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Strategia energetica nazionale: addio al carbone e rivoluzione rinnovabili


ROMA – Il 28% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030 e la chiusura delle centrali a carbone nel 2025. Sono questi i principali obiettivi “ambiziosi ma perseguibili” contenuti nella Strategia Energetica Nazionale, presentata questa mattina a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e dal ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.

L’obiettivo che la Strategia energetica nazionale 2017 fissa per le fonti rinnovabili è di una quota del 28% sui consumi complessivi di energia da raggiungere al 2030. Ad oggi l’Italia ha raggiunto gli obiettivi sulle rinnovabili al 2020 con una penetrazione del 17,5% sui consumi complessivi al 2015 rispetto a un target europeo al 2020 del 17%.

L’obiettivo, precisano i documenti, da declinarsi in un 55% di rinnovabili elettriche al 2030 rispetto al 33,5% del 2015; un 30% di rinnovabili termiche al 2030 rispetto al 19,2% del 2015; un 21% di rinnovabili nei trasporti rispetto al 6,4% del 2015.

La Strategia energetica nazionale 2017 prevede inoltre una “accelerazione della chiusura della produzione elettrica degli impianti termoelettrici a carbone al 2025 da realizzarsi tramite un puntuale piano di interventi strutturali”.

GENTILONI: IN 10-15 ANNI ITALIA PIU’ SANA E COMPETITIVA

La Strategia energetica nazionale contiene “obiettivi ambiziosi sulle rinnovabili al 28% e al 55% nei consumi elettrici”, così come è ambizioso l’obiettivo per “carbone zero al 2025 nella produzione elettrica”. Misure che renderanno l’Italia “nei prossimi 10-15 anni grazie a questa Strategia un Paese piu sano e competitivo“. Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio, lo dice in conferenza stampa a palazzo Chigi.

Tutto questo “dobbiamo farlo coinvolgendo i cittadini e anche usando gli strumenti degli incentivi, confermati in legge di Bilancio e allargati come nel caso del verde privato”.

CALENDA: STOP CARBONE 2025 SOLO SE ENTI LOCALI COLLABORANO

Per uscire dal carbone al 2025 serviranno infrastrutture come elettrodotti o gasdotti, ma se gli enti locali bloccheranno queste opere sappiano che bloccano anche l’addio alla fonte inquinante. Questo quanto dice Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, presentando la Strategia energetica nazionale a Palazzo Chigi.

Se “vogliamo decidere che la produzione elettrica verrà decarbonizzata, voglio esser chiaro- dice Calenda- non possiamo fare queste scelte senza la consapevolezza delle conseguenze di questa scelta”. Quindi “abbiamo deciso accettare la sfida della cessazione della produzione elettrica con carbone al 2025, ma per fare questo occorrono le infrastrutture” che aiutano a sostituire la fonte nemica del clima, spiega il ministro, “e l’elenco lo condivideremo con la Conferenza unificata, lo recepireremo in un Dpcm perché non ci possiamo permettere di lavorare a un processo accelerato di uscita dal carbone e poi avere Regioni e Comuni che bloccano le opere”.

Questo programma “si può fare se c’è un forte coinvolgimento degli enti locali nelle infrastruttre, perché le infrastrututre sono parte integrante questa decisione”, avverte Calenda, “questo perché si sappia che quando un Comune blocca un elettrodotto o una Regione, a caso, blocca un gasdotto, non si mette a rischio solo quell’opera ma anche il processo di uscita dal carbone al 2025”. Il riferimento alla regione “a caso” che blocca un gasdotto in tutta evidenza richiama la vicenda dell’opposizione della Regione Puglia al gasdotto Tap.

GALLETTI: QUESTA SEN E’ PIANO ECO-SVILUPPO ECONOMICO PAESE

La Strategia energetica nazionale “è come fosse un piano per lo sviluppo economico del Paese, ma fondato su obiettivi ambientali“. Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, lo dice in conferenza a palazzo Chigi presentando la Sen, segnalando che “questi obiettivi sono quelli di Parigi del 2015” e il decreto interministeriale che la realizzerà “e’ un documento di programmazione, non di policy”.

Ciò detto, e alla luce di queste considerazioni, “ritengo che questa Sen sia il coronamento del lavoro fatto dal ministero dell’Ambiente in questi quattro anni”, spiega Galletti, infatti “è la prima volta che la parte ambientale entra in un documento che finora era solo economico” e “per la prima volta l’ambiente diventa un driver dello sviluppo”. Questo, quindi “unisce indissolubilmente le tematiche di crescita e quelle ambientali”, rivendica il ministro.

Però “la burocrazia rischia di bloccare la Sen“, conclude Galletti, e per evitarlo occorre un “processo decisionale semplice e snello”, e infatti oltre al “Dpcm che conterrà le infrastrutture strategiche, come ministero dell’Ambiente abbiamo semplificato la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via)”.

 

10 novembre 2017

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