Migranti, Papa Francesco: "Non sono nemici, rabbia e paura sono malattie"

Vaticano

Migranti, Papa Francesco: “Non sono nemici, rabbia e paura sono malattie”

ROMA – Ecco le parole di papa Francesco, a Trastevere in occasione del 50° anniversario della Comunità di Sant’Egidio:

“Il mondo oggi è spesso abitato dalla paura, anche dalla rabbia, che è sorella della paura. È una malattia antica: nella Bibbia ricorre spesso l’invito a non avere paura”.

“Il nostro tempo conosce grandi paure di fronte alle vaste dimensioni della globalizzazione. E le paure si concentrano spesso su chi è straniero, diverso da noi, povero, come se fosse un nemico. Si fanno dei piani di sviluppo delle nazioni sotto la guida della lotta contro questa gente”.

“E allora ci si difende da queste persone, credendo di preservare quello che abbiamo o quello che siamo. L’atmosfera di paura può contagiare anche i cristiani che, come quel servo della parabola, nascondono il dono ricevuto: non lo investono nel futuro, non lo condividono con gli altri, ma lo conservano per sé”.

“Da quando la vostra comunità è nata, il mondo è diventato ‘globale’: l’economia e le comunicazioni si sono, per così dire, ‘unificate’. Ma per tanta gente, specialmente poveri, si sono alzati nuovi muri“.

“Le diversità sono occasione di ostilità e di conflitto; è ancora da costruire una globalizzazione della solidarietà e dello spirito. Il futuro del mondo globale è vivere insieme: questo ideale richiede l’impegno di costruire ponti, tenere aperto il dialogo, continuare a incontrarsi”.

Il cristiano, per sua vocazione, è fratello di ogni uomo, specie se povero, e anche se nemico. Non dite mai: ‘Io che c’entro?’. Uno sguardo misericordioso ci impegna all’audacia creativa dell’amore, ce n’è tanto bisogno! Siamo fratelli di tutti e, per questo, profeti di un mondo nuovo; e la Chiesa è segno di unità del genere umano, tra popoli, famiglie, culture”.

SIRIA, COM’È POSSIBILE QUESTA NUOVA TRAGEDIA?

“Il futuro del mondo appare incerto. Guardate quante guerre aperte. So che pregate e operate per la pace. Pensiamo ai dolori del popolo siriano, di cui avete accolto in Europa i rifugiati tramite i ‘corridoi umanitari’. Com’è possibile che, dopo le tragedie del ventesimo secolo, si possa ancora ricadere nella stessa assurda logica?“.

 

11 marzo 2018
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