Bufera su Libero per il titolo sui ‘terroni’, Di Maio: “Ora basta soldi pubblici”. Crimi: “Razzismo”

È polemica per il titolo di apertura di oggi del quotidiano Libero: "Comandano i terroni". La notizia si riferisce alla quantità di cariche istituzionali rivestite da persone di origine meridionale

ROMA – “Comandano i terroni“. Questo il titolo di apertura che si legge oggi sulla prima pagina di Libero, il quotidiano diretto dfa Vittorio Feltri. Scoppia la polemica. Tra i primi a scagliarsi contro il giornale c’è il vicepremier Luigi Di Maio che dalla sua pagina Fabebook stigmatizza la scelta editoriale e ribadisce l’intenzione di togliere i finanziamenti pubblici al quotidiano.

DI MAIO: “IN 3 ANNI AZZEREREMO SOLDI PUBBLICI”

“Buongiorno con la prima pagina di Libero, giornale finanziato con soldi pubblici, anche quelli dei terroni. Questa è la preziosa informazione da tutelare con i vostri soldi! Ma tranquilli: abbiamo già iniziato a togliergliene da quest’anno e nel giro di 3 anni arriveranno a zero. P.S. Anche questa volta l’Ordine dei giornalisti rimarrà in silenzio?”. Lo scrive su facebook Luigi Di Maio, vicepremier e ministro, commentando la prima pagina del quotidiano che titola cosi’: ‘Ai meridionali 3 cariche istituzionali su 4 – Comandano i terroni’.

CRIMI: RAZZISMO FINANZIATO CON SOLDI PUBBLICI, FINIRANNO

“Se allo stadio urlano ‘Terroni’ arrivano denunce, curve chiuse, messaggi indignati. Oggi ‘Libero’ lo scrive in prima pagina. L’Odg ha niente da dire? Non è ‘informazione’, è ‘razzismo finanziato con soldi pubblici (4,6 milioni nel 2017). Ma fra 3 anni finiranno anche per ‘Libero'”. Lo scrive su twitter Vito Crimi, sottosegretario con delega all’editoria.

BELLANOVA: TITOLO ‘LIBERO’ VERGOGNOSO, UNO SCHIFO

“Un titolo vergognoso. A tanti di noi era chiarissimo che saremmo arrivati a questo. Uno schifo”. Lo scrive su twitter la senatrice Teresa Bellanova.

Leggi anche:

11 Gennaio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»