Foibe, la Slovenia protesta per le parole del governo a Basovizza

Il presidente della Slovenia, Borut Pahor, scrive una lettera aperta al capo dello Stato italiano Sergio Mattarella
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TRIESTE – “L’affetto e la sincerità mi impongono, caro presidente, di esprimerle un messaggio di preoccupazione per le dichiarazioni inaccettabili di rappresentanti di alto livello della Repubblica italiana durante la commemorazione delle vittime delle foibe, che mirano a creare l’impressione che le foibe sono avvenute per una pulizia etnica”. Scrive così il presidente della Slovenia, Borut Pahor, in una lettera aperta al capo dello Stato italiano Sergio Mattarella, pubblicata sul sito ufficiale della presidenza slovena, reagendo alle parole espresse ieri alla commemorazione a Basovizza (Trieste), in occasione del Giorno del Ricordo.

“Non è la prima volta che, a livello dello Stato italiano, ascoltiamo interpretazioni storiche e opinioni politiche che suscitano risentimento e preoccupazione tra gli sloveni- prosegue Pahor-. Tuttavia, mi sembra importante sottolineare che per la prima volta il contesto di unità e convivenza europeo stia volgendo in peggio, e all’interno di ciò tali visioni e posizioni diventano ancora più preoccupanti. La prego, signor presidente, di accogliere questa mia riflessione con la massima attenzione”.

Pahor sottolinea come il Ventesimo secolo fu particolarmente difficile e tragico per le relazioni italiane e slovene, specie nel Litorale su cui si è abbattuto il fascismo.

In una visione di riconciliazione pan-europea, spiega, la Slovenia ha accolto nel 2000 la relazione finale della Commissione storico-culturale mista italiana-slovena sui rapporti tra i due stati nel periodo più difficile, 1880-1956.

“Mi dispiace notare- aggiunge Pahor- che le conclusioni di questa Commissione storica congiunta italo-slovena in Italia siano tuttora ignorate e disattese. Ecco perché le chiedo di fare tutto quanto è nel suo potere perché l’atteggiamento nei confronti di questa relazione cambi, e i risultati vengano presi in considerazione”, conclude il presidente sloveno, augurandosi che i rapporti bilaterali ed europei che uniscono i due paesi “lascino ai nostri figli una pacifica, sicura e unita casa europea”.

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11 Febbraio 2019
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