Marielle Franco, “un testamento di speranza”

In sua memoria il 14 marzo alle 17.30 presso la Casa internazionale delle donne, a Roma, si terrà la manifestazione ‘Marielle presente!’ promossa dal Comitato italiano Lula libero e dal Fronte per la democrazia in Brasile
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ROMA – Non vuole definirla martire dell’impegno politico e della difesa dei diritti umani. Quando glielo chiediamo, intervistata dall’agenzia Dire, risponde con un secco “no” Monica Tereza Benicio, la donna che, Marielle Franco, consigliera comunale a Rio de Janeiro ed esponente del Partito Socialismo e Libertà brasiliano (Psol), avrebbe dovuto sposare a settembre del 2019. Un sogno non coronato perché Marielle è stata uccisa in un agguato, il 14 marzo 2018 alle 21.30. I sicari erano appostati da ore in attesa che lasciasse il dibattito a cui aveva partecipato, presso la Casa delle donne nere a Lapa, e dopo averla riconosciuta, nonostante i finestrini oscurati, l‘hanno crivellata di colpi.

“Era scomoda, ma non aveva mai ricevuto minacce” continua Monica, che usa parole ‘distillate’, sintetiche e precise. Al fianco di Marielle, tra tante vicissitudini, ha vissuto 13 anni. “Non aveva scorte, usciva tranquillamente, non si sentiva in pericolo” riferiscono quanti l’hanno conosciuta.

CHI ERA MARIELLE FRANCO

Nata in una favelas di Rio de Janeiro, Marielle si è sempre definita una donna bisessuale, parte della comunità Lgbt. Nel 1998 ha avuto la sua prima e unica figlia. E’ anche questa esperienza che l’ha portata a interessarsi dei diritti di genere, della condizione delle donne nelle favelas, soprattutto delle afroamericane. La morte di un’amica, uccisa da un proiettile vagante nel 2000, l’avvicinata ai diritti umani. Il suo impegno politico è ruotato intorno all'”occupazione da parte delle donne e dei neri degli spazi istituzionali della politica”. Marielle aveva una personalità intensa, divertente, allegra, presente tanto nella vita pubblica, quanto in quella privata.

“Una donna e una madre eccellente” la definisce Monica, con una “solidarieta’ che la portava ad avere a cuore la vita delle afroamericane, una solidarietà- spiega ancora- che sta nella nostra lotta”. Sulle indagini “penso che avremo risposte presto” dichiara Monica, che nella sua vita ora ha un preciso obiettivo: “La giustizia per Marielle”. Lo Stato brasiliano non risponde e il “governo di Bolsonaro- come ha dichiarato Monica anche in altre occasioni- rappresenta una sfida per chi crede ad un modello di società come quello che vorrei vedere nel mio Paese”.

Anche l’Onu, dopo l’omicidio, ha lanciato un allarme leggendo nell’esecuzione un atto intimidatorio verso quanti in Brasile combattono per i diritti. La giustizia per Marielle non è solo un affare personale, ma un principio per tutto cio’ che il suo impegno ha rappresentato. Era amata, per le strade la gente si fermava a parlarle come una star, aveva coraggio, ma amava vivere e se avesse avuto sentore di essere in pericolo si sarebbe tutelata. Quella sera Monica l’attendeva a casa per cena. Era tutto pronto, si erano sentite al telefono poco prima, ma quel tragitto di ritorno è diventato troppo, troppo lungo. Così Marielle è diventata un testamento, “di speranza, di equità e di spazi- conclude Monica- per riconoscere a tutti il potere”. Quello di esserci e di essere rappresentati. In memoria di Marielle Franco il 14 marzo alle 17.30 presso la Casa internazionale delle donne, a Roma, si terrà la manifestazione ‘Marielle presente!’ promossa dal Comitato italiano Lula libero e dal Fronte per la democrazia in Brasile. Si ringraziano per l’intervista e per la gentile collaborazione Monica Tereza Benicio, Leila Daianis, Ivanilde de Carval, il Comitato Italiano Lula Livre.

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11 Marzo 2019
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