Ambiente

Ecomafie, Marghera eco-colabrodo: 780 milioni sprecati

ROMA – Una bonifica del maggiore, o tra i maggiori, siti industriali italiani dove la chimica negli anni ha causato gravissimi impatti ambientali e sanitari. Un’impresa costata sinora circa 780 milioni che rischia però di essere inutile e addirittura dannosa, perché il contenimento dell’inquinamento chimico delle acque della laguna tramite ‘marginamento’ di 15 ‘macroisole’, aree circondate da barriere che fermino l’acqua inquinata, è un vero e proprio colabrodo.

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Sono stati infatti lasciati ampissimi varchi che l’acqua avvelenata la lasciano passare senza alcun problema. Insomma, il danno (economico ed ambientale) e la beffa, perché se le opere sinora realizzate, le ‘palizzate’ intorno alle aree da ripulire e le azioni per riuscirci, sono costate 780 milioni per il 94% del totale, per il restante 6% ne servirebbero altri 250 milioni.

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“La parte più costosa e complicata” delle opere non è stata realizzata, e “non a caso non le hanno fatte”, chiosa Alessandro Bratti, presidente della commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti e gli illeciti a esso connessi, la ‘Ecomafie’, che spiega tutta la vicenda in conferenza stampa alla Camera, annunciando il completamento della relazione sulla bonifica di Porto Marghera, oggi depositata. “La situazione desta molta preoccupazione”, avverte Bratti, “è una situazione di grande criticità” perché si registra “un problema ambientale molto grave” visto che, essendo le ‘macroisole’ ‘aperte’, non si riesce né a pompare fuori l’acqua inquinata né a impedire che questa venga rilasciata nella laguna. In tutto questo “non c’era nessun controllo sul Consorzio Venezia nuova”, segnala il presidente della Ecomafie, ente coinvolto nella realizzazione della bonifica e anche nelle inchieste sul Mose.

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10 novembre 2015
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