Make up, quello durante la chemioterapia è terapeutico

A Bologna è un progetto che si svolge ormai da diversi anni e vede al lavoro truccatrici, estetiste e parrucchieri nel reparto di Oncologia dell'ospedale Sant'Orsola Malpighi. Perchè tornare a sentirsi belle fa parte della cura
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Trucco e parrucco per sentirsi più belle e superare meglio il periodo della chemioterapia. È il progetto dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dedicato alle pazienti del reparto di Oncologia che, una volta al mese, possono scoprire come prendersi cura di sè stesse e valorizzare il proprio aspetto, o come scegliere il make up più adeguato.

Un trucco per star meglio” nasce dal patto siglato nel 2011 tra il Policlinico, l’associazione Loto e Cna Bologna, che per l’edizione di quest’anno coinvolge 16 ragazze volontarie, tra acconciatrici ed estetiste. Nella ‘salone di bellezza’ allestito dentro al reparto medico Zamagni, nel padiglione 26 del Sant’Orsola, sono offerti due tipi di trattamenti. Il primo è dedicato ai capelli, dove le parrucchiere passano da massaggi al cuoio capelluto (indebolito dalla chemioterapia) a consigli sul colore, il taglio giusto e anche sulla manutenzione della parrucca.

 

Le estetiste invece, partendo dai prodotti di make up che ogni donna porta con sè, si occupano del trucco, insegnando alle pazienti ogni singolo passaggio, così che sia più semplice riprodurlo anche a casa. “Con il passare degli anni ci siamo resi conto che non è importante soltanto l’aspetto scientifico ma sono fondamentali anche tutti quelli collaterali, come può essere l’aspetto esteriore”, spiega Claudio Zamagni, responsabile del reparto di Oncologia medica. “In questo modo abbiamo notato che una donna ha molta più continuità verso la terapia, perchè si sente più sicura di sè”, continua il dottore, spiegando il principale vantaggio di questa iniziativa.

L’aspetto più apprezzato dalle pazienti sono i “piccoli consigli e trucchetti per coprire i segni più evidenti della malattia, come le macchie sulla pelle o la perdita delle sopracciglia”, dice Giovanna Cacciatori, presidente Cna unione Benessere e Sanità. Ma “Un trucco per star meglio” non è solo aspetto esteriore, anzi, “tutto serve per migliorare il proprio morale e la propria visione di sè”, spiega Manuela Bignami, dell’associazione Loto, che affianca il progetto mettendo a disposizione degli psicologi che seguono le pazienti durante le sedute di bellezza, per gestire eventuali momenti critici.

“La prima cosa per la quale ho pianto quando mi hanno detto che avevo un tumore era perchè sapevo che avrei perso i capelli, non tanto per la terapia che avrei dovuto seguire”, racconta Lorenza, una paziente che proprio in quel momento si stava facendo truccare da una delle volontarie.

Molti dicono che l’aspetto esteriore non è importante, e invece è fondamentale perchè ti fa sentire di nuovo bella- continua Lorenza- ma la cosa più bella è passare una giornata spensierata con altre donne come te”. Insomma, non si tratta semplicemente di trucchi e colpi di spazzola ma “così ti rendi conto che non sei sola, che non sei una voce fuori dal coro, siamo donne come le altre e questo è fondamentale per ritrovare noi stesse”. All’inizio “ho rifiutato di partecipare perchè non mi sentivo psicologicamente pronta”, spiega Susanna che ormai da sei anni entra ed esce dal Policlinico e che ora, invece, si mostra fiera del suo aspetto. “La bellezza è una questione terapeutica che ho scoperto proprio qui, prima non avevo mai frequentato un centro estetico”, aggiunge Susanna, che è solo una delle 300 donne che dal 2011 ha partecipato a queste giornate dedicate alla cura di sè.

di Sara Forni

LEGGI ANCHE: A Bologna torna il corso di make up nel reparto di Oncologia

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

11 Febbraio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»