dell’osservatorio Open cooperazione, in Italia oggi 20.090 connazionali sono impegnati nella cooperazione internazionale, di cui l’86 per cento – pari a 17.286 persone – opera all’estero. In questo settore sono impegnati in modo pressoche’ uguale sia donne che uomini, pari rispettivamente al 46 e 54 per cento del totale. Il 93 per cento di queste persone e’ impiegata con contratti a tempo determinato, con scarse garanzie per il futuro. Stando alla stessa analisi inoltre tale settore coinvolge, complessivamente, 83.231 volontari e 1.322 volontari del Servizio civile.

L’analisi di un altro osservatorio, Info cooperazione, che ha raccolto i dati di 115 ong italiane, indica a quasi mezzo miliardo di euro la somma dei bilanci delle organizzazioni per realizzare oltre 2.300 progetti in oltre 100 paesi. Di tutti i fondi raccolti, fanno sapere gli esperti, oltre la meta’ sono rappresentati da fondi pubblici nazionali, europei e internazionali; la restante parte arriva da donatori individuali, fondazioni, aziende e chiese.

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11 Marzo 2019
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