VIDEO | R.D. Congo, Touadi: “Voto storico, nuovo presidente senza violenza”

Intervista a Jean-Leonard Touadi, giornalista e scrittore, già deputato italiano, ora senior advisor della Fao, dopo l’annuncio dell’elezione alla presidenza dell’oppositore Felix Tshisekedi.

ROMA – “Ciò che è accaduto in Congo ha qualcosa di storico” dice Jean-Leonard Touadi, giornalista e scrittore, già deputato italiano, ora senior advisor della Fao. In riva al fiume Congo Touadi c’è nato, era il 1959, la vigilia di tante indipendenze subsahariane.
Oggi, dopo l’annuncio dellelezione alla presidenza dell’oppositore Felix Tshisekedi, l’intervista con l’agenzia ‘Dire’ comincia con passo lento e sguardo profondo.

“E’ la prima volta che in Congo l’alternanza al potere avviene in modo pacifico, attraverso elezioni” premette Touadi. “Chi conosce la storia anche recente del Paese, dal padre fondatore Lumumba fino a Mobutu, che ha regnato fino al 1997, sa che le alternanze si sono sempre avute in modo violento”.

Secondo i dati pubblicati dalla Commissione elettorale, Tshisekedi ha ottenuto oltre sette milioni di voti e circa il 38 per cento dei consensi. Fermo a sei milioni e 400mila preferenze Martin Fayulu, già manager del colosso petrolifero Exxon Mobil, e a quattro milioni e 400mila Emmanuel Shadary, ex ministro dell’Interno “delfino” del presidente uscente Joseph Kabila.

Secondo Touadi, l’andamento e l’esito del voto erano tutt’altro che scontati. “Si temevano violenze anche perché Kabila ha tentato di evitare le urne” sottolinea lo studioso. “Ha cercato di manipolare la Costituzione e restare al potere nonostante il suo mandato fosse scaduto nel dicembre 2016”. La tesi è che alla fine il presidente abbia dovuto “cedere” alle pressioni esterne, esercitate dai Paesi vicini e più in generale della “comunità internazionale”.

E la vittoria di Tshisekedi, indietro nei sondaggi nonostante fosse il figlio di Etienne, leader storico dell’Union pour la Democratie et le Progres Social? “Sotto alcuni punti di vista è stato eletto a sorpresa, perché molti pensavano che Kabila avrebbe spinto per il suo delfino Shadary” risponde Touadi. Convinto che per comprendere le ragioni e la valenza dei risultati diffusi ieri sia comunque necessario soffermarsi sul “cognome” Tshisekedi: “Etienne era un oppositore storico, molto popolare in Congo anche presso gli strati sociali più deboli e fragili; aveva resistito anche a Mobutu, non aveva accettato né soldi né compromessi, era andato in carcere ma aveva continuato a opporsi con determinazione e tenacia”. Una storia, questa, che sarebbe continuata dopo la caduta di Mobutu e la guerra civile e poi ancora con l’ascesa al potere di Laurent Kabila, il suo assassinio e l’entrata in carica nel 2001 del figlio Joseph.

Una sorpresa, dunque, l’elezione di Tshisekedi. Touadi ricorda le accuse mosse dai suoi rivali rispetto ad “accordi segreti” con Kabila ma anche i sondaggi che davano vincente Fayulu. È a questo punto che nell’analisi si inserisce il “grande gioco”, inevitabile nell’era della globalizzazione, delle multinazionali e della new economy, tanto più in un Paese già definito “scandalo geologico” per la straordinaria ricchezza di minerali, a partire dal coltan, essenziale per la componentistica di smartphone e pc.

 Ieri l’Unione Europea ha fatto sapere di aver “preso nota” dei risultati ma anche di “aver rilevato” contestazioni. Ancora più netta la posizione della Francia, che ha “chiesto chiarezza” ribadendo di fatto il proprio sostegno a Fayulu, che oggi ha presentato ricorso.

Secondo Touadi, sulla pelle del Congo si gioca una partita geostrategica. “Dubito che potrà esserci qualcuno in grado di invertire il trend pro-cinese” sottolinea lo studioso, parlando di una dinamica sempre più evidente negli ultimi dei 18 anni al potere di Kabila. “Questa tendenza non riguarda solo la Repubblica democratica del Congo ma anche lo Zambia, il Congo Brazzaville e tanti altri Paesi”. L’assunto è che “Pechino ha investito pesantemente sul continente africano e, anche a causa delle sanzioni europee, per Kabila è stata una scelta quasi forzata mettersi tutto in mano alla Cina”.
Congo laboratorio insomma, anche rispetto all’espansione del Dragone ai confini di Paesi come la Repubblica centrafricana, il Camerun o il Gabon, dove la Francia sta cercando di mantenere posizioni. “Deriva anche da qui il nervosismo di Parigi e del suo ministro degli Esteri Jean Yves Le Drian” dice Toaudi: “Probabilmente vedevano in Fayulu un attore politico più attento alle ragioni politiche dell’Ue e dell’Occidente”.

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11 Gennaio 2019
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