Riforma del voto estero, la tecnologia al servizio della democrazia

Lunedì alle 13.00 i parlamentari PD presentano una proposta per rendere tracciabili e sicure le schedeelettorali votate all'estero.

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Roma, 9 nov. – Di riforma del voto estero se ne parla fin dalla sua nascita. Ma, ad oggi, ancora nessuno è intervenuto su quel testo di legge che, voluto nel 2001 dall’allora ministro Mirko Tremaglia, riconobbe anche agli italiani nel mondo la possibilità di eleggere un proprio  rappresentante in Parlamento. Oggi ci prova il Partito Democratico, con una proposta di riforma che sarà presentata lunedì alle 13.00 presso la sala stampa di Montecitorio.

Interverranno la senatrice Laura Garavini, Vicepresidente Commissione Difesa e componente Commissione Antimafia, e l’onorevole Gennaro Migliore, Capogruppo PD in Commissione Affari Costituzionali già Sottosegretario alla Giustizia. Interverranno inoltre i parlamentari eletti all’estero del PD e tecnici che hanno curato parte delle misure previste dalla riforma.

Di che cosa stiamo parlando?

Gli italiani residenti all’estero, regolarmente iscritti all’Aire – Anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero – possono votare alle elezioni politiche esercitando un diritto riconosciuto loro dall’articolo 48 della Costituzione italiana.

Attualmente possono eleggere 12 deputati e 6 senatori, scegliendo tra lista di candidati, anch’essi italiani e residenti all’estero, in una delle quattro ripartizioni della cosiddetta ‘circoscrizione estero’: Europa, America meridionale, America settentrionale e centrale, Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Il voto si esercita per corrispondenza. Gli elettori possono esprimere una preferenza sul nome – o sui nomi – dei candidati nell’apposito plico che ricevono dal consolato via posta. Una volta compilata la scheda elettorale, la rispediscono ai consolati. Che, a loro volta, inviano tutte le schede a Castel Nuovo di Porto, dove vengono scrutinate contemporaneamente allo spoglio delle schede votate in Italia.

Come si intende modificare?

Questo meccanismo di voto è stato spesso al centro di polemiche per il basso livello di garanzie che presenta, poiché allo stato attuale non esiste alcuna verifica che il plico arrivi al destinatario esatto. Oggi il plico viene spedito all’indirizzo indicato dal connazionale al momento della registrazione all’Aire.

E se nel frattempo ha cambiato residenza e non lo ha comunicato?

Il voto deve essere personale e segreto. Per questo motivo, la proposta di riforma del PD intende ricorrere ai nuovi meccanismi di block chain per rendere il plico elettorale tracciabile. E verificare che venga consegnato e compilato dal destinatario corretto.

Sarebbe la prima volta che, in Italia, vengono adottate delle misure di questo tipo in un sistema elettorale.

Per il momento dal Pd non trapelano ulteriori dettagli su come sarà possibile applicare il block chain alle schede elettorali. Riserbo assoluto, fino alla presentazione ufficiale di lunedì.

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10 novembre 2018
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